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Buone Azioni | 14 luglio 2026, 08:00

Buone Azioni - Donne, giovani e cittadinanza: il ponte di CO.C.IMA tra Genova e il Mediterraneo

L’associazione porta avanti da oltre dieci anni percorsi di lingua, scuola di politica Poliwomen e la cooperazione internazionale basata sull'ascolto.“ C’è ancora bisogno dimostrare che chi migra non è una brutta persona”

Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica 'Buone Azioni', vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere

Un ponte tra due sponde del Mediterraneo: se dovessimo utilizzare poche parole per descrivere il lavoro che CO.C.IMA - Coordinamento Cittadini Italo-Marocchini, porta avanti, non potremmo che usare queste. Da più di dieci anni, ormai, l’associazione si occupa di dialogo, rappresentanza, ma anche di empowerment femminile, partecipazione politica delle nuove generazioni, giustizia ambientale e salute mentale. 

A raccontare la storia e le attività portate avanti da CO.C.IMA è Noura Ghazoui, vicepresidente dell'associazione e responsabile delle relazioni pubbliche, che parte da una considerazione personale prima ancora che istituzionale: “Purtroppo viviamo un momento storico parecchio provante, perché ogni giorno ci mette di fronte a ostacoli che sembravano superati e che invece si ripresentano: bisogna dimostrare ancora una volta che chi migra, che l'immigrato, non è una brutta e cattiva persona. Io parlo da una generazione che è già oltre, sono nata e cresciuta qui, ho 36 anni, i miei nonni sono stati i primi ad arrivare in Italia, eppure siamo di nuovo al punto di partenza, dove bisogna far vedere che non è vero quello che si dice di noi”.

L’associazione è nata nel 2014 da un gruppo di ragazze e ragazzi universitari, “per fare da ponte tra Italia e Marocco. All'inizio organizzavamo eventi culturali, partite di calcio tra universitari, partecipavamo a iniziative locali e nazionali; poi, negli anni, siamo cresciuti e cambiati, e oggi ci occupiamo di una moltitudine di temi che vanno oltre l'aspetto culturale”.

Uno dei pilastri di questa evoluzione è l'empowerment femminile, sostenuto anche da una forte presenza femminile nel consiglio direttivo: “Lavoriamo, insieme a realtà nazionali ed europee, sul femminismo arabo-islamico, perché il femminismo è sempre stato visto come una questione prettamente occidentale, che riguarda solo le donne bianche impegnate a combattere per i propri diritti e per quelli delle altre. In realtà esistono donne che portano avanti questo lavoro da tempo: il femminismo arabo-islamico risale al 1920, con la prima docente universitaria in Egitto, Sha'arawi, che ha portato avanti il tema del femminismo arabo laico”.

Proprio su queste basi si fonda il progetto Be Women: “È pensato per aiutare le donne ad avere una propria autonomia e indipendenza, a partire dal gap linguistico.  Anziché fare un corso di lingua, abbiamo pensato a un percorso basato sulla conversazione e sulla pratica, sul creare e condividere con le mani. Abbiamo chiesto alle donne cosa avessero piacere di condividere con altre donne, perché quando si migra c'è sempre un trasferimento di competenze che raramente viene riconosciuto”

Ne è nato, tra gli altri, un corso di uncinetto condotto dalle stesse partecipanti, con il supporto di una mediatrice linguistico-culturale: “Abbiamo notato che così si impara di più, perché si è in un ambiente sicuro e non giudicante, dove c'è libertà di espressione. cosa che in una lezione frontale, per quanto l'insegnante sia bravo, non sempre accade”.

Sul fronte delle giovani generazioni, il progetto più recente è Poliwomen, la Scuola di Politica dedicata alle ragazze: “Abbiamo concluso la prima edizione lo scorso 9 giugno a Palazzo Tursi, nel Salone di Rappresentanza, con la presenza dell'assessora Bruzzone. Anche qui non abbiamo lavorato con lezioni frontali, ma con una didattica partecipata, rivolta a ragazze tra i 14 e i 35 anni, con un'attenzione particolare a chi ha un background migratorio, anche se oggi lavoriamo con tutte le comunità. Per noi l'ascolto è la base di tutto il lavoro: senza ascoltare cosa hanno da condividere le persone, quali sono i loro dubbi e i loro bisogni, non si può costruire una strategia davvero efficace. I dati e la ricerca sono importantissimi, ma bisogna ascoltare le persone da aiutare, perché il territorio è fatto di persone, non solo di numeri”. Tra i moduli, uno sulla partecipazione democratica e sul funzionamento del sistema istituzionale italiano, uno sui femminismi e sulla parità di genere e uno dedicato a media e social, “a dove finisce l'informazione e dove inizia la propaganda, per dare alle ragazze gli strumenti per guardare una notizia da più angolazioni, senza darla per vera solo perché qualcuno l'ha detta”.

Una novità di quest'anno è stato il lavoro peer to peer: mentor tra i 18 e i 35 anni, con esperienza di attivismo e associazionismo, affiancate a mentee tra i 14 e i 18 anni, “per costruire un rapporto più stretto, fatto anche di chiacchiere davanti a un caffè”.  Ghazoui lo lega alla propria esperienza: “Parlo anche per esperienza personale: quando ero adolescente io, i miei genitori pensavano a lavorare per garantirci uno stile di vita dignitoso, e non c'era quello spazio di confronto sulla politica che noi nuove generazioni non abbiamo avuto e che ci siamo dovute costruire da sole”.

Ogni ragazza ha poi presentato un proprio progetto, sviluppato in co-progettazione con l'associazione, e tra i momenti più significativi c'è stato l'incontro, organizzato dalle stesse ragazze, con la Consulta delle Elette del Municipio 1 Centro Est: “Ne porto con me due frasi. Una ragazza di 16 anni, Melek, ha detto che fino a quel momento non aveva capito quanto la politica fosse vicina a loro. Un'altra, Ikram, ha detto: "Sono grata per questo percorso, perché mi sono sentita ascoltata e considerata." Sono affermazioni importanti, perché Ikram ha 14 anni ed è nata in Italia, dove però deve aspettare i 18 anni per avere la cittadinanza, mentre Melek è arrivata qui da piccola”. Un lavoro che la vicepresidente tiene a definire super partes: “Come associazione siamo apartitici, e anche la scuola di politica lo è: non conta condividere un colore politico, quello è soggettivo e non ci interessa. Conta sviluppare un pensiero critico, capire l'importanza della cittadinanza prima ancora di poter votare, e votare, poi, consapevolmente”.

Accanto ai temi di genere e partecipazione, CO.C.IMA lavora anche sulla giustizia ambientale, “perché le regole su come comportarsi esistono, ma non arrivano a tutti allo stesso modo”. Negli ultimi due anni sono stati portati avanti due progetti: Consapevolmente in Azione, appena concluso, e Germogli di Futuro, in partenza. Del primo fanno parte moduli formativi sulla raccolta differenziata e un corso di calligrafia araba con materiali interamente naturali (inchiostri naturali e il calam, la penna ricavata dalla canna di bambù) “per riscoprire un'arte vera e propria”. Si sono aggiunte gite per conoscere parchi e agriturismi del territorio, come a San Desiderio, con laboratori per famiglie e bambini: da uno di questi percorsi è nata anche una canzone scritta dai bambini insieme alla cantautrice genovese Alessandra Ravizza, 

Con Germogli di Futuro il lavoro proseguirà con i laboratori "Differenziamoci", aperti anche alle famiglie con background migratorio, “perché a volte il rifiuto di differenziare non è disinteresse ma un fattore culturale, qualcosa che semplicemente non fa parte della quotidianità di alcune persone”; sono previste gite su tutta la Città Metropolitana, alla scoperta di parchi poco frequentati, con momenti dedicati alla loro cura, il patrocinio del Municipio 1 Centro Est, un osservatorio per mettere insieme i patti di collaborazione della città. 

Il lavoro dell'associazione non si ferma ai confini genovesi: a giugno una delegazione è stata a Bruxelles, ospite di un'ong olandese, per la tavola rotonda conclusiva di un progetto europeo, presentando l'associazione, il lavoro con le donne e la scuola di politica, e dialogando anche con rappresentanti istituzionali, tra cui un'eurodeputata olandese; CO.C.IMA ha partecipato inoltre a un festival a Bologna organizzato da Cospe, ong internazionale con cui l'associazione collabora anche sul fronte marocchino, e con cui ha appena vinto un progetto di cooperazione. “Non proponiamo la cooperazione classica, fatta di scuole o pozzi, ma cerchiamo di valorizzare lo scambio di competenze: io non arrivo per dare qualcosa, ma per scambiare, perché anche chi vive in quei paesi ha qualcosa da offrire. Siamo nel 2026: con paesi come quelli del Nord Africa o la Tunisia serve un dialogo diverso, di scambio e di ascolto, più che di dare e avere. Per questo il nostro progetto si chiama Women on the Move: le competenze si muovono insieme alle persone”.

L'ultimo ambito di lavoro riguarda la salute mentale. CO.C.IMA fa parte del Patto per la Salute Mentale "Città che Cura" di Genova, che fa capo alla Regione Liguria, e del Circolo Territoriale 1 Centro Est del Distretto 11: “Stiamo organizzando per il 12 settembre una passeggiata sul tema del suicidio, in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio del 10 settembre, insieme all'associazione romana Diversamente, che si occupa di diversity and equality inclusion e che ha già realizzato un'iniziativa simile a Roma sui disturbi alimentari. Sarà una passeggiata di un paio d'ore, tra le 10 e mezzogiorno, che si concluderà con un brunch condiviso: un momento per prendere coscienza di un tema di cui non si parla, perché la salute mentale è già un argomento taciuto, e il suicidio lo è ancora di più, quasi che non parlarne significhi che il problema non esista. Vogliamo aiutare anche le famiglie a riconoscere i segnali, perché spesso non li si riconosce affatto”.

Il tema torna anche nel lavoro con la Rete Migranti coordinata da Celivo, all'interno della quale l'associazione organizza dei World Café: “Il nostro sguardo non è rivolto solo a chi ha affrontato un viaggio difficile, ma anche alle nuove generazioni, che vivono in bilico tra più identità, con la sensazione di non essere mai nel posto giusto. È un malessere che, se non riconosciuto, si amplifica. Bisogna poter dire prima di tutto "io sono una persona", prima ancora di dover per forza dichiararsi marocchina, italiana o nigeriana”.

Ghazoui non è tra le fondatrici dell'associazione, ma vi si è avvicinata attraverso la sorella maggiore, già attiva nel volontariato quando la famiglia viveva in Marocco: “Io sono nata in Italia, ma ho vissuto in Marocco cinque anni, e ho la cittadinanza italiana solo da pochi mesi. Ho iniziato a frequentare le associazioni a 19 anni, poi per un periodo mi sono fermata, presa dal lavoro; da una decina d'anni sono tornata, in modo più costante. Il mondo del sociale ti dà davvero la dimensione del mondo in cui viviamo: a volte quello che fai sembra non avere senso, ma un senso c'è, anche se magari non lo vedrò io”. Un pensiero che lega al figlio di quattro anni: “Forse i frutti di quello che faccio li vedrà lui, o i suoi figli, se ne avrà. Ma questo non mi toglie il fatto di svegliarmi ogni giorno e dire: il mio pezzettino lo voglio fare”.

Oggi CO.C.IMA conta 89 soci e circa 35 volontari, coordinati da un consiglio direttivo di sette persone, e ha la propria sede operativa in via Paleocapa 151 rosso.

Chiara Orsetti

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