È fissata per il 23 novembre la sentenza del processo per il delitto del trapano, uno dei casi di cronaca nera più controversi della storia recente genovese. Alla sbarra c’è Giovanni Verduci, accusato dell’omicidio di Luigia Borrelli, uccisa nella notte del 5 settembre 1995 in un basso di vico Indoratori, nel centro storico di Genova.
Il processo è entrato nella fase conclusiva. Ieri, nel corso dell'udienza, i legali della difesa hanno contestato la ricostruzione sostenuta nella Procura. La pm Patrizia Petruzziello, nella precedente udienza, aveva chiesto per Verduci una condanna a 30 anni di carcere.
Uno dei punti centrali sollevati dalla difesa riguarda le tracce di sangue considerate riconducibili a Verduci. Secondo gli avvocati, infatti, quei reperti potrebbero essere compatibili con una ferita che l’uomo si sarebbe procurato durante la propria attività di carrozziere e che sarebbe quindi precedente ai fatti del 1995.
La difesa ha inoltre messo in discussione il lavoro investigativo della Procura, sostenendo che alcuni elementi emersi nel corso delle indagini non sarebbero stati approfonditi adeguatamente. Tra gli aspetti richiamati anche alcune delle vecchie piste investigative seguite nel corso degli anni.
Dopo l’intervento dei legali dell’imputato, il calendario processuale prevede ora un altro passaggio prima della decisione finale. Il 28 ottobre sono infatti attese le repliche del pubblico ministero.














