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Cultura | 13 febbraio 2020, 13:26

"Fanta-scienza": le ricerche di IIT diventano letteratura. Presentazione dell'antologia a Genova

La presentazione oggi dalle 18.30 al The Honey bar con Marco Passarello, Alessandro Vietti, Serena Barbacetto e Andrea Viscusi. Per l'occasione abbiamo intervistato il curatore e autore Marco Passarello

Marco Passarello

Marco Passarello

Prendi otto scienziati dell’Istituto Italiano di Tecnologia e otto scrittori di fantascienza e immagina che dalle ricerche degli uni e dalla fantasia degli altri ne nascano altrettanti racconti. Insomma, divulgazione e letteratura insieme in un’antologia mai uscita prima in Italia e che il padre del cyberpunk, Bruce Sterling, ha definito come qualcosa di “molto più avanzato rispetto a quanto chiunque abbia mai fatto” negli Stati Uniti”. E se lo dice lui possiamo crederci. E’ matematico, anzi è “Fanta-scienza”, a cura di Marco Passerello, già giornalista scientifico per testate come Nòva 24, Repubblica XL e altre di tecnologia, e oggi membro della redazione Rai di Bolzano, che esordisce come curatore di questa antologia, in cui hanno scritto giornalisti e scrittori fantascientifici di grandissimo calibro, vincitori di importanti premi letterari del settore, quali il genovese Alessandro Vietti, Paolo Aresi, Serena Barbacetto, Andrea Viscusi, Lukha B. Kremo, Alessandro Forlani, Franci Conforti e Piero Schiavo Campo. Mentre tra gli scienziati hanno contribuito: Francesco Nori, Marco De Vivo, Barbara Mazzolai, Paolo Decuzzi, Guglielmo Lanzani, Alberto Diaspro, Athanassia Athanassiou e Davide De Pietri Tonelli.

Il libro (edito da Delos Digital e disponibile su www.delosstore.it) sarà presentato a Genova oggi, giovedì 13 febbraio dalle 18.30 alle 21 al The Honey bar in Salita del Prione 30. Con Marco Passarello saranno presenti anche gli autori Alessandro Vietti, Serena Barbacetto e Andrea Viscusi. Moderano i Gatti di Ulthar.

 

Come ti è venuta l’idea di mettere insieme scienziati e scrittori? Un’operazione definita da Bruce Sterling come “qualcosa di molto più avanzato rispetto a quanto chiunque abbia mai fatto finora negli Stati Uniti”.

Tutto è nato da un mio articolo per Repubblica Sera sullo scrittore di fantascienza Neal Stephenson, autore di “Hieroglyph”, un’antologia dal concetto simile al mio, in cui scienziati dell’Università dell’Arizona hanno tracciato possibili scenari futuri tradotti in racconto da altrettanti autori. La differenza tra i due libri, però, è concettuale: Stephenson guarda a una fantascienza ottimista - opposta a quella negativa e molto distopica del momento – che sia in grado d’ispirare in positivo la scienza, mentre io sono dell’dea che questo genere letterario sia diventato cupo perché non siamo più in grado di immaginare un futuro che possa essere migliore del presente. Poter fare quello che ha fatto Stephenson, comunque, mi piaceva e l’occasione di scrivere, anche grazie ai suggerimenti di Bruce Sterling, è arrivata intervistando Roberto Cingolani, ex direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, e appassionato lui stesso di fantascienza, che mi ha indicato gli otto scienziati disposti a collaborare. Ad oggi, nonostante il libro non sia distribuito in libreria, ma acquistabile solo online, sta ottenendo risultati critici notevoli, e tanti apprezzamenti come quello di persone del calibro di Luca De Biase, direttore di Nova24, e, appunto, Bruce Sterling

Da giornalista scientifico che è esperienza è stata dover trarre un racconto da un’intervista?

L’intervista è stata la parte più facile, mentre è stata difficile la trasformazione in racconti e la scelta degli scrittori: molti hanno rifiutato perché non è semplice scrivere a comando: vogliono poter usare esclusivamente la fantasia. Ognuno ha scelto l’argomento che gli piaceva di più e ne è rimasto uno anche per me: è stato difficoltoso scrivere qualcosa che fosse bello e accattivante pur restando fedele alle parole dello scienziato, ma sono contento del risultato. Anche ad Alberto Moravia la giunta di Trento aveva commissionato un racconto sul Trentino: ne era nato “Il vassoio davanti alla porta”, che si svolge tutto in una camera da letto! (ride n.d.r.).

E il tuo racconto, “Comunione”, di che cosa parla?

Intervistando Guglielmo Lanzani, che all’IIT di Milano si occupa di nanotecnologie indossabili e commestibili, cioè biodegradabili e digeribili, mi sono chiesto che conseguenze potrebbe avere per noi mangiare le tecnologie e i dati. Il titolo, quindi, è un richiamo a questo. Inoltre mi sono ispirato anche a un altro autore americano, Stanley Robinson, che sostiene che per salvare il Pianeta dobbiamo abbandonarne una parte, lasciandola selvaggia, per cui ho ambientato il mio racconto in un’università che si trova nella giungla, dove c’è divieto d’insediamento tecnologico e dove, appunto, si usano tecnologie biodegradabili.

Ci sono altri racconti sull’ecologia e la salvaguardia del pianeta?

Sì, perché anche la scienziata Athanassia Athanassiou parla di una plastica organica, biodegradabile, che sta studiando e che vorrebbe realizzare in modo che sia in grado di crescere da sola, proprio come un organismo vivente. Da questo studio Alessandro Forlani ne ha tratto il racconto La cura delle cose”. A differenza di molti che possono prospettare scenari apocalittici all’idea di una plastica che cresce, Forlani ha immaginato un vecchietto, che in un ospizio ha la tv, fatta di plastica viva, e con cui ha un rapporto “umano”, tanto che quando si rompe vuole farle i funerali. Si tratta di un racconto più poetico e meno di fantascienza hard.

Prevale, in genere, la verità scientifica o l’invenzione? E il lettore può divertirsi e anche imparare qualcosa?

Tutte le interviste agli scienziati sono contenute nell’antologia, quindi si tratta di un libro non solo di racconti di fantascienza, ma anche di divulgazione scientifica pura. E forse uno dei motivi per cui sta piacendo è proprio questo. All’interno dei racconti, poi, c’è molto altro: volevo che fossero avvincenti e commuoventi, e non di fantascienza classica, che rischia di diventare anche noiosa.

Hanno collaborato autori già vincitori o finalisti di premi importanti: che caratteristiche dovevano avere?

Sono autori di vario tipo, non solo fantascientifici. Quello che ho fatto è stato selezionare chi aveva un forte background scientifico - come i giornalisti scientifici che hanno collaborato - e autori di fantascienza. Non volevo che concepissero questo genere in modo stereotipato, ma che fossero in grado di immaginare uno spunto sul futuro, per cui non si è trattato solo descrivere un’ambientazione futuribile, ma di fare una riflessione sul nostro presente attraverso il racconto di che cosa può succedere domani.

Ci sarà un secondo volume?

Me lo hanno già chiesto in molti, tra cui Bruce Sterling, che ha detto che vorrà esserci: questo è un grande onore per me. L’intenzione c’è, ma con una formula diversa: mi piacerebbe farne un’antologia monotematica, con vari scienziati e autori che parlano dello stesso argomento. Vedo che questo libro attira l’interesse, per cui mi piacerebbe poterne organizzare un altro entro il 2020, ma trovando un editore che me lo commissioni.

Medea Garrone

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