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Attualità | 21 ottobre 2026, 09:50

Sestri Ponente, anche all'Odero si va verso l'occupazione: "Non siamo ignoranti, vogliamo farci ascoltare e cambiare la scuola"

Gli studenti si sono riuniti all'esterno dell'istituto per organizzare la protesta. Dal carovita alle spese militari, fino alle difficoltà economiche delle famiglie: "Chiediamo un futuro diverso". E contro i pregiudizi sulla scuola: "C'è uno stereotipo nei nostri confronti, ma abbiamo le idee chiare. Vogliamo far sentire la nostra voce"

Anche all'istituto Odero di Sestri Ponente cresce la volontà degli studenti di dare vita a un'occupazione. Questa mattina, mercoledì 21 ottobre, diversi ragazzi si sono ritrovati all'esterno della scuola per confrontarsi sulle prossime iniziative e discutere la possibilità di unirsi alla mobilitazione che, ormai da diversi giorni, sta interessando numerosi istituti superiori genovesi.

Davanti all'ingresso dell'Odero, La Voce di Genova ha raccolto le testimonianze di alcuni studenti. Ragazzi che raccontano le proprie preoccupazioni, esprimono critiche nei confronti del sistema scolastico e delle scelte politiche nazionali, ma soprattutto rivendicano il diritto di essere ascoltati. Non soltanto dai professori e dalla dirigenza, ma anche dalle istituzioni. "Facciamo l'occupazione per farci ascoltare, perché ci sono diverse cose che in questo sistema non funzionano - racconta uno studente -. C'è il carovita che continua ad aumentare, ci sono i soldi spesi per le armi anziché per la scuola e c'è un sistema scolastico ormai obsoleto, che secondo noi è rimasto sostanzialmente lo stesso da trent'anni. Vogliamo dare il nostro contributo, come hanno già fatto gli studenti di altre scuole, per provare a cambiare un Paese che da anni fatica a rialzarsi".

La richiesta, nelle parole dei ragazzi, va oltre le condizioni del singolo edificio scolastico. Al centro c'è una riflessione più ampia sul futuro dell'istruzione e sulle opportunità che il Paese è in grado di offrire alle nuove generazioni. "Vogliamo farci sentire dai nostri professori, che in parte ci hanno già ascoltato, ma anche da tutto il personale scolastico e soprattutto da chi gestisce realmente la scuola, cioè lo Stato - prosegue lo studente -. Vorremmo un sistema scolastico diverso, come quello che esiste in tanti altri Paesi. Mentre altrove si va avanti nell'istruzione, noi abbiamo la sensazione di esserci fermati. Tanti italiani se ne vanno all'estero per studiare o lavorare. Vogliamo farci sentire da qualcuno che possa davvero fare qualcosa per aiutarci".

Una protesta che non riguarda soltanto la scuola, ma anche le difficoltà economiche vissute dalle famiglie. A raccontarlo è un altro ragazzo, originario della Calabria, che collega le ragioni della mobilitazione alla propria esperienza quotidiana. "Io sono qui perché sono d'accordo con questa protesta. Non so come siano messe le famiglie degli altri, ma posso parlare della mia: siamo in cinque in casa e non è sempre facile arrivare alla fine del mese. Costa tutto troppo. Mio padre ha un furgone e appena deve muoversi ci deve mettere 50 euro di carburante. Come fa una persona a spostarsi e a vivere normalmente in queste condizioni?".

Il ragazzo allarga poi lo sguardo alle proteste sociali e alle difficoltà dei lavoratori nel resto del Paese, lamentando quella che considera una scarsa attenzione nei confronti del Mezzogiorno. "Sono calabrese e mi dà particolarmente fastidio che non si parli abbastanza di quello che succede al Sud. Ci sono lavoratori che scioperano, persone che protestano e tante situazioni difficili che secondo me non vengono raccontate. Sono discorsi che dobbiamo affrontare. Per questo sono d'accordo con le occupazioni delle altre scuole: la maggior parte dei ragazzi ha le idee chiare".

Le parole raccolte davanti all'Odero arrivano in giorni particolarmente intensi per il mondo della scuola genovese. Le occupazioni hanno coinvolto il Gobetti di Sampierdarena, il Calvino di Sestri Ponente, il Lanfranconi di Voltri e il Klee, mentre lunedì 19 ottobre è stata la volta degli studenti dell'Einaudi-Casaregis-Galilei. Questa mattina, mercoledì 21 ottobre, si è aggiunto anche il Gastaldi di Sampierdarena, dove gli studenti hanno occupato la sede di via Dino Col per protestare contro i tagli all'istruzione, il carovita e le spese militari.

Una mobilitazione sfociata anche nel corteo studentesco del 16 ottobre, che ha portato centinaia di giovani nelle strade del centro cittadino per chiedere maggiori investimenti nella scuola pubblica e contestare le politiche del governo.

All'Odero, però, la decisione sull'eventuale occupazione deve ancora essere definita. I ragazzi spiegano di voler affrontare la questione attraverso un'assemblea d'istituto, cercando di costruire un'iniziativa condivisa e organizzata.

Non manca il confronto con le critiche rivolte in questi giorni alle proteste studentesche, spesso descritte dai detrattori come un pretesto per non andare a lezione. Un'interpretazione che uno dei ragazzi respinge con decisione. "Sono cavolate - risponde -. Quando si protesta bisogna essere ascoltati. I diritti che abbiamo oggi sono stati conquistati anche grazie alle persone che prima di noi sono scese in piazza. I nostri genitori, i nostri nonni e i nostri bisnonni hanno lottato per ottenerli".

La critica alle istituzioni si fa anche dura, soprattutto quando il discorso si sposta sulla gestione delle manifestazioni e sulla risposta del governo. Lo studente contesta quella che considera una tendenza a privilegiare la sicurezza rispetto all'ascolto delle rivendicazioni, pur prendendo le distanze dagli episodi di violenza. "Non dico che la violenza sia giusta, non dico che abbiano fatto bene quelli che hanno creato disordini a Milano. Però bisogna riuscire a farsi sentire in qualche modo, con le buone o con le cattive, sempre con rispetto", aggiunge.

Proprio il tema del rispetto e della responsabilità emerge nelle parole di un altro studente, preoccupato che eventuali comportamenti scorretti possano finire per compromettere le ragioni della protesta. "Adesso dovremmo fare un'assemblea d'istituto qui fuori per organizzarci. Io spero che ci riusciamo e soprattutto che siamo abbastanza intelligenti da non fare casino e non spaccare le cose. L'anno scorso, qui, qualcuno ha spruzzato un estintore. Sono cose che non devono succedere".

Il ragazzo sottolinea come gli episodi isolati rischino di attirare tutta l'attenzione, facendo passare in secondo piano le motivazioni che hanno portato gli studenti a mobilitarsi. "Se su dieci persone una fa casino, bisogna andare a vedere chi è stato e chi ha sbagliato. Invece spesso si finisce per giudicare tutti allo stesso modo e non si considera più il motivo per cui è nata la protesta".

C'è infine un'altra questione che i ragazzi tengono particolarmente a sottolineare: l'immagine dell'Odero e dei suoi studenti, che secondo alcuni di loro continuano a fare i conti con pregiudizi legati alla reputazione dell'istituto. "Dicono che l'Odero sia una massa di ignoranti, ma non siamo questo. C'è uno stereotipo nei nostri confronti", racconta un altro giovane.

Per il momento, all'Odero, l'occupazione resta una possibilità sulla quale i ragazzi stanno discutendo. La volontà di unirsi alle altre scuole in protesta, però, è emersa chiaramente dalle testimonianze raccolte davanti all'istituto. Tra chi chiede maggiori investimenti nell'istruzione, chi racconta le difficoltà della propria famiglia e chi vuole superare i pregiudizi, il messaggio che accomuna queste voci è uno: essere ascoltati e poter partecipare alle decisioni che riguardano il proprio futuro.

Federico Antonopulo

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