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Meraviglie e leggende di Genova | 01 marzo 2026, 08:00

Meraviglie e leggende di Genova - Perché ci sono le finestre dipinte?

Nel 1798 una tassa della Repubblica colpì le aperture delle case. I genovesi risposero murando i vani e dipingendoli sulle facciate. Oggi i dipinti a trompe-l’œil sono diventati una delle caratteristiche diffuse in tutta la provincia

Meraviglie e leggende di Genova - Perché ci sono le finestre dipinte?

A volte socchiuse, di tanto in tanto con un gatto affacciato, le finestre dipinte sono una consuetudine nelle facciate genovesi.

Che siano in centro città o nei borghi marinari come Boccadasse o Camogli, queste decorazioni a trompe-l’œil che ingannano l’occhio sono un’illusione oramai tipica ma chi pensa che si tratti di un vezzo artistico si sbaglia di grosso.

Sì, perché davanzali con vasi dipinti, persiane che sembrano far filtrare luci e variazioni sul tema non sono altro che una risposta dei genovesi a una tassa della Repubblica di oltre duecentocinquanta anni fa.

Siamo nel 1798. La neonata Repubblica Ligure, nata sull’onda delle trasformazioni napoleoniche, ha le casse vuote. Per far fronte alle spese e rimpinguare il bilancio, il governo introduce il cosiddetto “Sussidio patriottico sulle finestre”: una tassa che colpisce le aperture delle abitazioni.

Il principio è semplice quanto impopolare: fino a cinque finestre nessuna imposta; dalla sesta in poi scatta il pagamento, con un contributo progressivo calcolato sul numero di aperture. Più finestre, più luce, più stanze: quindi più ricchezza presunta.

Un criterio che penalizzava soprattutto le case più ampie e i palazzi signorili, mentre gli edifici stretti e alti dei vicoli, che spesso avevano poche aperture, risultavano meno colpiti.

Fatta la legge, trovato l’inganno.

I genovesi non erano disposti a farsi depredare il portafogli, almeno non senza tentare una reazione.

E così successe. Le finestre ‘in eccesso’ vennero murate, in questo modo, durante il censimento, si sarebbe rimasti sotto la soglia tassabile.

Ma per non lasciare le raccate asimmetriche e irregolari, dettaglio non accettabile, entrò in gioco la pittura.

Artigiani e decoratori realizzarono finestre e persiane in prospettiva, con elementi così realistici da ingannare l’occhio: cornici ombreggiate, imposte verdi, tende rosse mosse dal vento immaginario. In alcuni casi comparvero figure umane o animali affacciate, creando un effetto quasi teatrale.

Nei secoli passati erano state sperimentate decorazioni illusionistiche sulle facciate di palazzi aristocratici. Con la tassa del 1798 la pratica di decorare i muri esterni divenne una consuetudine. Ed ecco che ancora oggi, passeggiando per la città e non solo, si incontrano le finestre che confusero persino gli esattori.

La tassa sopravvisse in parte anche durante il periodo napoleonico, ma con l’Unità d’Italia e le riforme successive venne definitivamente superata. Le finestre, però, rimasero.

Col tempo, ciò che era nato come espediente è diventato tratto identitario. Oggi le finestre dipinte sono considerate parte integrante del patrimonio storico cittadino. I restauri devono rispettarne le forme e i colori originari, e molte di esse sono vincolate come elementi di pregio.

Un ‘tapullo’ che è il lascito di un’epoca in cui Genova scelse di rispondere alla pressione fiscale con fantasia e pennello, trasformando così l’obolo in una leggenda.

Isabella Rizzitano

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