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Buone Azioni | 23 giugno 2026, 08:00

Buone Azioni - Il sapore della libertà a Santa Margherita Ligure: la vacanza autogestita che racconta i 55 anni di UILDM Genova

La presidente Ornella Occhiuto ripercorre la storia della sezione genovese partendo dal momento più atteso dell'anno, simbolo di una vita senza barriere: "Non basta più parlare di inclusione: bisogna costruire a monte qualcosa che sia per tutti"

Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica 'Buone Azioni', vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere chi fa la differenza e capire come ciascuno può contribuire, anche con un piccolo gesto.
 

Un ostello a Santa Margherita Ligure e una cucina in fermento dove, con turni condivisi, si preparano pranzi e cene. Questa è la vacanza estiva della UILDM Genova (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), un’esperienza di due settimane che sa di libertà e di autonomia: "Prendiamo un ostello e lo gestiamo noi, dalle cucine alle attività - racconta  la Presidente Ornella Occhiuto -. Partecipano volontari da tutta Italia, dalla Puglia al Piemonte, da Napoli a Torino. È un momento di divertimento e, soprattutto, di contaminazione totale".

La giornata trascorre tra gite in barca nel Golfo del Tigullio e giornate sulla spiaggia accessibile "Mare per tutti", in cui la vacanza diventa il laboratorio vivente della missione associativa. "Lì si vede la bellezza dell’organizzazione comune: le persone con disabilità e i volontari fanno tutto insieme - spiega Occhiuto -. È un’esperienza di autodeterminazione dove ognuno è libero di fare ciò che desidera".

Questa libertà, che oggi sembra naturale, è il frutto di tante lotte iniziate ben 55 anni fa, quando la sezione genovese fu fondata. Allora il panorama per chi soffriva di patologie neuromuscolari era desolante. "L'associazione è nata perché familiari, medici e amici hanno deciso di unirsi per fare fronte comune contro i problemi che queste patologie comportano". Nel corso del tempo, UILDM Genova è diventata un punto di riferimento storico con sede alla Foce, evolvendosi da piccola associazione di familiari a una struttura complessa che oggi conta circa 290 soci e garantisce migliaia di prestazioni riabilitative all'anno.

L'indipendenza sperimentata a Santa Margherita trova la sua applicazione quotidiana nella Casa Famiglia di viale Brigate Partigiane. Inaugurata nel 2001, la struttura ospita sei persone con disabilità che gestiscono la propria vita in autonomia. "Queste persone lavorano o studiano, realizzando un vero progetto di vita indipendente. I volontari qui fanno la differenza, aiutando nelle commissioni o nella gestione della casa, ma è sempre la persona assistita a gestire la risorsa e a decidere di cosa ha bisogno".

Il motore di questa macchina è il volontariato, che nel 2024 ha generato quasi 26.000 ore di attività. La sezione conta circa 50 volontari attivi, dai pensionati "storici" ai ragazzi del Servizio Civile. "Una volta che le persone conoscono la nostra realtà, i pregiudizi cadono. I volontari diventano una cassa di risonanza fondamentale per comunicare le nostre fatiche, dalla difficoltà di prendere un autobus all'inciviltà di chi parcheggia nei posti riservati". Tuttavia, il settore soffre ancora i postumi della pandemia: "Negli ultimi due anni abbiamo avuto molta sofferenza numerica, scendendo da dieci a tre ragazzi del Servizio Civile, anche se quest'anno vediamo una lieve ripresa con sei richieste".

Per Ornella Occhiuto, guidare la UILDM è un impegno che nasce da una storia personale. "Faccio parte dell'associazione da quindici anni; ho conosciuto questa realtà perché mia figlia ha una patologia neuromuscolare". Di fronte alla diagnosi, la sua reazione è stata quella di fare rete, trovando una comunità che ha trasformato il presente: "Se pensiamo che un tempo esistevano le scuole speciali e oggi questi ragazzi fanno l'Erasmus, capiamo quanto le cose siano cambiate. Provo una profonda gratitudine verso chi mi ha preceduto".

Oggi la sfida si sposta sulla costruzione di una società realmente universale. "Non basta più parlare di inclusione: bisogna costruire a monte qualcosa che sia per tutti. Le esigenze sono cambiate e non possiamo dare nulla per scontato". 

Chiara Orsetti

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