Mohammad Hannoun, presidente dell'associazione Abspp Odv, detenuto dal 27 dicembre nel carcere di massima sicurezza di Terni con l'accusa di avere finanziato Hamas, ha inviato una lettera ai giudici nella quale respinge ogni accusa di terrorismo e rivendica l'attività svolta dall'associazione.
Nel documento, Hannoun sostiene che Abspp Odv "ha sempre operato nella massima trasparenza e nel pieno rispetto delle leggi italiane, delle norme internazionali e delle disposizioni che disciplinano le attività di solidarietà, assistenza e cooperazione umanitaria". Richiama inoltre le iniziative promosse nel corso degli anni a sostegno della popolazione palestinese, tra cui le adozioni a distanza, il supporto alle scuole, la distribuzione di aiuti alimentari e il progetto di gemellaggio tra famiglie italiane e famiglie della Striscia di Gaza.
Secondo il presidente dell'associazione, "la solidarietà, la beneficenza e l'assistenza umanitaria costituiscono la ragione stessa della nostra esistenza associativa" e "tutte le attività svolte sono state orientate esclusivamente al perseguimento di tali finalità".
Nella parte conclusiva della lettera, Hannoun ribadisce la propria posizione: "Qualora l'attività di sostegno alle vittime, la denuncia delle sofferenze della popolazione civile e la difesa dei principi di umanità dovessero essere interpretate come elementi di "terrorismo", non potrei che ribadire la coerenza delle mie convinzioni e delle mie azioni".
Il presidente di Abspp Odv conclude quindi esprimendo fiducia nell'operato della magistratura: "Confido che, nella presente sede, prevalgano i principi del diritto, l'accertamento obiettivo dei fatti e il rispetto delle garanzie fondamentali proprie dello Stato di diritto. Restiamo umani".
Lo scorso 19 giugno il Tribunale del Riesame di Genova, accogliendo il ricorso della Direzione distrettuale antimafia, ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per Hannoun, assistito dagli avvocati Dario Rossi, Fabio Sommovigo ed Emanuele Tambuscio. La stessa decisione ha riguardato anche gli altri tre indagati nell'inchiesta: Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud.














