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La musica che ci gira intorno | 21 marzo 2026, 08:00

La musica che ci gira intorno - Amarene, la dolcezza aspra di Irene Marchesano: "La mia musica nasce dal contrasto"

Da Genova a Torino, passando per la banda e il rock: il racconto del primo EP 'Psoriasi' dell'artista, tra tributi a Montale e la ricerca di un equilibrio solitario

La musica che ci gira intorno’ è il format de ‘La Voce di Genova’ dedicato alla scoperta e alla valorizzazione della scena musicale ligure, con un focus su artisti locali, eventi, nuovi talenti e le tradizioni sonore della nostra regione. Ogni settimana la musica sarà protagonista, in ogni sua forma e da ogni punto di vista. Qui troverai interviste agli artisti, le nuove uscite discografiche, gli appuntamenti per vedere concerti ed esibizioni live e spazio a chi, con la musica, ci lavora: dai produttori ai fonici, dai musicisti ai gestori di locali, teatri e spazi dove è possibile far sentire la propria voce.

Perché mi chiamo Amarene? Non solo perché fa rima con Irene”. Più di un’assonanza, un modo per restare e nascondersi allo stesso tempo. “Un mio amico mi ha suggerito questo nome perché ricordava il mio, Irene. All’inizio ero scettica, poi ho pensato che mi rappresentasse: l’amarena sembra una ciliegia, ma ha un gusto più aspro. E nelle mie canzoni c’è sempre un po’ questo contrasto”. Dentro quel contrasto tra dolcezza e disincanto, tra luce e ombra, si muove tutto il progetto di Irene Marchesano. Anche geograficamente: Genova resta il punto di partenza, Torino quello di approdo. In mezzo, un percorso fatto di deviazioni, pause e ritorni.

Ho iniziato da ragazzina nella banda di Pontedecimo, suonavo il flauto traverso. Ho fatto quattro anni di solfeggio, poi ho continuato ancora un po’, ma a un certo punto mi sono avvicinata al rock”. Da lì arrivano i primi gruppi, le prove, i concerti in città. “Avevo una band a Genova, cantavo in inglese, era più o meno il 2012. Poi, parallelamente, facevo la corista in un gruppo reggae, i Mats di Lander e Macadam Zena”.

Genova, insomma, c’è stata tutta. “Ci ho vissuto fino ai 23 anni: liceo, università, musica”. Poi il trasferimento a Torino e una fase di sospensione. È lì che Amarene prende davvero forma. “Dopo qualche anno ho iniziato a lavorare a questo progetto solista. Negli ultimi due anni ho scritto i brani dell’EP, che uscirà il 24 aprile”.

Sei tracce, anticipate dai singoli Universi paralleli e Quelli come noi. E proprio quest’ultimo brano allarga subito il discorso, portandolo su un piano più collettivo. ‘“Quelli come noi” parla di tutte quelle persone che, in un modo o nell’altro, imparano a contare su se stesse. Anche la solitudine, per quanto difficile, può diventare uno spazio di consapevolezza”. Una solitudine che non è solo mancanza, ma anche esercizio. “Non è sempre facile stare da soli, anzi. Però può insegnarti molto: a capire chi sei, a trovare un equilibrio anche senza appoggi esterni”. Il ritratto è quello di una generazione intera, anche se lei lo dice senza enfasi: “Forse sì, può essere letta come una canzone generazionale”.

E poi c’è Genova, che torna in modo più esplicito in altri brani dell’EP. “Mi sento genovese, assolutamente. Anche se vivo a Torino, è una parte di me che resta”. In Meriggiare, titolo che richiama apertamente Montale, il legame con la Liguria diventa centrale. “È una sorta di tributo. Il mare, la Liguria, ti insegnano a rallentare. In un mondo che ti vuole sempre performante, ricordarti di fermarti è fondamentale”. Il mare, più che un luogo, diventa così una mancanza. “È la cosa che mi pesa di più vivendo a Torino. Appena posso, torno”.

L’EP, però, non si limita a raccontare paesaggi. Il titolo stesso sposta tutto su un piano più intimo, quasi spiazzante: Psoriasi. “È una cosa molto personale. Ne soffro da sempre, ma negli ultimi anni mi ha colpito soprattutto le mani. Non riuscivo a trovare una cura, e questo mi ha portato a riflettere. Ho capito che, almeno in parte, è una malattia psicosomatica. In quel periodo avevo anche messo da parte la musica. Riprenderla è stato importante, mi ha aiutato davvero. Per questo ho scelto questo titolo: perché racconta un processo, non solo un problema. Le mie canzoni nascono sempre da emozioni e immagini molto personali: è questo il modo che ho trovato per dare loro una forma”.

Anche le influenze si muovono su più piani, senza mai diventare imitazione dichiarata: “Ascolto tantissima musica estera, sono una grande fan dei Florence + The Machine. Poi sono cresciuta con i dischi dei Beatles, di Lucio Battisti, dei Pink Floyd. Sul versante italiano, “mi piace molto la scrittura di Colapesce e Dimartino”, mentre sul piano più personale emerge anche la poesia. “Mi affascina molto, anche per questo nei testi uso spesso immagini più simboliche”.

Il risultato è una scrittura che non cerca scorciatoie, ma costruisce atmosfere, lasciando spazio all’ambiguità.

Registrato tra Genova, nello studio di Fulvio Masini, e il Piemonte, l’EP uscirà in digitale per l’etichetta indipendente Mosho. E avrà subito una dimensione live: “Il 24 aprile sarò in Puglia per la prima data, poi il 2 maggio a Genova, al Trinità. Sarà bello portare questi brani proprio lì”. 

Chiara Orsetti e Isabella Rizzitano

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