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Attualità | 18 settembre 2026, 17:10

Presentati gli scenari sul futuro Piano Regolatore Portuale

Prosegue il confronto tra Autorità di Sistema Portuale, Comune, Città Metropolitana e Municipi. Tra le ipotesi operative: scenari per Pra', ricollocazione dei depositi chimici, potenziamento delle riparazioni navali e connessioni ciclopedonali con la città

Presentati gli scenari sul futuro Piano Regolatore Portuale

Si è svolto a Palazzo San Giorgio un nuovo incontro relativo al percorso di interlocuzione promosso dall'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale sul nuovo Piano Regolatore Portuale (PRP). All'appuntamento hanno preso parte la sindaca di Genova e della Città Metropolitana Silvia Salis, il vicesindaco Alessandro Terrile, il capo di Gabinetto Marco Speciale, il presidente dell'AdSP Matteo Paroli, il segretario generale Tito Vespasiani e il capo di Gabinetto Silvio Fremura, insieme ai presidenti dei Municipi interessati (Michele Colnaghi per il Centro Ovest, Fabio Ceraudo per il Medio Ponente, Matteo Frulio per il Ponente) e all'assessore Andrea Visentin (Centro-Est).

Nel corso della riunione sono stati illustrati gli studi condotti dagli uffici tecnici su un orizzonte temporale di vent'anni, analizzando l'evoluzione attesa del naviglio, dei traffici e delle aree di cerniera tra operatività marittima e tessuto urbano.

Per il bacino portuale di Pra' sono stati delineati tre scenari: la configurazione più contenuta prevede due terrapieni non banchinati a ponente per la ricollocazione di attività operative e il deposito di container vuoti, consentendo di liberare gli spazi a ridosso del Parco delle Dune con il prolungamento dell'area verde, terrazze a mare e barriere visive. Accanto a questo assetto rimangono al vaglio un'ipotesi più ampia per sostenere la crescita dei traffici e una terza opzione caratterizzata da riempimenti di dimensioni ridotte.

Relativamente alla ricollocazione dei depositi chimici, il Piano individua due opzioni principali: l'inserimento nell'ambito di Pra' all'interno di un polo energetico oppure la riorganizzazione dell'area industriale di Porto Petroli attraverso depositi interrati. Per il comparto delle riparazioni navali nel bacino di Levante, superata la prima ipotesi di un nuovo bacino da 400 metri, il PRP prevede l'adeguamento e il prolungamento fino a 360 metri di una struttura esistente. Nel Waterfront di Levante sono inoltre previsti l'ampliamento della darsena e nuovi percorsi ciclopedonali in quota per collegare l'area con il Parco della Lanterna, preservando al contempo edifici storici come il Pietro Chiesa e l'ex centrale Enel. A Sampierdarena Ponente è infine programmato un nuovo polo per le rinfuse.

«Il Piano Regolatore Portuale non può limitarsi a fotografare il porto di oggi: deve creare le condizioni perché Genova rimanga competitiva nei prossimi vent’anni», ha dichiarato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Matteo Paroli. 

«Le configurazioni presentate non sono disegni astratti, ma il risultato di studi, approfondimenti e verifiche sulle prospettive dei traffici, sull’evoluzione delle navi e sulle esigenze future delle diverse filiere. In alcuni casi queste analisi hanno prodotto indicazioni molto chiare; ciò non esclude il dialogo, ma richiede che ogni valutazione parta dalla conoscenza dei vincoli e delle conseguenze concrete di ciascuna scelta. Pra’ è l’ambito nel quale questa responsabilità emerge con maggiore evidenza. Se ragionassimo soltanto sulla situazione attuale, verrebbe meno la funzione stessa della pianificazione. Dobbiamo valutare oggi quali spazi e infrastrutture potranno essere necessari domani per tutelare traffici, occupazione e capacità competitiva. Abbiamo quindi presentato una configurazione più contenuta, attenta alle sensibilità espresse dal territorio, e uno scenario più ambizioso, perché il percorso di approfondimento consenta di misurare con chiarezza ciò che ciascuna alternativa può garantire nel lungo periodo. Sui depositi chimici abbiamo maintained fede all’impegno di contribuire concretamente alla ricerca di soluzioni per ricollocazione, individuando alternative in ambiti portuali caratterizzati da funzioni industriali già consolidate. L’Autorità può studiare le soluzioni, verificarne la fattibilità e inserirle nel Piano; la loro attuazione richiede però che esistano tutte le necessarie condizioni tecniche, economiche e giuridiche. Ritengo indispensabile il dialogo con il Comune laddove le previsioni di sviluppo del porto incontrano la pianificazione urbana. È in queste aree che occorre lavorare con maggiore attenzione per ridurre le interferenze e restituire ai cittadini, ovunque sia possibile, spazi più vivibili, accessibili e di maggiore qualità. Le aree verdi, le schermature, i percorsi ciclopedonali e le nuove connessioni non sono elementi ornamentali, ma parti sostanziali del Piano. La sfida è migliorare la relazione con la città e, nello stesso tempo, garantire al porto le condizioni per continuare a generare traffici, lavoro ed economia».

Redazione


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