Sembra ridimensionarsi la possibilità che il fondo americano Flacks Group possa acquisire l'intero gruppo ex Ilva, oggi Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria. Ieri scadeva il nuovo termine che i commissari di Ilva e di Acciaierie avevano fissato il 12 marzo, chiedendo al potenziale investitore statunitense di chiarire una serie di aspetti ritenuti fondamentali ai fini del prosieguo della trattativa, ovvero piano industriale, piano finanziario a supporto dell'operazione sull'ex Ilva, e occupazione. Flacks, che nei giorni scorsi aveva fornito su questi elementi risposte ritenute, secondo fonti vicine al dossier, non complete e inadeguate, a ieri non ha nuovamente fornito le delucidazioni e i chiarimenti attesi, ma ha chiesto un incontro ai commissari. Incontro che ora si valuterà se effettuare o meno.
Nella lettera del 12 marzo, si osserva, i commissari di Ilva e di Acciaierie hanno chiesto a Flacks Group le informazioni giudicate necessarie per dire definitivamente sì o no alla sua offerta. E queste informazioni ancora una volta non sono arrivate. Ma al di là di quanto accaduto negli ultimi giorni, è sostanzialmente da dicembre che le due amministrazioni straordinarie, a cui fanno capo la proprietà e la gestione degli impianti (Ilva la prima e Acciaierie la seconda), stanno chiedendo a Flacks di completare e puntualizzare la sua offerta, cosa che sinora è mancata.
Flacks ha proposto un euro per l'acquisto dell'intero asset ex Ilva (un prezzo meramente simbolico quindi), investimenti per circa 4 miliardi, 6 milioni di tonnellate di produzione e 8.500 occupati.
Numeri che nel loro insieme avevano già destato molte perplessità in una serie di osservatori qualificati ma anche nei sindacati metalmeccanici, da sempre critici sul fatto che Flacks potesse accollarsi la complessa partita dell'ex Ilva. E piano di sviluppo dell'azienda, garanzie finanziarie e ricerca di partner industriali che potessero affiancarlo, sono anche le condizioni poste dal Governo a proposito di Flacks. Quest'ultimo, sui partner, era anche in trattativa con il gruppo ucraino Metinvest e l'italiana Danieli, mentre con il gruppo Marcegaglia, già cliente dell'ex Ilva, stava negoziando la continuità delle forniture di acciaio da Taranto. Adesso che fare con Flacks è valutazione che spetterà ai commissari d'intesa con il Governo.
Per lunedì, intanto, è attesa l'offerta del gruppo indiano Jindal che ha avanzato una manifestazione di interesse. Quello di Jindal è un ritorno sulla scena dell'ex Ilva essendoci già stato mesi addietro e poi allontanatosi per puntare sulla tedesca Thyssen, operazione allo stato non effettuata. Lo schema delineato da Jindal nella manifestazione di interesse prevede i forni elettrici al posto degli altiforni a carbon coke (ma gli indiani non avrebbero ancora specificato quanti forni, cosa che dovrebbero fare nell'offerta), l'uso del preridotto e un'acciaieria.
Quest'ultima sarebbe nuova, poiché' nel momento in cui si passa dagli altiforni ai forni elettrici nell'ambito della decarbonizzazione della produzione siderurgica - elemento richiamato nell'ultimo bando di gara per la vendita della società -, anche l'acciaieria deve cambiare. Il preridotto costituisce la carica dei forni elettrici e il relativo impianto verrebbe alimentato con il gas attualmente disponibile senza bisogno di ricorrere a un rigassificatore o a una nave rigassificatrice. Il piano dei commissari della scorsa estate prevedeva tre forni elettrici a Taranto, un forno elettrico a Genova, e quattro impianti di preriduzione a Taranto, di cui uno a servizio di Genova, dove la vicinanza dello stabilimento all'aeroporto non permette per ragioni di sicurezza di installare un impianto per la preriduzione che e' alto circa 140 metri. Di preridotto, Jindal ne dispone già in Oman dove ha un'acciaieria e quindi un'importante parte della fornitura verrebbe proprio dall'Oman. Una settimana fa fonti vicine a Flacks hanno contestato la proposta di Jindal definendola per l'Italia un "suicidio industriale" visto che determinerebbe la perdita sino a circa 6mila posti di lavoro.














