E' atteso domenica mattina l'arrivo a Genova della Life Support con a bordo 113 naufraghi, tra cui due donne incinte e 36 minori soli, soccorsi tra il 27 e il 28 ottobre in acque internazionale nelle zone Sar maltese e libica. Con il primo intervento la nave di ricerca e soccorso di Emergency ha tratto in salvo 73 persone, tra cui 4 donne, un bambino e 15 minori non accompagnati, trovate su un’imbarcazione in legno in difficoltà. Nella seconda operazione, avvenuta alle prime ore di mercoledì 28 ottobre, la Life Support ha soccorso 40 persone, tra cui anche 5 donne e 21 minori soli, che erano a bordo di un gommone semi sgonfio.
"Le persone soccorse erano in discrete condizioni generali, sebbene provate dal viaggio e dai giorni in mare - racconta Giacomo Marro, medico a bordo della Life Support - Le due donne in gravidanza sono clinicamente stabili e anche il bambino più piccolo è in buona salute. In generale, i casi clinici prevalenti riguardano malattie cutanee, conseguenti alle precarie condizioni igienico sanitarie sia pre-partenza che a bordo delle imbarcazioni su cui i naufraghi hanno viaggiato, e svariati casi di mal di mare per le condizioni meteorologiche avverse. Dal giorno seguente il primo soccorso - aggiunge - abbiamo riscontrato vari casi di disturbo post traumatico da stress. Temiamo che la lunga navigazione in corso possa far emergere o aggravare le già complesse condizioni a bordo".
Le persone soccorse hanno riferito di essere partite dalle coste libiche e provengono prevalentemente da Bangladesh, Somalia, Eritrea, Egitto, Etiopia, Pakistan e Sudan, "Paesi colpiti da conflitti, povertà estrema e crisi climatica" ricorda Emergency. La Life Support sta proseguendo la sua rotta verso il capoluogo ligure, indicato dalle autorità italiane come porto di sbarco. "Dista circa 680 miglia nautiche e 4 giorni di navigazione dal punto del secondo soccorso", spiegano dall'ong. "Dover raggiungere un porto tanto distante significa imporre ai naufraghi, che sono soggetti vulnerabili, altri giorni in mare e allontanare il loro accesso a servizi essenziali, mentre secondo le convenzioni internazionali dovrebbero essere portati in un luogo sicuro il prima possibile – commenta Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support -. Questa scelta delle autorità ha anche l’effetto di tenere la nostra nave lontana dall’area operativa del Mediterraneo centrale. Ossia una delle rotte migratorie più letali al mondo, dove nei primi dieci mesi dell’anno si sono contate 1.036 vittime stando ai dati dell'Oim". A bordo della nave Sar di Emergency per la missione in corso, la 46esima, c’è anche il navigatore oceanico Giovanni Soldini come soccorritore.














