Nel 2050 potrebbe essere tutto come lo conosciamo oggi... o forse no. Prevedere come cambierà il mondo è molto più difficile di quanto sembri, ma Jakidale, nome d'arte del seguitissimo content creator e divulgatore tecnologico Jacopo D'Alesio, una convinzione ce l'ha: se le macchine si occuperanno di una parte crescente delle attività che oggi assorbono il nostro tempo, potremo tornare a concentrarci su ciò che ci rende umani. Creare, sperimentare, studiare, porci domande.
Proprio questo è stato il tema dell'incontro "Essere umani nel 2050 - Fra Luna, IA e robot" che si è svolto domenica pomeriggio nell'ambito del Festival della Scienza, nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, insieme al giornalista e autore Emilio Cozzi; una conferenza che ha attraversato le trasformazioni tecnologiche già in corso, dalle applicazioni dell'intelligenza artificiale alla robotica, fino alle prospettive dell'esplorazione spaziale.
Video di Giacomo Vallarino
Il punto di partenza: siamo abituati a chiederci quali professioni spariranno a causa dell'intelligenza artificiale, molto meno a immaginare quali nuove possibilità potrebbero aprirsi. Jakidale, per esempio, sta già sperimentando sistemi capaci di automatizzare diverse fasi del montaggio dei suoi video. Attività che prima richiedevano quattro, sei o anche dieci ore possono essere ridotte, attraverso una serie di strumenti coordinati, a circa un'ora di lavorazione. Non significa rinunciare alla componente creativa, sostiene, ma separarla dalle operazioni meccaniche. Se questo processo si potesse estendere progressivamente a molti altri settori, il lavoro potrebbe cambiare non soltanto nei tempi, ma nella sua stessa natura. Le competenze tecniche continueranno a contare, ma diventeranno sempre più importanti la capacità di formulare domande, collegare discipline diverse e dare una direzione agli strumenti tecnologici.
“Credo che il concetto di lavoro cambierà tantissimo, così come il modo in cui ci interfacciamo con le cose”, spiega Jakidale a margine della conferenza. “Tenderemo ad avere molto di più la nostra parte artistica, filosofica e scientifica. Diventeremo tutti, potenzialmente, più ricercatori, perché non dovremo perdere tempo a fare tutte quelle cose ripetitive che adesso stiamo facendo”.
È quello che durante l'incontro definisce una sorta di nuovo umanesimo, nel quale le persone potrebbero dedicare più tempo alla ricerca, all'arte e alle relazioni. Non necessariamente un mondo senza lavoro, quindi, ma un mondo in cui il contributo umano si sposta dall'esecuzione alla progettazione.
Per quanto riguarda i robot, invece, la strada è ancora lunga: Jakidale ha acquistato un umanoide dalla Cina per metterlo alla prova e raccontarne il funzionamento. L'esperienza gli ha mostrato quanto siano distanti le spettacolari dimostrazioni che circolano online dalle applicazioni pratiche. Oggi questi dispositivi possono muoversi, eseguire sequenze programmate e intrattenere, ma svolgere autonomamente i lavori domestici è un'altra questione. Una delle difficoltà maggiori riguarda le mani: riprodurre la precisione dei movimenti, la sensibilità e la capacità di adattarsi agli oggetti è molto più complesso che insegnare a una macchina a camminare.
L'intelligenza artificiale potrebbe accelerare anche questo sviluppo, consentendo ai robot di apprendere attraverso simulazioni e di adattarsi a situazioni differenti. Sullo sfondo c'è poi lo spazio, con la prospettiva di una presenza umana stabile sulla Luna entro il 2050 e, forse, delle prime esperienze di esplorazione umana di Marte. “Sono molto positivo. Stiamo a vedere, tra spazio e robotica secondo me succederanno grandi cose”.
Ma raccontare queste possibilità significa anche assumersi una responsabilità. Jakidale raggiunge milioni di persone attraverso i propri canali e durante la conferenza ha ricordato un episodio che gli ha fatto percepire ancora più chiaramente il peso del suo lavoro: l'incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato, racconta, si è soffermato sull'importanza della comunicazione e sulla responsabilità di chi si rivolge a un pubblico così ampio. Poche parole che lo hanno colpito proprio perché pronunciate dalla massima carica dello Stato, riconoscendo il valore di un'attività spesso considerata soltanto intrattenimento.

Foto: Jakidale
Una questione sulla quale Jakidale torna anche nell'intervista a margine dell'evento. “Siamo in una giungla dove ci sono delle regole, ma poi ognuno fa un po' quello che vuole. Credo che a lungo termine solo chi riesce a capire questa responsabilità resista, perché puoi fare tutto quello che vuoi, ma se non ti poni questa domanda finisci per pestare i piedi a qualcuno, per fare uno scandalo. Noi ormai parliamo a milioni di persone, abbiamo una responsabilità gigantesca, magari alcune volte senza controllo. Personalmente cerco di fare del mio meglio e di chiedermi sempre quali siano le conseguenze di quello che faccio. È molto facile additare l'influencer che ha fatto quella cosa, quando è su una piattaforma che magari premia proprio quel comportamento. In realtà è figlio di un sistema che sta collassando a 360 gradi”.
Un tema destinato a diventare ancora più rilevante con la diffusione di contenuti generati artificialmente. Per questo Jakidale insiste sull'importanza di provare le tecnologie, verificarne il funzionamento e raccontarne anche i fallimenti. Un robot che non riesce a completare un'operazione, un prodotto che delude le aspettative o un esperimento che non va come previsto possono essere occasioni per capire qualcosa in più, anziché errori da nascondere.
E per chi oggi ha quindici o vent'anni e dovrà abitare quel futuro? Il consiglio è di non chiudersi in un'unica specializzazione, ma continuare a sperimentare anche al di fuori del proprio ambito, mantenendo la capacità di adattarsi a cambiamenti che oggi non possiamo ancora prevedere.














