Le standing zones approdano in Parlamento. L'idea è semplice: introdurre negli stadi delle zone senza seggiolini, dove i tifosi possano guardare le partite in piedi. Il vantaggio? Aumentare la capienza degli impianti, tenuto conto che già oggi in curva i tifosi sono abituati a non utilizzare i seggiolini.
"Il tema delle aree in cui poter assistere in piedi alle competizioni sportive - spiega il deputato ligure del Partito Democratico, Luca Pastorino, che sul tema ha presentato un'interrogazione alla Camera - sono certo avrà interlocuzioni con persone che ben conoscono il tema, a partire dal Presidente Fontana. Per questo ho presentato una interrogazione al ministro dell'Interno e dello Sport affinché - dopo il successo già registrato in Europa delle standing zone con sperimentazioni ormai ultimate in Germania, Austria, Inghilterra, Scozia e Olanda - anche l'Italia possa aggiornare le disposizioni relative ai posti in piedi negli stadi calcistici italiani introducendo standing zones, sempre nel rispetto di tutti gli standard di sicurezza previsti a livello europeo".
Una introduzione - ricorda Pastorino - che è tornata di attualità a Genova: lo stadio Ferraris, in vista dei lavori di ammodernamento per partecipare a Euro 2032, verrà ristrutturato e il numero di posti a sedere calerà. Da qui la richiesta della tifoseria del Genoa, appoggiata anche dalla tifoseria della Sampdoria, di reintrodurre le zone in piedi e il successivo appoggio della Sindaca di Genova Silvia Salis con la promessa di chiedere un tavolo istituzionale sull’argomento".
"Le standing zones sono strutture che permettono di risparmiare spazio in totale sicurezza grazie ai sistemi di safe standing e che consentirebbero di salvaguardare le cosiddette “curve” dove notoriamente si assiste alle partite in piedi, migliorando l’inclusione e rendendo gli impianti sportivi più accessibili. Ai ministri chiedo l'avvio di un tavolo di confronto con il Comitato olimpico nazionale italiano, la Federazione italiana giuoco calcio e gli altri organismi responsabili della sicurezza degli impianti sportivi al fine di portare le modifiche necessarie al D.M. 18/3/1996, all’articolo 6, che regola la materia e giungere a una soluzione sicura e che possa promuovere ancor più lo sport nel nostro Paese", conclude Pastorino.














