Quasi 1,8 milioni di chilometri di servizio extraurbano in meno all’anno, con una riduzione media di oltre il 20% e tagli che nelle vallate più penalizzate arrivano a sfiorare il 30%. Il piano di riorganizzazione del trasporto pubblico extraurbano di Amt, destinato a incidere sui nuovi orari con la ripresa delle scuole, scatena la protesta dell’opposizione in Città Metropolitana e della maggioranza in Regione.
I numeri presentati ai sindaci fotografano una riduzione importante della produzione chilometrica. Nel 2025 il servizio extraurbano aveva raggiunto circa 9,1 milioni di chilometri, mentre il nuovo tetto indicato è di 7,3 milioni. I consiglieri metropolitani di opposizione evidenziano inoltre come nel 2025 siano stati erogati 9,366 milioni di chilometri, ai quali si aggiungevano 836mila chilometri di servizi esterni al contratto e 149mila chilometri della ferrovia Genova-Casella, rispetto ai 7,6 milioni previsti dal contratto di servizio.
Una differenza sulla quale l’opposizione chiede ora chiarimenti, soprattutto per capire quale sarà il destino dei servizi aggiuntivi e se i chilometri della Genova-Casella resteranno invariati.
La riduzione non sarà uniforme sul territorio. In Valle Stura e Alta Val d’Orba il servizio dovrebbe passare da 659mila a 469mila chilometri annui, con 190mila chilometri in meno, pari a circa il 29%. In Alta Valpolcevera il taglio indicato è di 80mila chilometri su circa 340mila, quindi oltre il 23%.
Più contenuta la riduzione tra Arenzano e Cogoleto, dove si scenderebbe da circa 322mila a 302mila chilometri, con 20mila chilometri in meno. Criticità vengono segnalate anche per Valle Scrivia, Val Trebbia, Golfo Paradiso e Tigullio, mentre nelle aree interne la revisione rischia di incidere soprattutto sui collegamenti con le frazioni e sui servizi meno frequentati.
A questo si aggiunge il nodo economico: ai Comuni viene contemporaneamente richiesto un incremento dei contributi per sostenere il servizio, circostanza che ha alimentato ulteriormente le proteste degli amministratori.
A bocciare il piano sono i consiglieri metropolitani di opposizione Carlo Gandolfo, Giuseppe Pastine, Fabrizio Podestà, Andrea Rossi, Flavia Pastorino, Albino Armanino, Elisabetta Ricci, Laura Repetto e Vincenzo Falcone. “Il piano, che entrerà in vigore tra pochi giorni, è stato molto contestato dai sindaci e ci pare irricevibile con la sua combinazione di aumento di costi per le amministrazioni comunali e il taglio dei servizi”, sostengono.
Nel mirino anche la mancata presenza della sindaca metropolitana Silvia Salis agli incontri con gli amministratori e quella dei vertici di Amt. Per i consiglieri di opposizione, il rischio è che il peso della riorganizzazione venga scaricato soprattutto sui piccoli Comuni e sulle aree interne, dove le alternative al trasporto pubblico su gomma sono spesso ridotte o inesistenti.
Sul tema intervengono anche il vicesegretario della Lega Liguria Alessio Piana e il consigliere regionale Sandro Garibaldi, che esprimono “pieno sostegno ai sindaci dell’entroterra” e chiedono che le corse vengano ripristinate e potenziate. “Il nostro entroterra non è una spesa da tagliare, ma una risorsa strategica da valorizzare”, affermano Piana e Garibaldi, contestando anche l’aumento del contributo economico richiesto ai Comuni a fronte della riduzione del servizio.
A rilanciare i numeri dei tagli sono poi il consigliere regionale di maggioranza di Vince Liguria Federico Bogliolo e la consigliera metropolitana e assessora del Comune di Busalla Laura Repetto. “Una notizia che avrà ripercussioni pesantissime sulla vita di tutti i giorni dell’utenza”, osserva Bogliolo, ricordando i 190mila chilometri tagliati in Valle Stura e gli 80mila dell’Alta Valpolcevera.
Repetto concentra invece l’attenzione sulle conseguenze per le fasce più fragili: “Con l’inizio delle scuole e l’arrivo dell’autunno i tagli sul trasporto pubblico locale renderanno più complicato per gli utenti andare a scuola o al lavoro. Il servizio nell’entroterra è spesso anche un servizio sociale”.
Duro anche l’intervento del capogruppo di Vince Genova ed ex vicesindaco Pietro Piciocchi, che punta direttamente sulla sindaca metropolitana: “Silvia dove sei? I sindaci ti stanno cercando”. Secondo Piciocchi, agli amministratori dell’entroterra sarebbe stato di fatto comunicato che “i loro Comuni dovranno spendere di più per avere una riduzione del 30% del servizio”.
USB TRASPORTI GENOVA: "BASTA TAGLI E SCARICABARILE. LE VERE PIAGHE DI AMT SONO IL SOTTOFINANZIAMENTO SISTEMATICO E LA MIOPIA DELLE ISTITUZIONI"
"Il dibattito politico che in queste ore riempie le pagine dei giornali sul nuovo piano industriale di AMT e sui tagli al servizio nell’entroterra e nel Tigullio rischia di sviare l’attenzione dai veri nodi strutturali che affogano il trasporto pubblico locale genovese e ligure. Come USB Trasporti, riteniamo inaccettabile che si continui a giocare sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini senza affrontare le vere cause di questa crisi. Le responsabilità sono chiare e chiamano in causa tutte le istituzioni, nessuno escluso. Il piano di risanamento parla chiaro: a causa delle sotto-compensazioni accumulate tra il 2020 e il 2025, AMT ha effettuato molti più chilometri di quelli effettivamente “pagati” dagli enti pubblici, per una cifra monstre di quasi 60 milioni di euro. Se le istituzioni smettessero di fare scaricabarile e andassero a recuperare queste risorse, anziché lasciarle cadere in cavalleria, il tanto sbandierato buco di bilancio aziendale si ridurrebbe drasticamente, scendendo a meno di 5 milioni di euro. Le risorse ci sono, ma manca la volontà politica di pretenderle. È inoltre inaccettabile che, nonostante il piano di risanamento preveda il turnover morbido, le assunzioni siano di fatto bloccate e le ultime immissioni in servizio risalgano addirittura alla fine del 2024. Esiste una graduatoria pronta all’uso che va sbloccata immediatamente per coprire le carenze organiche croniche, alleggerire il carico di lavoro sul personale viaggiante e garantire turni sostenibili e sicuri. Allo stesso tempo, non si possono tagliare le corse lamentando l’inefficienza del servizio quando a colleghi e passeggeri vengono affidati mezzi vetusti e inadatti. È urgente programmare fin da ora il ricambio del parco rotabile, con un’attenzione particolare ai mezzi di piccole dimensioni, fondamentali per servire in sicurezza le frazioni, le valli e i collegamenti più impervi del Tigullio e dell’entroterra genovese. Il problema di fondo resta poi la drammatica carenza strutturale di fondi nazionali e locali destinati al trasporto pubblico. Mentre si tagliano i servizi essenziali ai cittadini e si impoveriscono i territori, enormi fiumi di denaro pubblico vengono costantemente dirottati verso le spese militari e le logiche del riarmo. La mobilità non è una merce né una spesa superflua da comprimere, ma un diritto costituzionale e un presidio sociale fondamentale contro lo spopolamento delle vallate. USB Trasporti continuerà a battersi inflessibilmente al fianco dei lavoratori e dei cittadini per pretendere investimenti reali, assunzioni e un servizio pubblico degno di questo nome".














