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Politica | 25 marzo 2026, 15:27

USB, servizi educativi estivi nel mirino: “Basta lavoratori di serie A e serie B”

Attacco al Comune di Genova sugli incentivi: “Servono diritti e internalizzazione, non misure tampone”

USB, servizi educativi estivi nel mirino: “Basta lavoratori di serie A e serie B”

Scoppia la polemica sul servizio educativo estivo nel capoluogo ligure. A sollevarla è l’USB, che critica duramente la scelta del Comune di destinare incentivi economici per coprire le attività estive senza intervenire, secondo il sindacato, sulle criticità strutturali del settore.

“Apprendiamo con rabbia questa decisione”, denunciano, sottolineando come le risorse vengano reperite “dal fondo delle lavoratrici e dei lavoratori”, con il risultato di aumentare ritmi e carichi senza migliorare condizioni, diritti e tutele.

Nel mirino finiscono soprattutto le disparità tra personale pubblico e lavoratori delle cooperative. Per questi ultimi, spiegano, il servizio estivo non rappresenta un’opportunità aggiuntiva ma “una necessità vitale”, essendo spesso l’unica fonte di reddito nei mesi in cui le attività ordinarie si fermano.

La situazione descritta è critica: mancanza di certezze, scarsa programmazione, orari poco chiari e condizioni lavorative giudicate “lontane dalla dignità”, fino all’assenza – in alcuni casi – persino di un pasto durante la giornata lavorativa.

Secondo USB, si tratta di una precisa scelta politica che crea una frattura netta all’interno dello stesso settore: “Stesso lavoro, stessi bambini, stessi spazi. Diritti completamente diversi”.

Il sindacato punta il dito anche contro gli effetti di questa disparità, ritenuta dannosa per l’intero comparto educativo: divisioni tra lavoratori, clima di sfiducia e indebolimento della capacità di rivendicare diritti comuni. “Un sistema così – evidenziano – non può garantire la qualità che bambini e famiglie meritano”.

Da qui la richiesta, ribadita con forza: internalizzazione immediata del personale delle cooperative, stop agli appalti al ribasso e superamento della precarietà.

“Dividere i lavoratori è una scelta e fa male a tutti – concludono –. L’unità tra pubblico e privato è l’unica strada possibile”.

Redazione


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