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Attualità | 19 novembre 2022, 07:20

Marciapiedi, scalinate e muretti: la grande palestra urbana del parkour

Vivere la città in un modo alternativo imparando a conoscere la propria mente e il proprio corpo sono alla base della disciplina

Marciapiedi, scalinate e muretti: la grande palestra urbana del parkour

Allenarsi usando la città come una grande palestra, tra marciapiedi, scalinate e muretti, per imparare a conoscere il proprio corpo e al propria mente.

Questo è il parkour, una disciplina sportiva nata in Francia alla fine degli anni Ottanta, arrivata in Italia all’inizio del 2000 capace di fondere insieme elementi della ginnastica e attività all’aria aperta.

A raccontare qualcosa in più su questa particolare attività è Alessio, traceur e insegnante: “Lo scopo del parkour è quello di imparare a conoscere se stessi, il proprio corpo e la propria mente, andando a trasformare movimenti ginnici come salti, capriole a terra e in aria, passaggi all’interno di ringhiere, facendo vedere effettivamente cosa il corpo è in grado di fare nel mondo che ci circonda. Per noi questo mondo è la città e quello che facciamo è giocare con ogni ostacolo che vediamo”.

Tutti possono avvicinarsi al parkour: “Il parkour non ha limiti di età per iniziare - spiega ancora Alessio - generalmente prima si inizia e meglio è per il corpo che apprende i movimenti più rapidamente ma va bene dai 4 ai 99 anni, la cosa importante è avere voglia di mettersi in gioco e di sperimentare”.

L’allenamento tipo dei traceurs inizia con un riscaldamento che dura circa una ventina di minuti e serve per abituare le articolazioni allo sforzo; dopo la prima parte si procede in base a che cosa si vuole allenare, come chiarisce ancora Alessio: “C’è un parte tecnica dove si ripete molte volte lo stesso movimento, poi una parte fisica dove si potenzia il corpo con esercizi di rinforzo muscolare. Una volta conclusa questa parte si crea un percorso con i movimenti che sono stati allenati singolarmente”.

“A Genova il parkour si può fare ovunque, la città non dispone di posti, che noi chiamiamo spot, elevatissimi per chi è più esperto ma ha un buon potenziale. Uno spot si individua se si trovano ostacoli da sorpassare come muretti, ringhiere, marciapiedi: conta molto la fantasia che ci aiuta a immaginare come superare questi ostacoli e, con l’esperienza, aumenta”.

Dominick da tempo si allena con Alessio e racconta il suo approccio alla disciplina sportiva: “Ho iniziato vedendo video on line, questi salti assurdi mi hanno fatto venire voglia di imparare. Le prime lezioni sono quasi sempre movimenti ripetitivi e questo a molti fa perdere la voglia. Si parte con movimenti semplici in un ambiente sicuro, pian piano si arriva a fare salti mortali come avvitamenti e movimenti che si riprendono dalla ginnastica artistica. A Genova ho saltato in quasi tutti gli spot, soprattutto al Porto Antico, ma ho anche viaggiato in altri paesi come Praga dove, con la comunità genovese, abbiamo saltato in città per tre giorni”.

L’esperienza di Amedeo è in parte simile: “Ho iniziato ad avvicinarmi attraverso i videogiochi come Assassin’s Creed, mi è sempre piaciuto arrampicarmi e saltare, anche quando ero bambino. Mi sono informato e ho scoperto il parkour. I primi salti lo ho fatti guardando dei video poi ho conosciuto i ragazzi di Genova Parkour che mi hanno dato la spinta giusta.

Rispetto ad altre discipline, il parkour ha la particolarità di avere poche regole: imparati i movimenti e appresi nel modo corretto, scegli tu dove farli, con che grandezza e se ne possono inventare sempre di nuovi. Se si seguono pagine di parkour su internet, ogni giorno si vedono mosse nuove che si possono provare, così come possiamo essere noi a farne di nuove e insegnarle agli altri. 

Una delle cose principali del parkour è confrontarsi con le proprie paure: la maggior parte delle volte si scopre che sono paure mentali e non fisiche. Una persona ha paura di fare un certo salto ma muscolarmente ce la fa benissimo. Il problema è la mente e quindi la paura che non ti fa andare oltre un certo step. Nel parkour questo lo si vede ogni giorno ed è un ottimo modo per iniziare a superare le proprie paure mentali nello sport poi anche nella vita”.

Chi fosse curioso di approcciarsi alla disciplina può contattare i ragazzi di Genova Parkour via Instagram o mail dal sito o dal profilo social.

 

 

 

Isabella Rizzitano

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