È Lucia Del Mastro, direttrice della Clinica di Oncologia medica all’Ospedale San Martino e coordinatrice della breast unit del policlinico, la seconda ospite del vodcast di Regione Liguria “La Voce delle Donne”. Il progetto, lanciato in occasione della Giornata Internazionale della Donna, nasce per dare spazio a storie, esperienze e testimonianze di donne che ogni giorno lasciano un segno concreto sul territorio ligure.
Del Mastro, campana di nascita ma ligure d’adozione, è tra le più autorevoli oncologhe italiane e rappresenta un punto di riferimento nella ricerca e nella cura del tumore al seno. Alla pratica clinica affianca un’intensa attività di ricerca avanzata, con ricadute significative sia nella medicina quotidiana sia nelle linee guida internazionali, e l’impegno accademico come professoressa ordinaria di Oncologia presso l’Università di Genova.
“Abbiamo scelto Lucia Del Mastro per una ragione precisa – spiega la vicepresidente e assessora alle Pari Opportunità di Regione Liguria, Simona Ferro –. Pur non essendo ligure di nascita, ha saputo intrecciare profondamente il proprio percorso umano e professionale con il nostro territorio. È un punto di riferimento per migliaia di pazienti e il suo impegno, anche nella ricerca e nell’ambito accademico, rappresenta perfettamente ciò che vogliamo raccontare con questo vodcast: la capacità di creare valore per la comunità ligure. Abbiamo voluto raccontare, in particolare, uno degli studi più innovativi e significativi da lei guidati, quello che oggi consente a molte donne colpite da tumore al seno di preservare la propria fertilità nonostante il difficile percorso terapeutico”.
“Già oltre venticinque anni fa abbiamo iniziato a lavorare per preservare la fertilità delle giovani donne con tumore della mammella sottoposte a cure oncologiche. – racconta nel podcast Lucia Del Mastro –. Siamo stati i primi al mondo, all’epoca l’attenzione era rivolta esclusivamente alla guarigione, senza considerare l’impatto delle terapie sulla possibilità di avere figli. Il protocollo che abbiamo sviluppato, oggi adottato a livello internazionale e basato su un trattamento farmacologico gratuito per le pazienti, consente a molte donne di tornare da noi, dopo le cure, tenendo per mano il proprio bambino. È un momento sempre profondamente emozionante, che ripaga ogni sforzo. Non a caso molte di queste bambine si chiamano Vittoria: un nome che racchiude il senso più autentico di questo percorso, la vittoria della vita sulla malattia”.














