Carenze di organico vicine al 50%, esternalizzazioni e “lavoro povero”. Sono queste le ragioni al centro dello sciopero dei lavoratori della cultura che a Genova ha unito il personale ministeriale e quello comunale in un presidio davanti alla Prefettura.
Una mobilitazione che punta a riportare l’attenzione sulle condizioni degli istituti culturali, sempre più segnati dalla mancanza di personale e dal progressivo affidamento all’esterno di servizi fondamentali. I numeri, secondo quanto denunciato dai sindacati, restituiscono una situazione di forte sofferenza: alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio lavorano 95 dipendenti sui 135 previsti, ai Musei nazionali 125 su 178, all’Archivio di Stato 26 su 45 e alla Biblioteca Universitaria di Genova 39 su 68. A questi si aggiungono i circa 20 addetti su 50 degli Archivi di Savona, Imperia e La Spezia.
“Le carenze di organico sono ormai enormi su tutto il territorio nazionale, ma in particolar modo nella nostra città”, spiega Luca Infantino, segretario generale di Fp Cgil Genova e area metropolitana. Al centro della protesta c’è anche il tema delle esternalizzazioni, con la critica all’affidamento di servizi e sicurezza a cooperative e soggetti privati.
“Ogni volta che si gestiscono passaggi sulla cooperazione sociale o sui lavoratori atipici, si crea lavoro povero. Il lavoro pubblico deve restare pubblico”, denuncia Infantino.
La mobilitazione riguarda anche il Comune di Genova, in particolare per la gestione di musei e biblioteche civiche. “La nostra battaglia nasce dalle giunte precedenti che hanno iniziato, a partire dal Museo di Sant’Agostino, un processo di esternalizzazione che ormai definisce il fatto che abbiamo interi musei gestiti dal privato”, precisa il segretario generale di Fp Cgil Genova.
La richiesta avanzata dai lavoratori è quella di arrivare a un protocollo d’intesa tra sindacati, Comune di Genova e area ministeriale, con l’obiettivo di costruire un piano di valorizzazione della cultura cittadina, anche in relazione al turismo crocieristico e ai flussi di visitatori che attraversano Genova.
“La cultura va difesa in questa città e in questo Paese”, conclude Infantino, “perché deve essere una ricchezza, non un costo”.














