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Municipio Ponente | 03 luglio 2021, 17:00

Manuel e i suoi: il riscatto e l’orgoglio una pizza dopo l’altra

Trentatré anni, ha iniziato come portapizze quando ne aveva tredici. Poi è passato dietro al banco, è diventato titolare e lunedì apre un secondo punto: oltre a quello di Pra’, ci sarà pure quello di Pegli

Manuel e i suoi: il riscatto e l’orgoglio una pizza dopo l’altra

Puoi essere una ballata di Springsteen, un racconto di Steinbeck, una poesia di Whitman, senza essere un rocker, senza essere uno scrittore, senza essere un poeta. Puoi essere una persona, ma anche un personaggio, quando fai centro con un sogno, e poi fai centro con il tuo lavoro, e poi fai centro con la tua vita. E poi, ancora, continuare a far centro, per realizzare pure le vite degli altri.

È la storia di chi parte da zero, ma veramente da zero, e arriva a cento, a mille, a centomila; è la storia di un ragazzo di Pra’, nel Ponente genovese, che si chiama Manuel Camedda, ha trentatré anni e lavora almeno da venti nel mondo della pizza. Dove ha svolto tutto il ‘cursus honorum’: ha iniziato come portapizze, è passato dietro al banco, ha fatto il dipendente, ha rilevato una piccola attività e l’ha portata a diventare grande, anzi grandissima. L’ha spostata di sede, ha affiancato all’asporto anche il servizio ai tavoli, ha creato posti di lavoro, ha messo su famiglia e ha fatto mettere su famiglia ai suoi collaboratori.

E ora, siccome chi ha talento non si ferma mai, siccome dal talento di un singolo dipende non solo il suo successo, ma pure il successo collettivo; siccome ci sono persone destinate a giocare con il 4 sulla maglietta, e poi ci sono quelle che sono invece nate per indossare il 10, ‘Voglie di pizza’ di Manuel Camedda, che ha la sua sede principale in via Pra’, sull’Aurelia, di fronte all’Aquacenter ‘I Delfini’, raddoppia e, a partire da lunedì 5 luglio, apre un secondo punto a Pegli, in zona Risveglio, ovvero alla fine del lungomare e poco prima di Pegli Lido.

C’è una pizzeria alla quale se ne aggiunge un’altra, ma il bello di questa vicenda è il come, il bello di questa vicenda è raccontare quanto lavoro, quanta passione, quante energie vi sono state messe dentro, quanto amore ha mosso tutte queste sfere.

Quanta voglia di riscatto: “Io da bambino avevo poche risorse - racconta Manuel Camedda - Lo ammetto, avevo poche risorse. Siamo una famiglia per metà siciliana e per metà sarda: abbiamo sempre affrontato la vita con grandissima dignità, ma non senza difficoltà. Solo che abbiamo la testa dura, abbiamo sempre avuto la voglia di rimboccarci le maniche, non ci è mai mancato lo spirito di sacrificio”.

Non dev’essere stato facile, per un adolescente, “mettersi a lavorare tutti i sabati sera, e tutte le altre sere, mentre magari i tuoi amici uscivano, andavano al mare, poi andavano a prendere l’aperitivo, e tu invece eri sempre lì in pizzeria. Ma, per quanto mi riguarda, è stato proprio in pizzeria che ho trovato quello che ho sempre cercato”.

Manuel monta su un motorino a tredici anni, “che non avevo neppure la patente e nemmeno l’assicurazione”, racconta sorridendo, intanto è trascorso ormai moltissimo tempo e il reato sarebbe pure prescritto… “Monto sul motorino così, e i miei titolari ovviamente non lo sapevano, ma io avevo troppo bisogno di lavorare. Così inizio a fare il portapizze, e intanto vado avanti a studiare. ‘Frae Buttin’, ovvero i fratelli Andrea e Roberto Bottino, in via Sapello, era una pizzeria d’asporto molto conosciuta. Mi hanno accolto come uno di casa e mi hanno sempre dato una mano. Poi, tutte le sere, a fine servizio, chiedevo di potermi preparare la mia pizza. È stato così che ho preso confidenza con il bancone, con l’impasto, con le farciture e poi con la cottura. Anche gli altri ragazzi chiedevano che facessi la pizza per loro, e devo dire che i fratelli sono sempre stati felici di questo, nessuno si è mai lamentato, non ci sono mai state invidie né gelosie”.

Anzi: Andrea e Roberto Bottino capiscono che hanno davanti un ragazzo che non solo ha la tenacia di un mediano, ma pure l’estro di un fantasista e la carica esplosiva di un centravanti. Perché, alla fine, Manuel indossa il 4, il 10 e pure il 9, quando c’è bisogno: “Una sera di particolare afflusso, era un sabato, mi misero dietro al bancone a dare una mano. Ho pensato che, se fossi sopravvissuto a una serata del genere, sarei diventato un pizzaiolo. Mi misero una pala in mano e mi dissero: ‘Se non molli stasera, non mollerai mai più’”.

Furono profetici, i fratelli Bottino, perché Manuel Camedda non ha veramente mollato più: “A 17 anni sono dietro al bancone. Quindi, arriva il momento che i fratelli Bottino prendono la decisione di cedere il locale. Si guardano un po’ in giro ma, alla fine, fanno la proposta a me. Ho sempre avuto i miei genitori al fianco, mi hanno sempre sostenuto in qualsiasi scelta: abbiamo deciso che l’avremmo fatto, che avremmo rilevato, e i titolari sono stati molto disponibili a venirci incontro economicamente”.

Nel giro di un po’ di anni, tutte le pendenze sono state ripianate. E non solo: ‘Voglie di pizza’ è cresciuta sempre di più e, da via Sapello, è scesa in via Pra’, lungo la strada principale. “Siamo nel 2013. Poi, dal 2018, si aggiunge il servizio ai tavoli”.

Oggi la squadra è formata da papà di Manuel, Pietro, mentre la mamma è impegnata alla sera a badare ai nipoti. Sì, perché, nel frattempo, Manuel ha formato una splendida famiglia: con la compagna Francesca, che lo affianca dietro al banco. “È nata prima Sofia, che ha 5 anni. Poi sono nati i gemelli Christian e Melissa, che ne hanno 2. Dietro al banco, non posso dimenticare mio fratello Loris e Sara, che gestisce tutte le ordinazioni”.

Poi, la ‘schiera’ di camerieri e di portapizze: “Non sono più i tempi di una volta eh - scherza Manuel - Tutti i motorini sono i miei e tutto è in regola”. Poteva essere la pandemia a fermare una persona del genere? La risposta è no, perché nei mesi duri del lockdown, non solo Manuel ha continuato a lavorare moltissimo sull’asporto, ma si è pure inventato il cocktail a domicilio. E ha regalato decine e decine di pizze alle persone impegnate in prima linea nell’emergenza sanitaria.

Dare continuità lavorativa e flusso di cassa ha permesso di guardare oltre l’orizzonte: “Mi hanno proposto il locale di Pegli, in zona Risveglio. Noi lavoriamo moltissimo da quelle parti. Ho pensato che si potesse fare, che avrei creato posti di lavoro in più e che avrei accorciato i tempi di consegna, facendo lavorare meglio i miei e rendendo la clientela più soddisfatta”.

Così si arriva a lunedì prossimo, 5 luglio: “Partiremo molto tranquillamente, senza fare il passo più lungo della gamba, come ho sempre fatto”. Manuel e i suoi ragazzi si sono messi con il cronometro a misurare i vari tempi di consegna in motorino: “Arriveremo in tutta Pegli e sino alla zona di Sant’Alberto a Sestri”.

È diventato pure coach, oltre che giocatore. E sta lavorando benissimo sulla comunicazione: video di lancio della sua attività circolano in rete con protagoniste Sara Tommasi, Francesco Chiofalo, Eva Henger, Francesca Cipriani. Anche il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha voluto raccontare su Instagram la sua storia.

Manuel Camedda se lo merita. La sua famiglia se lo merita. Il suo staff se lo merita. Ragazze e ragazzi così meriterebbero uno Springsteen, uno Steinbeck, uno Whitman, tutti i giorni seduti ai loro tavoli. Perché in fondo la pizza è anche arte: è una ballata rock, è un racconto di sapori, è una poesia di aromi.

E Steinbeck, forse, direbbe a Manuel Camedda quel che ripeteva spesso: ‘Un’avventura è un risultato ragionevole. Due sono meglio, tre meritano di essere tramandate, e quattro... nessuno potrà mai contestare quattro avventure’. Buona avventura a tutti voi.

Alberto Bruzzone

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