Nel ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, a 34 anni dalla strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992, le istituzioni liguri hanno rilanciato stamani (16 luglio, ndr) l'impegno nella lotta alle mafie, ribadendo come la Liguria rappresenti oggi uno dei territori più esposti ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata.
È il messaggio emerso dalla tavola rotonda "Mafie in Liguria tra memoria, prevenzione e contrasto: il lavoro delle istituzioni", organizzata questa mattina nella sede del Consiglio regionale della Liguria, in via Fieschi a Genova, dall'Assemblea legislativa insieme ai presidenti delle Commissioni Antimafia di Parlamento e Regione.
Ad aprire i lavori è stato il presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari, che ha sottolineato come il contrasto alle organizzazioni criminali non possa essere demandato esclusivamente alle forze investigative. "Le mafie si combattono con il lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura - ha dichiarato - ma anche con istituzioni unite, trasparenti e vicine ai cittadini. Nel ricordo di Paolo Borsellino e di tutte le vittime innocenti delle mafie, rinnoviamo l'impegno affinché la Liguria continui a essere un territorio capace di riconoscere e respingere ogni forma di infiltrazione criminale, perché la legalità è il fondamento della libertà, dello sviluppo e della democrazia".
A delineare il quadro della situazione ligure è stato poi Andrea Orlando, presidente della VI Commissione Antimafia del Consiglio regionale, organismo permanente da sei anni. "La Liguria si conferma uno snodo strategico per la criminalità organizzata. Ciò deriva dalla sua posizione geografica, dal sistema portuale, dalle risorse mobilitate con investimenti pubblici, con il PNRR e le grandi opere - ha spiegato il consigliere - Per contrastare il rischio legato all'utilizzo distorto delle risorse pubbliche sono necessarie scelte chiare rafforzando i controlli sugli appalti, la trasparenza nei rapporti tra pubblico e privato e investendo sulle banche dati, i protocolli di legalità e le interdittive".
I numeri emersi nel quadro complessivo confermano il peso della Liguria nelle dinamiche della criminalità organizzata. Per quanto riguarda il traffico internazionale di stupefacenti, la regione è al primo posto nel Nord Italia per numero di sequestri di cocaina, con il 18,2% del totale. I porti liguri vengono infatti individuati come snodi strategici del narcotraffico proveniente dal Sud America.
Sul fronte del patrimonio sottratto alla criminalità, la Liguria detiene inoltre il primato della più importante confisca unitaria del Nord Italia, il cosiddetto sequestro Canfarotta, che comprende oltre cento immobili nel centro storico di Genova. Complessivamente, secondo i dati 2024 dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, nella regione risultano 457 beni tra immobili e aziende, mentre sono 206 quelli effettivamente recuperati e restituiti alla collettività nel corso dell'ultimo anno, in crescita rispetto ai 169 del 2023.
A rimarcare il ruolo della Liguria è stata anche la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo: "La Commissione non ha lavorato all'interno del palazzo, ma è andata nelle prefetture di Genova, La Spezia, Savona e Imperia, cioè ha conosciuto dalla viva voce dei protagonisti il fenomeno". Quindi l'avvertimento: "La Liguria non è una periferia del problema mafioso, ma è, purtroppo, un fronte avanzato. Lo dicono la sua posizione, vicino alla frontiera con la Francia, e il fatto di essere la porta sul mare del Nord Italia".
Nel suo intervento Colosimo ha anche annunciato l'approvazione definitiva, avvenuta ieri al Senato all'unanimità, della legge "Liberi di scegliere", sottoscritta da tutti i componenti della Commissione parlamentare Antimafia e destinata a tutelare mogli, compagne e figli dei boss che decidono di interrompere ogni legame con le organizzazioni criminali.
Sul valore della memoria come strumento di prevenzione si è soffermata anche la vicepresidente della VI Commissione regionale Antimafia, Veronica Russo. "Ricordare oggi Borsellino significa trasformare la memoria in responsabilità e in azione concreta. È fondamentale rafforzare il presidio istituzionale attraverso la prevenzione, la trasparenza amministrativa e la collaborazione tra tutti i livelli dello Stato. La risposta alle infiltrazioni mafiose deve fondarsi anche su una rete forte tra istituzioni, enti locali, scuole, associazioni e cittadini", ha dichiarato.
A chiudere gli interventi è stato il procuratore capo di Genova Nicola Piacente, che ha offerto una fotografia aggiornata delle modalità operative delle organizzazioni criminali impegnate nel traffico internazionale di stupefacenti. "Nei porti c'è una sorta di delocalizzazione delle attività e delle mansioni. I gruppi hanno diversi compiti", ha spiegato il magistrato, evidenziando come gli assetti criminali siano sempre più articolati.
Piacente ha poi fornito alcuni dati sull'attività investigativa: "Negli ultimi sei mesi sono state sequestrate oltre tre tonnellate di cocaina. Pensare ci sia un'unica grandissima regia è un approccio non attuale. Il traffico di stupefacenti è un collante fortissimo per cui le organizzazioni possono aver trovato un equilibrio. Il problema è riuscire a rendere ancora più efficace l'attività di contrasto per quanto riguarda lo sbarco".
L'incontro si è concluso con un richiamo condiviso alla figura di Paolo Borsellino e al valore della memoria come presupposto indispensabile per rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto alle mafie, attraverso la collaborazione tra magistratura, forze dell'ordine, istituzioni e società civile.


















