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Economia | 15 novembre 2018, 15:53

Ponte Morandi: oltre 120 milioni di danni per le imprese delle zone rossa e arancione

404 i modelli presentati alla Camera di Commercio: industria, commercio, servizi alle imprese i settori più colpiti

Ponte Morandi: oltre 120 milioni di danni per le imprese delle zone rossa e arancione

Dopo la diffusione, nei giorni scorsi, della fotografia dei danni subiti dalle 2058 imprese di tutta Italia che hanno presentato alla Camera di Commercio il modello di segnalazione dei danni, l’ufficio studi camerale punta l’obiettivo sui 404 modelli provenienti dalle zone rossa e arancione, rispettivamente quella che si trova nel cono d’ombra del ponte e l’area immediatamente circostante.

Il danno complessivo subito dalle aziende delle zone rossa e arancione è di 120.454.464 euro (di cui 44.397.157 diretti) a fronte di un totale di 422.104.708 euro, mentre il danno medio è di 298.154 euro. Sorprendentemente, il danno medio delle zone rossa e arancione non è il più alto dichiarato nelle diverse aree considerate (resto di Genova, Valpolcevera, resto della provincia e resto d’Italia) ma viene superato dal danno medio del resto della provincia (380.786 euro) e da quello del resto d’Italia (841.078). E questo nonostante le 3 imprese che hanno subito il danno più alto in assoluto, fra diretto e indiretto, si trovino tutte nella zona rossa.

Guardando la ripartizione fra i settori, il più colpito risulta l’industria con 77.903.726 euro di danni, seguito dal commercio con 22.804.185 euro e dai servizi alle imprese con 11.452.611 euro. Ancora una volta, il numero più alto di modelli presentati (181) spetta al commercio, che stacca decisamente i servizi alle imprese (42), i servizi alle persone (40), l’industria e il turismo (39).

Scendendo ancora ad analizzare le diverse voci di danno, balza agli occhi il danno diretto patito dall’industria, di ben 35.831.430 euro, che corrisponde all’80,7% di tutti i danni diretti dichiarati in zona rossa. Su un totale di 44.397.157 euro di danni diretti subiti da tutti i settori, ben 37.541.184 sono legati alla perdita di immobili, e il resto è ripartito fra macchinari, merce e spese tecniche.

Lo scotto più alto fra le diverse voci di danni indiretti lo pagano l’industria con 14.241.965 euro di costi aggiuntivi di personale, pur non avendo interrotto l’attività, e il commercio, con 11.609.199 euro di mancato guadagno, sempre senza interruzione dell’attività: è il caso dei tanti negozi e ristoranti che hanno visto scomparire il passaggio della clientela dopo il crollo del ponte e le modifiche alla viabilità.

Redazione

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