Ha aperto il Consiglio regionale con una dichiarazione letta, invece di andare a braccio. Così il presidente Marco Bucci è intervenuto sul caso del presunto dossieraggio del Secolo XIX in aula.
La vicenda è emersa nei giorni scorsi dopo la pubblicazione di alcuni articoli di Repubblica e Il Fatto Quotidiano che parlavano di report e dossier preparati dallo staff di comunicazione del governatore per analizzare e contestare articoli del giornale ritenuti non equilibrati dal punto di vista politico. Secondo la ricostruzione dei due quotidiani, questi documenti sarebbero stati utilizzati anche per segnalazioni all’editore del giornale. “Intervengo oggi per riferire con chiarezza e senso istituzionale su una vicenda che per come è stata raccontata, se fosse vera, cosa che non è, avrebbe toni molto gravi, il presunto monitoraggio nei confronti del secolo XIX. Lo dico con nettezza: questo caso non esiste”. Ha aperto il suo intervento Bucci.
Nel suo intervento Bucci difende il proprio operato e quello del suo staff. “Si è costruita una narrazione che attribuisce a me e allo staff e a Regione Liguria comportamenti scorretti o addirittura intimidatori – dichiara Bucci -. Nulla c’è di tutto questo. Non ci sono dossieraggi, non ci sono black list di giornalisti, nemmeno vademecum occulti o attività organizzata volta a condizionare l’informazione. Esiste un puro confronto, quotidiano, tra istituzioni e organi di informazione, un confronto in una democrazia matura. Un confronto che rientra nell’articolo 21 della costituzione, che tutela libertà stampa e diritto di ogni cittadino, anche del presidente, di esprimere il proprio pensiero e rappresentare osservazioni e critiche”.
Il governatore della Regione passa poi all'attacco. “Noi siamo la parte lesa di questa vicenda – afferma -. lo sono i cittadini liguri, la regione, lo staff e il presidente, noi siamo la parte lesa, quando si parla di dossieraggio si parla di attività oscura clandestina, un abuso di potere, un comportamento incompatibile con le istituzioni. Mai accaduto tutto questo. Il mio staff, come qualsiasi ufficio stampa, monitora ciò che viene pubblicato, segnala eventuali inesattezza, anche quando provengono da privati cittadini, che riferiscono. Questo non è reato, non è sopruso, ma normale esercizio di ruolo istituzionale".
Poi la parte più politica dell'intervento del presidente della Regione che ricostruisce in rapporti con il giornale. “Il punto politico è molto chiaro - sottolinea Bucci - se segnalare un articolo non equilibrato diventa dossieraggio, allora qualsiasi amministrazione di questo paese sarebbe colpevole. Con la direzione del Secolo XIX, per oltre un anno c'è stato un rapporto diretto, a parte le trenette arricchite al pesto che rappresentano una caduta di stile. Abbiamo discusso, ci siamo scambiati opinioni e critiche reciproche, anche alla presenza dell’editore. Sempre in modo trasparente, senza pressione indebita; è singolare che per mesi ci sia stato un confronto legittimo, persino sollecitato, scrivendomi ‘avvisami subito quando c’è qualcosa’, oggi reinterpretato come opaco a distanza di 4 mesi: non si può descrivere una realtà a posteriori”.
Sui documenti e messaggi Bucci spiega: “Non ci sono liste. È un caso mediatico creato apposta su presupposti che non trovano riscontro sui fatti. Dal nostro punto di vista non esiste modo di gestire la stampa. Io ho sempre avuto un carattere diretto, non sono diplomatico e non avrei avuto nessuna carriera in diplomazia, ma la franchezza non è intimidazione, la critica non è censura, il confronto non è pressione. In quest’aula spesso si criticano scelte giunta, a volte con toni duri, è democrazia. Allo stesso modo è legittimo che il Presidente della Regione porti critiche su articoli non equilibrati o comunichi commenti critici dai cittadini ma sempre nel rispetto dell’autonomia della stampa”.
Il presidente della Regione smentisce ogni attività che possa essere illecita e ricorda il lavoro della sua amministrazione. "Se fosse un'attività illecita, sarebbero emersi dati a riguardo, ma non c’è nulla di tutto questo. C’è invece la nostra amministrazione, che ha lavorato nell’interesse esclusivo della Liguria, non c'è nulla da nascondere. Politicamente oggi io voglio affermare una cosa semplice: non permetterò, e invito tutti a non permettere, che venga infangata l'immagine di Regione liguria e dei suoi cittadini: non permetteremo che ciò accada”.
“La libertà di stampa è un pilastro della democrazia – prosegue Bucci - così come lo è la critica. Lo è altrettanto la presunzione di correttezza delle istituzioni, fino a prova contraria. Il caso di cui discutiamo non è un caso, ma solo polemica e la politica deve distinguere tra polemica e realtà. Io continuerò a svolgere il mio ruolo con trasparenza, determinazione e rispetto regole. Chi ha responsabilità pubbliche, faccia altrettanto, evitando processi mediatici basati su presupposti che non esistono”.
Bucci chiude poi ricordando nuovamente la Costituzione. “Riprendendo l'articolo 21 della costituzione - chiude - tutti i cittadini hanno libertà di criticare nel rispetto leggi, idem il Presidente della Regione, potendo presentare anche le osservazioni dei suoi cittadini. Libertà vuol dire anche criticare, cosa che in quest’aula si fa spesso, a volte bene”.
LA MAGGIORANZA IN REGIONE
Foscolo: "Lega e maggioranza al fianco di Bucci. Salis non ha mai chiamato il direttore di un giornale?"
“Non c’è stato alcun ‘dossieraggio’. Sul conflitto del direttore del Secolo XIX con Regione Liguria, che è parte lesa, il presidente Marco Bucci non si faccia distrarre da polemiche costruite a tavolino. La Lega e la maggioranza sono al suo fianco oggi come ieri, quando ci siamo candidati con lui. Perché i liguri non giudicheranno dalle polemiche, ma dai risultati e dal proficuo lavoro che si sta portando avanti per la crescita del territorio. Sui risultati questa amministrazione non ha nulla da temere. Mi piacerebbe sapere dall’attuale sindaco di Genova, o sindaca come preferisce lei, se non abbia mai dovuto chiamare un direttore di un giornale per lamentarsi di qualche articolo. Un sindaco che, proprio ieri, ha fatto pesanti dichiarazioni contro il centrodestra sull’indipendenza degli organi di stampa. Facciamo chiarezza: questa è l’ennesima polemica costruita ad arte e cavalcata dalle sinistre per delegittimare chi governa. Noi, invece, siamo qui per lavorare e fare quello per cui i liguri ci hanno mandato qui, ossia governare e portare avanti progetti concreti per lo sviluppo territorio e ottenere dei risultati per migliorare il benessere dei liguri”. Lo ha dichiarato il capogruppo regionale della Lega Sara Foscolo.
Orgoglio Liguria: “Siamo di fronte ad brutto attacco alle istituzioni”
“Esprimiamo la piena solidarietà al Presidente Bucci, quello che si sta vedendo sui giornali negli ultimi giorni è deplorevole. Quando un giornale dichiara e pubblica che il presidente di una regione mente, ci troviamo di fronte ad vero e proprio attacco alle istituzioni. Un attacco che non ha motivo di esistere se non quella strumentale e che nasce da un comportamento legittimo. La critica, anche quando è dura o scomoda, è una parte fondamentale della democrazia ed è stata proprio questa l’essenza del rapporto tra il presidente Bucci e il direttore del SecoloXIX. Senza la possibilità di criticare giornali, media o posizioni editoriali, si rischia di creare una zona intoccabile che non giova a nessuno". Così ha commentato Marco Frascatore Capogruppo di Orgoglio Liguria in merito alle accuse mosse in questi giorni al presidente Bucci e al suo staff. Alla solidarietà si è aggiunto il collega Walter Sorriento: “Condivido pienamente ciò che il Presidente ha sottolineato in aula: la franchezza non è intimidazione, la critica non è censura e il confronto non è pressione,sempre nel rispetto delle leggi e delle parti. Non ritengo vi siano ulteriori elementi di discussione in quest’ aula: c'è un'amministrazione che opera con serietà nell'interesse della Liguria e che saprà tutelare la propria correttezza in ogni sede opportuna. Questa vicenda appare come un caso mediatico privo di reali contenuti costruttivi".
L'OPPOSIZIONE IN REGIONE
Orlando (Pd): "Bucci inadeguato"
"cosa è accaduto con gli altri mezzi di informazione?". "Oggi il presidente Bucci avrebbe potuto affrontare questo passaggio in modo diverso, interrompere questo stillicidio che espone l’amministrazione all’imbarazzo, con un’assunzione di responsabilità molto semplice, riconoscendo che c’è stata un’invasione di campo e che quell’invasione di campo che non doveva esserci. Per una ragione altrettanto semplice: il suo ruolo è far funzionare la rete ospedaliera pubblica, gestire in modo efficiente i rifiuti, sostenere le imprese, affrontare le crisi industriali. Non è suggerire titoli, indicare fotografie da pubblicare, orientare la comunicazione, valutare l’operato dei giornalisti o decidere quanto spazio concedere agli avversari politici. In tutte le democrazie liberali esiste una linea di confine tra il potere politico e l’informazione. Dal rispetto di quella linea dipende la possibilità per i cittadini di conoscere davvero i meccanismi del potere e formarsi un giudizio libero. I cittadini devono sapere come nascono le decisioni, come si costruiscono i provvedimenti e quali sono le loro conseguenze. E questo è il compito di una stampa libera. A questo punto è del tutto irrilevante stabilire se Bucci sia stato sollecitato a varcare quella linea o se abbia deciso autonomamente di farlo. Il problema politico è che quello sconfinamento c’è stato". Lo ha detto l'ex ministro della Giustizia e consigliere regionale ligure del Pd, Andrea Orlando, nel corso del consiglio regionale.
"Sconfinamento che non ha prodotto gli esiti che lei sperava - ha proseguito Orlando rivolto al presidente Bucci - perché fortunatamente esistono autonomia e indipendenza dell’informazione, ma il tentativo è evidente ed è documentato. Lei si è paragonato a un cittadino che scrive una lettera al direttore per lamentarsi di un articolo. Ma lei non è un cittadino qualunque: ricopre una funzione pubblica e ha un potere di regolazione su interessi che riguardano anche l’editore del giornale. Non è un caso che in alcuni scambi emerga perfino il tema della “cassa del porto”. È evidente che il suo non è il potere di pressione di un normale cittadino. Proprio per questo la misura, la continenza e il rispetto del ruolo sono condizioni essenziali per evitare qualsiasi forma di condizionamento dell’attività giornalistica".
"E allora la domanda politica è inevitabile: abbiamo visto cosa è accaduto nel rapporto con Il Secolo XIX. Ma cosa è accaduto con gli altri organi di informazione? Come possiamo escludere che lo stesso metodo - osserva l'ex ministro dem - sia stato utilizzato altrove? Quanti direttori sono stati contattati? Quanti giornalisti hanno ricevuto suggerimenti su cosa pubblicare, quali immagini usare, quali notizie enfatizzare o oscurare? Non stiamo facendo processi alle intenzioni, ma non abbiamo neppure elementi per escludere che questi comportamenti si siano ripetuti. C’è poi un altro punto, ancora più grave e circoscritto: l’utilizzo di uffici regionali e di risorse pubbliche per monitorare una campagna elettorale alla quale lei non era nemmeno candidato. Questo non può in alcun modo rientrare nelle finalità istituzionali. I cittadini pagano le tasse perché quelle risorse siano impiegate per funzioni pubbliche, non per attività di parte. La campagna elettorale del Comune di Genova non è una competenza della Regione. Lei governa per la sua maggioranza, ma anche per tutti gli altri cittadini, che hanno diritto a vedere le istituzioni utilizzate in modo corretto".















