Ogni domenica 'La Voce di Genova', grazie alla rubrica ‘Gen Z - Il mondo dei giovani’, offre uno sguardo sul mondo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. L'autrice è Martina Colladon, laureata in Scienze della Comunicazione, che cercherà, settimana dopo settimana, di raccontare le mode, le difficoltà, le speranze e i progetti di chi è nato a cavallo del nuovo millennio.
La scorsa settimana Genova si è accesa in un modo diverso dal solito. Un grande dj set organizzato in pieno centro ha portato in città circa ventimila persone tra giovani, adulti e curiosi. Un evento che ha sorpreso molti, soprattutto perché non è così comune vedere una partecipazione di questo tipo nel cuore della città. Musica, gente, movimento: per qualche ora Genova ha mostrato un volto più dinamico, quasi inaspettato.
Ed è proprio da qui che nasce una domanda che molti giovani si stanno facendo: Genova ha bisogno di altro?
La risposta, almeno a giudicare dalle reazioni, sembra essere sì. Perché se da un lato eventi come questo vengono accolti con entusiasmo, dall’altro le lamentele non si sono fatte attendere. Genova resta una città con un’età media molto alta, spesso percepita come lenta, con poche opportunità di svago soprattutto per i più giovani. Un singolo evento, per quanto partecipato, non basta a cambiare questa sensazione.
Eppure è importante dirlo: gli eventi a Genova non mancano. Durante l’anno la città propone tante piccole chicche, tra fiere, mercatini, mostre ed eventi gastronomici che cercano di animare le piazze e le strade. Dai mercatini internazionali con stand da diverse parti d’Europa, alla Fiera di Primavera, passando per lo Streeat Food Truck Festival in piazza della Vittoria, fino a eventi culturali, mostre nei musei, iniziative locali nei quartieri e sagre che coinvolgono diverse zone della città. Senza dimenticare festival, piccoli concerti e appuntamenti che, nel loro, provano a creare movimento.
Il punto, però, è che raramente questi eventi riescono davvero a coinvolgere tutta la città. A parte il dj set della scorsa settimana, una partecipazione così ampia si era vista solo in occasione dell’apertura del Waterfront di Levante. Ed è quasi sorprendente, se non un po’ imbarazzante, pensare che servano eventi così “eccezionali” per vedere Genova davvero piena e viva.
Il punto, quindi, è un altro. Forse queste iniziative, per quanto apprezzate, non sono abbastanza o non riescono a coinvolgere davvero tutti, soprattutto i più giovani. In parte perché spesso sono eventi che si ripetono nel tempo e che quindi non sorprendono più, in parte perché i giovani tendono a notare solo ciò che li interessa davvero, lasciando il resto sullo sfondo. E così nasce quella sensazione diffusa che “non ci sia niente da fare”, anche quando in realtà qualcosa c’è.
Quello che forse si cerca è qualcosa di diverso. Non solo eventi, ma esperienze che rompano la routine, che facciano vivere la città in modo nuovo, che diano davvero la sensazione di staccare dalla quotidianità. Il dj set ha funzionato anche per questo, perché ha portato qualcosa di meno abituale, qualcosa che ha attirato attenzione e partecipazione.
Accanto a questo, però, restano alcune criticità che molti continuano a sottolineare. Una su tutte è la sicurezza. Sempre più persone raccontano di non sentirsi tranquille a tornare a casa la sera, soprattutto in alcune zone della città. Se prima questa paura riguardava principalmente le donne, oggi coinvolge anche molti ragazzi. Il timore di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato è diventato più diffuso e questo inevitabilmente limita la voglia di vivere la città, soprattutto nelle ore serali.
C’è poi il tema della continuità. Eventi come questo funzionano, ma restano episodi isolati. Quello che molti chiedono è una programmazione più costante, qualcosa che non sia legato solo a singole occasioni, ma che accompagni la città nel tempo. Non per forza grandi eventi ogni settimana, ma iniziative più frequenti e distribuite, capaci di coinvolgere pubblici diversi.
Un altro aspetto riguarda la varietà. Non tutti cercano la stessa cosa. C’è chi ama la musica e gli eventi affollati, ma c’è anche chi vorrebbe più spazi culturali, attività artistiche, momenti di aggregazione più piccoli ma più frequenti. E soprattutto eventi pensati anche per i più giovani, non solo per un pubblico adulto.
Infine, c’è una questione più pratica ma fondamentale: vivere la città significa anche potersi muovere facilmente. I trasporti, soprattutto la sera, non sempre sono adeguati a sostenere eventi di questo tipo. Orari limitati, difficoltà negli spostamenti, collegamenti non sempre efficienti: sono tutti elementi che incidono sulla partecipazione e sull’esperienza complessiva.
Il dj set della scorsa settimana ha dimostrato una cosa chiara: la risposta delle persone c’è. Ventimila presenze non sono poche e raccontano una città che, quando stimolata, partecipa. C’è voglia di uscire, di vivere gli spazi, di sentirsi parte di qualcosa.
Ma forse il punto è proprio questo. Genova non è una città senza eventi, ma è una città che deve ancora trovare il modo di rinnovarsi davvero agli occhi di chi la vive ogni giorno. Tra ciò che già esiste e ciò che si vorrebbe, resta uno spazio da colmare. E la domanda rimane aperta: non se Genova abbia eventi, ma se siano davvero quelli che i suoi cittadini, soprattutto i più giovani, stanno cercando.














