I nuovi modelli di crescita per le imprese e gli appalti verdi disegnano un futuro nel segno della sostenibilità in cui norme, politiche pubbliche e scelte economiche sono sempre più interdipendenti. Se ne è parlato oggi pomeriggio a Palazzo Tobia Pallavicino, in via Garibaldi 4, per il convegno sullo sviluppo sostenibile organizzato dall’Istituto di Economia Internazionale e dalla Camera di Commercio di Genova, a partire dall’ultimo libro di Lorenzo Cuocolo, docente ordinario di Diritto costituzionale comparato dell’Università di Genova, intitolato “Diritto dello sviluppo sostenibile” (Il Mulino). Un’indagine trasversale non solo ai diversi rami del diritto (costituzionale, dell’ambiente, del lavoro, amministrativo, dei contratti, internazionale) o alle svariate discipline economiche, ma dal perimetro in evoluzione: vi rientrano questioni legate all’economia circolare, alla protezione del territorio, alla regolazione della mobilità, allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, alla finanza, all’ alimentazione e all’energia, solo per citarne alcune.
Per affrontare le sfide globali contemporanee e per raggiungere target ambiziosi come quelli dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, o la Strategia europea per la Biodiversità, si impongono pertanto nuove forme di responsabilità pubblica e privata, come evidenziato nel corso degli interventi introduttivi del Presidente della Camera di Commercio Luigi Attanasio e del Direttore scientifico della rivista Economia internazionale/International Economics Giovanni Battista Pittaluga.
Il Segretario Generale della Camera Maurizio Caviglia, l’autore Lorenzo Cuocolo e il docente dell’Università di Pisa Tommaso Luzzati, moderati dal giornalista Mario Paternostro, hanno poi dato vita ad una discussione su un possibile modello di sviluppo capace di coniugare crescita economica, giustizia sociale e tutela dell’ambiente. Non si tratta semplicemente di continuare a produrre di più, ma di creare valore trasformando i principi della sostenibilità in regole, diritti e responsabilità: le imprese liguri hanno già superato la visione di breve periodo o individualistica, confermando l’impegno collettivo verso le generazioni future tramite un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente in cui il limite diventi un valore positivo. Non solo, occorre continuare a costruire un quadro legislativo omogeneo a livello comunitario e giuridicamente rilevante che sostenga la crescita delle micro, piccole e medie imprese dell’eurozona nei confronti degli altri Paesi concorrenti con una possibile revisione della classificazione dei parametri green e circolari.















