La Procura di Genova impugnerà la sentenza con cui la Corte d’Assise, lo scorso 15 gennaio, ha condannato a 24 anni Anna Lucia Cecere per l’omicidio di Nada Cella, la segretaria uccisa il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco, a Chiavari.
La pubblico ministero Gabriella Dotto, che nel corso del processo aveva chiesto la condanna all’ergastolo per Cecere, presenterà ricorso in appello contestando in particolare il mancato riconoscimento dell’aggravante della crudeltà. I giudici avevano invece riconosciuto l’aggravante dei futili motivi.
Nelle motivazioni della sentenza, depositate nelle scorse settimane, la Corte aveva descritto l’aggressione come un’azione segnata da un “irrefrenabile odio personale”, ritenendo però il delitto compatibile con un gesto d’impeto e non con una condotta aggravata dalla crudeltà.
L’appello della Procura riguarderà anche Marco Soracco, condannato a due anni per favoreggiamento personale. Secondo l’accusa, la Corte avrebbe accolto solo in parte le contestazioni formulate nei confronti del commercialista, assolvendo l’imputato da un ulteriore episodio di favoreggiamento con la formula “il fatto non sussiste”.
Per Soracco resta inoltre aperto un altro procedimento, quello relativo alle presunte false dichiarazioni rese al pubblico ministero. In questo caso non è ancora stata fissata l’udienza.
Anche le difese di Anna Lucia Cecere e Marco Soracco sarebbero orientate a presentare ricorso contro la sentenza di primo grado davanti alla Corte d’Appello. Non è stata invece ancora resa nota la decisione degli avvocati delle parti civili che assistono la famiglia di Nada Cella.














