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Cronaca | 18 settembre 2018, 07:00

Multedo, la sede di Postel verso la chiusura. Allarme per i lavoratori

I 62 dipendenti diretti saranno spostati presso l’aeroporto. Ma i 30 della cooperativa New Log rischiano di perdere il posto. Sindacati e politica mobilitati: “Dopo la tragedia del Ponte Morandi facciamo appello affinché non siano i genovesi a pagare ancora”

Multedo, la sede di Postel verso la chiusura. Allarme per i lavoratori

Sono giornate caldissime, per la sede Postel di Multedo, nel Ponente genovese. I destini di 62 lavoratori del centro stampa e di altri 30, che lavorano per una delle cooperative collegate all’azienda, sono in bilico. Il crollo del Ponte Morandi, in questo caso, non c’entra nulla, perché la vertenza sulla chiusura di questo stabilimento era partita molto prima. Ma certo, con l’emergenza la situazione si è aggravata.

Le difficoltà logistiche si sono fatte ancora più concrete, la parola razionalizzazione - tanto fredda quanto impietosa - è tornata ad essere frequente. A difendere i 62 lavoratori di Postel sono state tutte le sigle sindacali e la soluzione che si prospetta, come spesso avviene, è un compromesso: i dipendenti dell’ex centro stampa saranno tutti riqualificati e sistemati a occuparsi di un’altra mansione, mentre la sede verrà comunque chiusa e tutti si sposteranno presso gli altri uffici di Postel del Ponente, quelli in zona aeroporto. A rimetterci del tutto, invece, saranno i lavoratori della cooperativa New Log Service, il cui appalto con il centro stampa di Postel scadrà a fine anno e non sarà più rinnovato.

Claudio Donatini, sindacalista della Cisl, ha seguito sin dall’inizio tutta la vicenda relativa a Postel e la spiega nei particolari. “Lo scorso aprile Postel, dopo aver segnato una forte perdita, ha deciso con il suo amministratore delegato di ‘razionalizzare’ alcune sedi, tra cui appunto il centro stampa di Multedo, i cui costi sarebbero troppo alti, sia per l’affitto sia a livello di personale e produttività. Così viene presentato un nuovo piano d’impresa, che prevede di concentrare l’attività di stampa di lettere, missive e documenti presso i centri ancora operativi a Pomezia e a Verona. Niente più a Multedo”.

I sindacati entrano subito in allarme: “Chiediamo che fine faranno i 62 lavoratori e ci vengono prospettati spostamenti. In un primo momento, pareva che tutto il centro stampa potesse essere portato presso il centro Postel dell’aeroporto, ma poi il trasloco sarebbe stato troppo oneroso. La soluzione trovata, alla fine, è la seguente: chiusura del centro stampa di Multedo e riqualificazione dei lavoratori, che passano dalla stampa alla scansione in digitale”.

Ma i sindacati restano comunque in allarme: “Si tratta di un’attività che non sappiamo quanto potrà rendere, né durare. Quindi continuiamo a vigilare su questa vertenza e non possiamo assolutamente considerarla archiviata”.

Anche perché non è per nulla risolta la questione dei 30 addetti della cooperativa New Log Service, che si occupano materialmente (l’incarico scade a fine anno, così come l’attività del centro stampa) di portare a Multedo le bobine di carta, nonché di coordinare la logistica e i trasporti. Ma, venendo a mancare la produzione diretta, è chiaro che non servirà più la loro opera.

Nei giorni scorsi ci sono state agitazioni. Sono stati affissi striscioni di protesta ai cancelli della sede e altre iniziative sono previste più avanti. Intanto, si è mossa anche la politica, che ha preso in carico la vertenza e il futuro dei lavoratori, oltre che del sito produttivo.

Il consiglio regionale ha approvato di recente all’unanimità, col sostegno del Partito Democratico, un ordine del giorno su Postel, con il quale si chiede alla giunta Toti d’intervenire urgentemente presso Poste e Mise, coinvolgendo il Comune di Genova, per richiedere, vista la straordinaria situazione in cui si trova Genova dopo il tragico crollo del Ponte Morandi, la sospensione del piano industriale dell’azienda che prevede il trasferimento delle sedi genovesi di Multedo e via Rela presso il CMP Colombo, delineando quindi lo smantellamento totale delle attività di stampa e la perdita per il territorio di una delle ultime realtà storiche esistenti, con conseguente perdita dei posti di lavoro per il personale dell’indotto (cooperative): circa 30 lavoratori.

Postel, si ricorda nell’odg, svolge “la propria attività nel settore dei servizi per la gestione delle comunicazioni, specializzata nella Stampa di Corrispondenza Massiva (cd. Mass Printing) e core business aziendale, nella Gestione Elettronica Documentale (GED) e altri servizi quali la dematerializzazione, la stampa Off-Set, i servizi di Direct Marketing, rivolgendo la sua attenzione in particolare alle aziende, alle banche e alla Pubblica Amministrazione centrale e locale, e ha vissuto negli ultimi 6 anni un turnover estremo dei massimi dirigenti aziendali (direttori ed amministratore delegato)”.

Ad aprile Postel, prosegue l’ordine del giorno, “ha presentato il Piano Industriale 2018 - 2022 in cui si parla della chiusura dei due stabilimenti genovesi. Da qui l’impegno del Partito Democratico e delle altre forze in Consiglio regionale per chiudere la sospensione di tale piano”, hanno scritto in una nota i consiglieri regionali del Pd ligure Giovanni Lunardon e Pippo Rossetti.

Analogo impegno anche per l’ex sindacalista di Cgil e oggi consigliere regionale Gianni Pastorino (Rete a Sinistra): “È assurdo: l’azienda vuole eliminare il settore che rende di più. Non solo: Postel ha annunciato la riorganizzazione lo scorso aprile, ma notizie certe risalgono solo al 3 luglio scorso. E oggi questa doccia fredda, che a noi appare un’azione manu militari. Ci aspettiamo un atto di responsabilità da parte dell’azienda. Ora bisogna mettere al primo posto l’uscita dall’emergenza della città, dopodiché si dovrà negoziare che il trasferimento avvenga alle condizioni migliori, preso atto che non possono essere i lavoratori a pagare le nuove scelte aziendali con licenziamenti e tagli salariali”.

Alberto Bruzzone

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