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Cronaca | 14 settembre 2018, 19:30

Multedo, il casello ‘provvisorio’ sempre più pericoloso

La rampa, che sin dagli anni Sessanta sarebbe dovuta essere momentanea, è diventata sempre più trafficata dopo la tragedia del Ponte Morandi. Camion incastrati, mezzi che passano contromano, rischi per chi attraversa. Il Comitato: “Chiediamo un presidio fisico di Polizia Municipale almeno all’entrata e uscita dalle scuole”

Multedo, il casello ‘provvisorio’ sempre più pericoloso

Un camion imbocca la strada contromano, mentre le auto nell’altro senso suonano il clacson all’impazzata. I guidatori sono terrorizzati dal ‘gigante’.

Poi, pochi minuti dopo, altri due tir s’incastrano nella curva stretta che conduce al casello autostradale. Questione di millimetri. Ma quando la rampa fu progettata, neppure esistevano mezzi pesanti… così pesanti. E neppure così larghi.\

Non è finita. Passa un’ora e dalle finestre arriva uno stridulo suono di pneumatici e motore a tutta, seguito da un insopportabile odore di gomma bruciata. Che cosa mai sarà successo ancora? Un altro autoarticolato si è fermato sulla salita di via Reggio, e ora fatica a ripartire. Siamo sull’asfalto asciutto, attenzione. Perché quando piove e diventa viscido, il ‘concerto’ si moltiplica.

Benvenuti a Multedo, lungo la direttrice che conduce al casello autostradale, etichettato come ‘provvisorio’ da più di cinquant’anni. Lo avevano aperto negli anni Sessanta, dandogli la denominazione di Genova Pegli (anche se la servitù, come fanno notare tutti da queste parti, è solo ed esclusivamente di Multedo) e con la promessa che in poco tempo quelle due curve a gomito, una ancora in rampa e una già nel percorso urbano, anticipata da un frequentatissimo attraversamento pedonale, sarebbero state eliminate. Che sarebbe stata costruita una bretella, quella sì che avrebbe portato direttamente a Pegli. Se non altro anche per giustificare il nome del casello.

Oggi, settembre 2018, nulla è cambiato. Il nome dell’uscita autostradale continua a evocare i buoni propositi, divenuti ormai leggenda. O barzelletta che dir si voglia. Nulla più. La data, settembre 2018, non è casuale. Perché questa situazione di traffico, di pericolo, di giganti a rischio collisione, già presente da decenni (e a febbraio resa tragica dalla morte di un cittadino di Multedo, Salvatore Ferraro, investito proprio dalle ruote di un tir mentre attraversava la strada per tornare a casa), si è ulteriormente aggravata a partire dal 14 agosto scorso. Da quando, cioè, non esiste più il Ponte Morandi.

Molti veicoli escono a Genova Aeroporto, dove sono obbligati, per poi riprendere la A10 (che diventa A7 o A12) a Genova Ovest. Ma altrettanti optano per ‘anticipare’ le code in uscita al casello successivo e scelgono il percorso urbano tra Pegli, Multedo e Sestri Ponente, andando appunto a stressare ulteriormente la ‘provvisoria’ uscita. A rendere le strisce pedonali ancora più pericolose. A far salire ulteriormente la rabbia del quartiere

Sono mesi che il Comune di Genova promette soluzioni, già prima della morte del pensionato. Ci si è scervellati sull’opportunità di spostare le zebre, d’installare un impianto semaforico, di ridisegnare la curva ‘mangiando spazio’ ai Giardini Lennon, unico polmone vivo e vitale della zona. Tutto affidato allo studio e al placet di Autostrade. Sempre loro. Sempre col carico di responsabilità inevase.

E intanto lunedì iniziano le scuole. Centinaia di persone in più attraverseranno quelle strisce. Il Comitato di Quartiere di Multedo da anni ha ‘fotografato’ il problema. Nel vero senso della parola. Mandando decine di immagini, video, segnalazioni agli uffici competenti.

La più recente è di ieri. Della serie: poi non dite che non vi avevamo avvertito. Anche perché il Comitato, come giusto che sia, ci mette pure il ‘carico da 90’: oltre ai problemi elencati, Multedo è zona classificata come R.I.R., acronimo che sta per Rischio d’Incidente Rilevante. In caso di incidenti ai depositi costieri del posto (Eni, Carmagnani e Superba), oppure al Porto Petroli (e la storia ne è purtroppo ricca), via Reggio dev’essere tassativamente libera per eventuali soccorsi e per assicurare una via di fuga.

Libera? Ma quando? Ma come? Un’utopia, certo, di questi tempi. A parlare è Sergio Di Antonio, presidente del Comitato: “Per l’ennesima volta abbiamo scritto a Comune e Polizia Municipale, allegando alcune foto che testimoniano quello che quotidianamente e più volte succede nella viabilità dell'uscita del casello autostradale di Genova Pegli, immettendosi nella circolazione urbana. Peraltro, è risaputo come il casello sia collocato nel quartiere di Multedo, soggetto a piani di evacuazione prefettizi/comunali inerenti il R.I.R.”.

Il Comitato scrive, via mail e via posta certificata, e intanto mette agli atti: “Questo affinché un domani, in caso di incidente/tragedia/disastro, non si possa dire che non eravate a conoscenza della pericolosità viaria della zona, voi a vario titolo, responsabili nelle vostre funzioni pubbliche, dell'incolumità della popolazione. La situazione probabilmente si farà ancora più critica la prossima settimana, quando, a partire da lunedì, inizieranno le scuole di ogni ordine e grado”.

Quindi l’appello: “Come Comitato di quartiere, su richiesta di molti nostri concittadini, siamo pertanto a richiedervi un presidio al fine di rendere sicuro l'attraversamento nei pressi dello svincolo nelle ore che interesseranno gli ingressi e le uscite degli studenti dagli edifici scolastici”.

“Ci pare il minimo che si possa fare - evidenziano Simona Granara, Patrizia Morbioli e Fabio Marchetti, del direttivo del Comitato - In maniera educata, civile e responsabile stiamo evitando di toccare, in questo periodo, gli altri problemi di Multedo, perché è giusto che la maggior parte delle forze siano concentrate sull’emergenza Ponte Morandi. Ma non possiamo fare a meno di ricordare che le questioni aperte rimangono e che la promessa e l’impegno di affrontarle, per noi, sono sempre valide. Quanto al casello, non vogliamo fare né i rompiscatole né gli allarmisti. Abbiamo semplicemente fotografato una situazione che ci pare urgente e non più rinviabile”.

Nessuno vuole altri incidenti. Nessuno vuole altri morti. Nevvero? 

Alberto Bruzzone

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