Sono stati 249 gli interventi di emergenza sociale effettuati a Genova tra giugno e il 16 agosto, con 353 persone complessivamente aiutate. È il bilancio dell’attività estiva del Pronto Intervento Sociale del Comune, servizio operativo 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno per affrontare le situazioni di maggiore fragilità che richiedono una risposta immediata.
Il dato più rilevante riguarda i Minori Stranieri Non Accompagnati, che da soli hanno rappresentato il 51% delle attivazioni. Seguono gli interventi rivolti ai nuclei familiari, pari all’11,2%, quelli per la tutela dei minori al 7,2%, mentre adulti e persone senza dimora rappresentano entrambi il 6% del totale. Il 5,6% degli interventi ha invece riguardato vittime di violenza di genere con la contestuale necessità di mettere in protezione dei minori.
Il restante 13% comprende situazioni che hanno coinvolto anziani, vittime di violenza, nuclei richiedenti asilo, casi di pubblica incolumità e ulteriori interventi di protezione dei minori.
“L’analisi delle aree di intervento evidenzia come oltre la metà delle attivazioni abbia riguardato i Minori Stranieri Non Accompagnati”, spiega l’assessora comunale al Welfare Cristina Lodi, sottolineando come i numeri restituiscano “la capacità del Pronto Intervento Sociale di rispondere a una pluralità di situazioni emergenziali e di particolare vulnerabilità, garantendo una tutela immediata alle persone più fragili”.
Una parte consistente dell’attività si concentra fuori dai normali orari di servizio. Dei 249 interventi complessivi, infatti, 86 sono stati effettuati in orario ordinario, pari al 34,5%, mentre 163, il 65,5%, sono avvenuti in extra time, quindi nelle ore serali e notturne, durante i fine settimana o nei giorni festivi.
Un dato che, secondo il Comune, conferma la necessità di mantenere un presidio continuo sul territorio, non soltanto per affrontare le emergenze già in corso ma anche per evitare che condizioni di disagio sociale, economico, abitativo o relazionale possano ulteriormente aggravarsi.
Particolare attenzione viene riservata anche all’aumento delle difficoltà che interessano le famiglie.
“Particolarmente significativo appare il dato relativo ai nuclei familiari, che evidenzia una presenza sempre maggiore di famiglie che si trovano ad affrontare condizioni di grave difficoltà sociale ed economica – prosegue Lodi –. Si tratta di un fenomeno che richiede attenzione e capacità di risposta immediata, ma anche interventi di sostegno, orientamento e prevenzione in grado di intercettare precocemente i bisogni emergenti”.
Il Pronto Intervento Sociale non può essere contattato direttamente dai cittadini: l’attivazione avviene esclusivamente attraverso le forze dell’ordine e la Polizia Locale, in coordinamento con la centrale operativa del Comune, che provvede poi a mobilitare la rete dei servizi e delle strutture necessarie.
Entro la fine del 2026 Palazzo Tursi punta inoltre a organizzare un convegno dedicato proprio al servizio, con l’obiettivo di confrontare l’esperienza genovese con quella delle altre grandi città italiane e approfondire l’evoluzione delle nuove fragilità sociali.
“Questo sistema garantisce che le persone in difficoltà non vengano lasciate sole nei momenti di maggiore bisogno e possano trovare una risposta immediata e qualificata – conclude Lodi –. Il Pronto Intervento Sociale ha un ruolo sempre più centrale nel garantire prossimità, protezione e sicurezza sociale alle persone e alle famiglie che vivono situazioni di particolare fragilità”.














