Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica 'Buone Azioni', vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere chi fa la differenza e capire come ciascuno può contribuire, anche con un piccolo gesto.
Ogni martedì e giovedì, dalle tre alle sette, studenti delle superiori di ogni tipo e provenienza si recano nei locali della parrocchia di Sturla e trovano qualcuno disposto ad aiutarli, in forma gratuita, e senza condizioni. “Portofranco è un luogo libero”, spiega Marina Guariniello, la responsabile dell’associazione. “Nasce a Milano venticinque anni fa, da un'intuizione di don Giorgio Pontigia, Rettore del Sacro Cuore, che si rese conto di un bisogno fondamentale dei ragazzi: essere aiutati nello studio. La sua idea era quella di aiutare i ragazzi concretamente, in quello di cui hanno davvero bisogno”.
Portofranco è oggi una fondazione presente in più di cinquanta città italiane. Quella genovese fa capo all'associazione ‘Imprevedibile Istante’, attiva da quindici anni nel volontariato educativo, che due anni fa ha aderito alla rete nazionale in modo formale e strutturato. Il progetto prevede la modalità one to one: ogni ragazzo iscritto, prioritariamente degli istituti superiori, può prenotare attraverso un'app la propria lezione, scegliendo orario, giorno e insegnante. “Questa è la vera prerogativa di Portofranco: un appuntamento garantito, con una persona che è lì apposta per te”.
L'iscrizione prevede un colloquio conoscitivo con i genitori, durante il quale si stabilisce di cosa il ragazzo ha bisogno e si prende un impegno preciso: non saltare le lezioni prenotate. “Se uno si assenta due o tre volte senza avvisare, viene richiamato. Il volontario è venuto apposta per lui, e questo responsabilizza i ragazzi in modo molto naturale”. Il luogo è aperto anche a chi semplicemente vuole studiare da solo, senza prenotare nulla. “Non sono mai soli, c’è sempre un adulto disponibile, una presenza, qualcuno che può sovrintendere senza invadere”.
Forse il dato più sorprendente di Portofranco Genova è quello dei volontari: quarantacinque persone, di età compresa tra i venti e gli ottant'anni circa. Insegnanti in servizio, professori in pensione, docenti universitari, studenti del quinto anno che potrebbero tranquillamente fare ripetizioni a pagamento, professionisti come ingegneri che mettono a disposizione le loro competenze. Tutti gratuiti, tutti liberi di scegliere quante ore dedicare e con quale frequenza. “Noi stessi ci siamo stupiti, soprattutto del numero dei volontari. I ragazzi, se facessimo più pubblicità, probabilmente sarebbero anche di più. Ma i volontari non li immaginavamo così tanti”.

Periodicamente l'associazione organizza momenti di incontro per chi presta servizio: a fine anno arriverà uno dei fondatori del progetto milanese per dialogare con il gruppo sui risultati, sulle difficoltà, sulle prospettive. “È molto interessante, ed è molto bello questo scambio intergenerazionale”.
“Da noi arrivano ragazzi di tutti i tipi - spiega ancora Guariniello - del liceo, degli istituti tecnici, di ogni scuola. Ci sono ragazzi di seconda o terza generazione di immigrati che magari vivono in tanti in un appartamento coi cugini e non hanno uno spazio fisico né umano per studiare. C'è una ragazza arrivata dall'Ucraina, bravissima, con una preparazione scolastica stupenda. Ci sono studenti del King, del Doria, del Montale. Sono tutti ragazzi che vogliono studiare, che hanno l'idea di andare all'università, che cercano qualcuno con cui farcela”.
Le materie più richieste sono la atematica, le discipline scientifiche, il latino, e a volte l'inglese. “A volte arrivano con un'emergenza di fine anno. Proprio ieri ero con una ragazzina che aveva da recuperare duemila cose di latino tutte insieme. Ho detto: è impensabile. E allora si prova a sminuzzarle, a spiegarle passo per passo. E poi vengono a raccontarti tutti entusiasti che hanno preso otto, che hanno preso nove”.
Il passaparola che ha fatto crescere Portofranco arriva anche da genitori, da assistenti sociali e da alcuni insegnanti che segnalano la realtà ai propri alunni. Marina Guariniello ha insegnato per trent'anni al King, e i rapporti con il mondo della scuola genovese sono solidi. “Qualche insegnante del Montale ha portato lui stesso i suoi alunni a visitare la sede. I genitori ci affidano i ragazzi con grande fiducia, e questo è stupendo, perché spesso sono ragazzi che non riescono a recuperare in altro modo e lì invece, in qualche modo, rinascono”.
Al di là delle materie e dei voti, la responsabile descrive qualcosa di più profondo che emerge dall'esperienza quotidiana con i ragazzi. “I giovani di oggi hanno tantissimo bisogno di essere guardati e di parlare. Fanno fatica a mettersi insieme, fanno fatica ad avere rapporti veri”. Il motto di Portofranco, mutuato dalla tradizione educativa che lo ha generato, dice tutto: i ragazzi non sono basi da riempire, ma fuochi da accendere. “Ci sono anche ragazzi che vengono quando non ha strettamente bisogno di ripetizioni, semplicemente perché quel luogo gli piace, perché si sente accolto”.
Una delle domande che i ragazzi fanno più spesso ai volontari è diretta, quasi ingenua: perché lo fate gratis? “Quando ho chiesto a certi studenti universitari il motivo per cui vengono, mi hanno risposto: perché a noi fa piacere dare il nostro tempo per una cosa buona. I ragazzi vedono questa gratuità. Poi ne faranno quello che vogliono, ma la vedono”.

Alla fine anno scolastico l'associazione organizza un seminario residenziale di quattro giorni per i maturandi, ospitato dal seminario maggiore: i ragazzi dormono e mangiano lì, spendono pochissimo e lavorano intensivamente con i docenti su tutti gli elementi della nuova maturità.
L'attività ordinaria chiude il 9 giugno, ma l'estate non è un vuoto. “Alcune ragazzine mi hanno detto: "Ma come facciamo senza di voi tutta l'estate?" Gli ho risposto: qualcosa troveremo, dei modi per incontrarci, per vederci. Ed è vero, perché per certi ragazzi, senza tante possibilità, un'estate è lunga”.
Quanto alle risorse, se ce ne fossero di più? "Si potrebbero accogliere più ragazzi, aprire un terzo pomeriggio: ce n'è realmente bisogno. Si potrebbero organizzare convivenze, momenti conviviali, altre esperienze. E sarebbe utile avere qualcuno in più in segreteria”. Qui Guariniello vuole nominare esplicitamente Luca Chiusana e Cinzia Turci, i due segretari dell'associazione: “Senza di loro non sarebbe possibile fare questo lavoro. A Cinzia in particolare bisognerebbe fare un monumento, sta dall'apertura alla chiusura, gestisce le iscrizioni, mette in contatto volontari e ragazzi, compila i moduli. È un lavoro enorme”.
Da settembre, con ogni probabilità, ci sarà anche una nuova sede più ampia in via Archimede, mantenendo uno sportello a Sturla per i rapporti già costruiti con le scuole del quartiere. “La Parrocchia ci ha ospitato gratuitamente fin dall’inizio, e saremo sempre riconoscenti”. I dettagli sono ancora da definire, ma l’obiettivo è crescere, senza perdere lo spirito del porto franco. Quello in cui si entra liberamente, e si trova qualcuno ad aspettarti.

















