/ Cronaca

Che tempo fa

Cerca nel web

Cronaca | 11 gennaio 2019, 16:00

Pegli, nasce il social network delle persone di buona volontà

Dall’idea delle quattro sorelle Boccardo, ecco ‘Daboc’: una piattaforma per mettere a disposizione le proprie competenze e indicare quelle di cui si ha bisogno, all’insegna del concetto di ‘baratto sociale’. Presentazione domani alle ore 18 in piazza Zagora

Pegli, nasce il social network delle persone di buona volontà

Non vi è gioia più grande che nel donare, ricorda un antichissimo proverbio. Ma anche quando si tratta di ricevere, l’animo umano è sempre ben disposto. Se poi si può innescare lo scambio, ancora meglio.

Ma, in questo caso, non si tratta di oggetti fisici, bensì di tempo libero, di professionalità, di competenze. Il baratto del ‘saper fare’, pensato e voluto come elemento di scambio, di utilità reciproca, di aiuto e sostegno vicendevole. Metto in piazza quello che so fare e chiedo alla piazza ciò di cui ho bisogno.

In tempi di sharing economy, la bella idea di declinare questo concetto in base alle attitudini di ciascuno è venuta a quattro sorelle di Pegli. Si chiamano Rossella, Maddalena, Olivia e Angelica Boccardo. Domani pomeriggio alle ore 18, presso la Scuola Studio Dyv Top di piazza Zagora a Pegli (si trova a metà di via Cassanello, all’altezza del ponte sul Varenna), presenteranno al pubblico Daboc, ovvero il loro progetto di scambio e arricchimento reciproco. L’incontro è gratuito e per partecipare basta scrivere una mail all’indirizzo incontriamoci@daboc.net.

Rossella Boccardo racconta il percorso e illustra i contenuti: “La scorsa estate abbiamo avuto questa idea: mettere a disposizione le nostre competenze per gli altri e, in cambio, trovare altre persone disposte a fare la stessa cosa, rispolverando l’antico concetto di rete fisica. Di questi tempi, infatti, il concetto di rete è quasi esclusivamente virtuale. Siamo sempre connessi, ma in realtà siamo soli. Invece, con il nostro progetto vogliamo, pur sfruttando le nuove tecnologie, creare poi occasioni di incontro e di confronto vere e proprie, dalle quali trarre ognuno reciproca utilità”.

Daboc nasce dalla parola latina dabo, ovvero la prima persona singolare del verbo dare, “più una ‘c’ che abbiamo aggiunto in fondo perché pareva che ci stesse bene… La prima vera riuscita l’abbiamo vissuta al nostro interno: perché grazie a questo progetto le quattro sorelle si sono riunite e ora ci vediamo molto più spesso. È un vero piacere. Ci confrontiamo, siamo una bella famiglia che ora, a poco a poco, si sta arricchendo”.

Ma come funziona Daboc? “Dalla nostra idea è stato sviluppato un sistema preciso, messo a punto da Vincenzo Monno e dalla sua azienda CyberTribu, che si occupa appunto di sviluppare intuizioni, anche a livello informatico. Daboc (www.daboc.net) è un sito Internet dove, a partire da lunedì, ci si potrà iscrivere: ciascuno dovrà mettere la propria immagine e indicare le sue competenze, la sua professione, insomma quello che sa fare e che vuole mettere a disposizione degli altri. Contestualmente, dovrà indicare anche ciò di cui ha bisogno”.

Il sistema informatico incrocerà domanda e offerta e poi si potrà dar vita agli scambi reali: “Ad esempio, io posso mettere a disposizione un’ora di ripetizioni di matematica e chiedere, in cambio, un’ora di trattamento estetico. Senza nessuna moneta di scambio. Se non il piacere di dare e avere, una sorta di ‘baratto sociale’, come lo abbiamo voluto definire”.

Un concetto simile è già stato affrontato dalle Banche del Tempo, che sono operative in tutta Italia: “Ma lì si mettono a disposizione le ore, mentre da noi il sistema è un po’ diverso. Sono scambi a due, poi naturalmente più persone si iscriveranno, più ci saranno professioni e competenze a disposizione gli uni degli altri. Ci piace - dicono le sorelle Boccardo - questa idea di recuperare il piacere dell’incontro”.

Sono già diverse le persone che hanno preso contatto con Daboc. “Domani le incontreremo e organizzeremo, nell’occasione, anche uno speed date di competenze. Poi, con cadenza ancora da stabilire, ci saranno altri incontri e iniziative di persona. E continueremo sempre a coordinare la piattaforma on line, anche se poi gli scambi, una volta iscritti, potranno avvenire in maniera autonoma”.

Il social network delle persone di buona volontà: la versione 2.0 di un concetto che già nel mondo antico era ben chiaro e presente. ‘Do ut des’ o, per dirla con Goethe, ‘Vuoi vivere felice? Viaggia con due borse, una per dare, l'altra per ricevere’.

Alberto Bruzzone

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium