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Buone Azioni | 26 maggio 2026, 08:00

Buone Azioni - Terapie gratuite e supporto ai malati oncologici, l'impegno quotidiano dell'Associazione Antonio Lanza

Nata dall'amicizia tra due giovani velisti, oggi offre yoga, supporto psicologico e terapie integrate per aiutare i pazienti oncologici a non arrendersi

Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica 'Buone Azioni', vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere chi fa la differenza e capire come ciascuno può contribuire, anche con un piccolo gesto.

L'Associazione Antonio Lanza - Ente Filantropico E.T.S. prende vita ufficialmente nel 1989, ma la sua storia nasce nelle acque delle regate europee, dove è nata l'amicizia tra due giovani velisti. Quando uno dei due scompare prematuramente, l'altro fa una promessa solenne a sua madre in punto di morte: portare avanti il sogno del figlio. Quel legame si trasforma così in una missione di vita, fatta di cicli di yoga terapeutico, regate solidali e composizioni floreali, per restituire forza e dignità a chi affronta una malattia oncologica o ematologica.

"Antonio Lanza era un mio amico di vela - racconta Enrico Ciferri, chirurgo oncologo, Dirigente Medico presso l'Ospedale Galliera di Genova e oggi presidente dell'associazione -. Giravamo l'Europa insieme, sempre avversari in acqua, ma compagni di viaggio. Per risparmiare facevamo i carrelli doppi: la sua macchina, la mia barca. Spesso guidava sua madre, che non era molto abile alla guida, la quarta gliela mettevo io, che ero piccolo e stavo sul sedile dietro. Mio padre aveva un bel coraggio a prestarci la macchina".

È un'amicizia che coinvolge tutta la famiglia Lanza: la madre Anna, i compagni di regata, la giovinezza condivisa tra porti e traversate europee. Un'amicizia spensierata che si interrompe bruscamente tra il 1986 e il 1987.

"Antonio si ammalò di aplasia midollare mentre era militare-  ricorda Ciferri -. Stava ancora studiando legge, si stava laureando. A Porto Ercole, durante le regate con l'aeronautica, si sentì male, e così lo portarono immediatamente a Genova". Seguirono quasi due anni di tentativi, con i primi trapianti di midollo osseo erano ancora procedure pionieristiche, cariche di incognite. Il fratellastro di Antonio donò il midollo, poi anche il padre, ma nessuno dei trapianti attecchì. Ciferri era ancora studente di medicina, lavorava come volontario nella divisione di chirurgia in cui si sarebbe poi laureato. Fece di tutto per aiutare l'amico. "L'ultima volta che l'ho visto era in camera sterile, due giorni prima che morisse".  Antonio Lanza si spense a 27 anni, lasciando sua madre Anna in pieno sconforto. 

Dal dolore di Anna Trucco Lanza nacque, nel 1989, un impegno che avrebbe riempito il resto della sua vita: dare aiuto e dignità ai malati emato-oncologici, cioè a quanti combattono contro le malattie tumorali del sangue, le stesse che avevano ucciso Antonio. Ciferri fu tra i soci fondatori. Poi, nel tempo, i percorsi si separarono. Fino a quando, circa dieci anni fa, Anna lo richiamò. "Ho capito subito perché mi aveva cercato: sapeva che prima o poi non ci sarebbe stata più, e voleva qualcuno di cui fidarsi per portare avanti l'associazione. Qualcuno che fosse un amico. È la promessa che mi ha fatto fare in punto di morte: 'Non ti preoccupare, Anna, ci penso io'. E così siamo andato avanti".

Non è diventato subito presidente: prima è entrato nel consiglio direttivo, poi è subentrata la Dott.ssa Vitini nella presidenza, e infine, quattro anni fa, ha assunto lui la guida dell'associazione, riorganizzandola profondamente nel rispetto del testamento morale della fondatrice.

L'Associazione Lanza è stata tra le prime realtà italiane a credere nella medicina integrata applicata all'oncologia. Per quindici anni ha coordinato, in convenzione con l'ASL 3 Genovese, il Centro di Medicina Integrata 'Antonio Lanza' presso l'Ospedale Gallino di Pontedecimo, una sede storica, con il nome di Antonio inciso all'ingresso.

"La medicina ufficiale cura il corpo, la medicina integrata cura la testa, lo spirito, l'animo. Io, come oncologo, ho sempre visto che chi aveva un atteggiamento positivo verso la malattia poteva anche guarire. L'importanza della mente, della riflessione, dell'elaborazione interiore è enorme. E la medicina integrata dà una mano proprio su questo fronte".

Le attività offerte ai pazienti spaziano dallo yoga terapeutico e dalla mindfulness alla musicoterapia e allo shiatsu, dal Jin Shin Jyutsu, antico sistema giapponese di autoguarigione, a percorsi di estetica oncologica come 'Piacersi', pensato per aiutare le persone a ritrovare un rapporto sereno con il proprio corpo durante e dopo le cure. Tutto questo, per i pazienti, è completamente gratuito.

La sede storica di Pontedecimo, tuttavia, ha dovuto essere abbandonata. I contributi pubblici coprivano soltanto un ciclo di terapia per paziente, quando invece un percorso efficace ne richiede una decina: il resto ricadeva interamente sull'associazione, che rischiò il fallimento.

"Ci ha addolorato molto lasciare quella sede, ma era necessario per sopravvivere".  Dal 2024 le attività si svolgono presso in via Innocenzo Frugoni 15/2, due volte alla settimana. A dirigere il centro è la Dott.ssa Vidili, ex medico dell'IST con una lunga esperienza in ambito oncologico, che coordina le attività a titolo volontario.

"E' un lavoro enorme, lo fa con uno spirito e un entusiasmo ammirevoli in tutti i sensi. Devo innanzitutto ringraziarla, perché dà un contributo fondamentale all'associazione". Attualmente sono una quindicina i pazienti che partecipano regolarmente alle attività, con la possibilità di raddoppiare i posti se le donazioni lo consentissero. A Pontedecimo, nei momenti di massima attività, si arrivava a 150 pazienti che si alternavano nell'arco dell'intera settimana.

L'associazione non riceve finanziamenti pubblici. Le uniche entrate sono il 5x1000 e le donazioni private. I professionisti che erogano i servizi, come insegnanti di yoga, musicoterapeuti, operatori shiatsu, vengono regolarmente retribuiti dall'associazione, affinché il servizio resti gratuito per il paziente. Il lavoro organizzativo e direttivo è invece interamente volontario.

"Tutti noi non prendiamo nessun compenso: qualsiasi aiuto che riceviamo viene reinvestito nell'associazione".  Per raccogliere fondi e sensibilizzare l'opinione pubblica, l'associazione organizza diverse iniziative, ciascuna con una propria identità.

Il Trofeo Lanza Challenge è il modo più diretto per onorare la memoria di Antonio. Si tratta di un trofeo velico assegnato durante la manifestazione Millevele Iren, in collaborazione con lo Yacht Club Italiano, per la classe J/70. Ripristinato dopo una pausa di vent'anni, nel 2025 i vincitori sono stati premiati durante la cerimonia al Salone Nautico il 21 settembre. La prossima edizione è prevista per il 12 settembre 2026. "È il ricordo dell'aspetto velico di Antonio, un trofeo challenge: ogni anno il nome del vincitore viene inciso sulla targhetta".

Sul fronte culturale, Ciferri porta in giro per la Liguria una conferenza sul 'Tesoro di San Quirico', un tesoro di monete d'oro poco noto al grande pubblico, oggetto del suo libro omonimo. La presentazione è occasione per parlare dell'associazione e sollecitare il 5x1000. "Non mi interessa tanto propagandare il mio libro: quello che conta è portare avanti il nome dell'associazione". L'edizione del 21 maggio 2025 si è svolta nel Salone Municipale di Genova Voltri; nel 2024 Ciferri aveva partecipato al Festival delle Scienze con la stessa conferenza.

C'è infine il gruppo 'Flora': un'associazione di amiche di Anna Trucco Lanza, abilissime nella floricoltura e nelle composizioni floreali, un'arte in cui la signora Lanza aveva raggiunto riconoscimenti internazionali. Queste donne organizzano incontri, laboratori aperti anche ai pazienti e serate di raccolta fondi. "Fanno composizioni bellissime, e lo fanno gratuitamente, con grande generosità".

"La più grande gratificazione, sia come medico che come volontario, è il riconoscimento che ti danno i pazienti - conclude Ciferrri -. C'è gente che ci è affezionata come si è affezionati a un parente. È normale che si instauri un rapporto del genere, soprattutto con i malati oncologici. A Pontedecimo, per esempio, oltre alla chirurgia facevo anche le chemioterapie: si crea un rapporto diretto, profondo. E quando purtroppo il cinquanta per cento di loro se ne va, lascia un vuoto incolmabile". Non sempre il percorso è lineare: "Ho incontrato anche pazienti che si sono lasciati andare, che ce l'avevano col mondo intero. È una reazione possibile, e ti disorienta, ti disarma. Ma quando riesci a instaurare un rapporto vero, quando arrivi a quella che si chiama la "buona morte", una morte vissuta in pace con se stessi, con i propri cari, con noi, allora sai che il tuo lavoro ha avuto senso. Quello è l'obiettivo principale: la qualità della vita, fino in fondo".

Chiara Orsetti

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