Un’istituzione culturale simbolo di Genova, ma stretta tra costi di gestione complessi, il calo demografico della città e tagli continui ai finanziamenti pubblici. È questo il quadro critico del Teatro Carlo Felice tracciato dalla Uil FPC Liguria, che chiede un cambio di rotta immediato per evitare un epilogo già scritto.
I numeri del personale testimoniano la sofferenza della struttura: «Da 326 dipendenti previsti dal piano ministeriale, oggi il Carlo Felice ne conta appena 258», sottolinea Ferdinando Medaglia, segretario generale della Uil FPC Liguria. «Parliamo dell'ultimo teatro lirico in Italia per finanziamenti ministeriali. Il Comune e la Regione stanno facendo il possibile, ma senza un apporto significativo di sponsorizzazioni private o una sterzata drastica nelle politiche culturali nazionali, la strada diventa difficilissima».
Il sindacato ha scelto una linea di responsabilità verso il pubblico, evitando per ora azioni drastiche durante le rappresentazioni: «Come Uil FPC siamo contrari a proclamare scioperi nei giorni degli spettacoli. Sarebbe una scelta controproducente per gli spettatori che ci danno fiducia anche in un momento complesso, oltre che per la professionalità dei lavoratori, che spesso mettono la passione davanti al guadagno personale. Pretendiamo però che questa nostra responsabilità venga riconosciuta non con semplici patteggiamenti o pacche sulla spalla, ma con risposte concrete e urgenti».
Il punto di svolta si preannuncia per il 23 settembre, data in cui è stata convocata l'Assemblea Generale dei lavoratori del Carlo Felice. In quell'occasione si decideranno le prossime mosse da mettere in campo per tutelare i posti di lavoro e garantire il futuro del teatro genovese.














