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Attualità | 03 dicembre 2023, 08:00

Meraviglie e leggende di Genova - Il gioco del Lotto è nato all’ombra della Lanterna

Nel Seicento, i cittadini puntavano la loro cinquina su chi sarebbe stato eletto all’interno del Serenissimo Collegio. Poi quel gioco venne regolamentato. I candidati passarono da centoventi a novanta

Meraviglie e leggende di Genova - Il gioco del Lotto è nato all’ombra della Lanterna

È arrivato il periodo in cui si scelgono i rappresentanti del Serenissimo Collegio e Genova è in fermento.

Ci si domanda chi, tra i centoventi nobili, avrebbe fatto parte del novero dei cinque eletti.

L’eccitazione dei cittadini è palpabile: tutti sono curiosi, vogliono aver ragione delle proprie idee, delle proprie intuizioni. Sono così certi che iniziano a scommettere stilando la propria cinquina.

Nonostante i tentativi, la Repubblica non riesce ad arginare il fenomeno, decide però di trarne vantaggio regolamentando il gioco: nasce Banco del Lotto.

All’ombra della Lanterna nasce così il più antico gioco a premi in Italia.

Secondo le testimonianze, il primo gioco di scommesse è datato 1576 a Genova e da qui si diffonde nelle maggiori città, ciascuna con le proprie declinazioni, basandosi sui diversi usi e costumi.

Le poste degli scommettitori venivano raccolte, metà del ricavato poi veniva distribuito tra chi aveva indovinato i cinque nomi, l’altra metà era destinata poi agli organizzatori.

Il 29 aprile del 1617 viene eletto Doge Gian Giacomo Imperiale, e Benedetto Gentile, insieme a un gruppo di cittadini, si inventa il Gioco del Seminario.

L’elezione avveniva ogni sei mesi: i nomi dei candidati erano indicati sui biglietti numerati progressivamente e inseriti in un’urna chiamata ‘seminario’.

Un’apposita legge proibiva di giocare sulla vita e su personaggi importanti come dogi, magistrati e clericali. Solo nel 1620 arriva la regolamentazione.

Nel 1643, la Repubblica aggiunge una tassa di accompagnamento e, visto che le casse pubbliche si andavano riempiendo, si decide di aumentare le giocate, scollegandole dall’elezione in Maggior Consiglio.

Ma perché i numeri sono novanta?

Anche qui, la ragione è da ricercarsi sempre a Genova quando gli eleggibili al Serenissimo Collegio passano da centoventi a novanta. Contemporaneamente, per giocare indipendentemente dall’elezione, si decide di passare dai nomi ai numeri.

Isabella Rizzitano

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