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Meraviglie e leggende di Genova | 02 febbraio 2025, 08:00

Meraviglie e leggende di Genova - La fiera di Sant’Agata

Nel Medioevo mercato agricolo, la Fiera è diventata un vero e proprio appuntamento della tradizione genovese tra devozione religiosa, leggende locali e tradizioni secolari

Meraviglie e leggende di Genova - La fiera di Sant’Agata

Con le sue centinaia di banchi che affollano le strade del quartiere di San Fruttuoso, la Fiera di Sant’Agata rappresenta un appuntamento irrinunciabile per migliaia di genovesi e non solo.

Tra funambolici venditori di piatti e magici promoter di questo o quel tritaverdure, si cammina a passo di processione, scrutando tra la merce esposta scovando l’occasione giusta.

Una tradizione, quella della partecipazione alla Fiera, che si tramanda di generazione in generazione e che affonda le sue radici nel Medioevo e nei riti antichi di fine inverno.

Sì, perché la fiera di Sant’Agata, che prende il nome dal convento dedicato alla santa catanese, un tempo fuori le mura della città, in età medievale, era un mercato agricolo che permetteva ad allevatori e agricoltori di ritrovarsi per poter vendere i propri prodotti e di farlo in città. 

Dai campi della zona (gli stessi che hanno coniato il termine ‘besagnini’), arrivavano dentro le mura ortaggi appena raccolti che finivano con l’essere rivenduti nei tantissimi mercati delle piazze genovesi. Un’ampia zona, probabilmente, era dedicata ai venditori di piante da frutto e ancora oggi si conserva l’abitudine di avere in casa alberi di limoni o altre essenze.

Accanto alla parte commerciale, nel corso dei secoli si è sviluppata anche quella religiosa, spinta da un leggendario episodio che si racconta sia avvenuto nel XVII° secolo.

Si racconta, infatti, che il 5 febbraio 1693, proprio durante la fiera, sei novizie carmelitane furono prese di mira da alcuni malintenzionati. Inseguite, le sei donne si rifugiarono sul ponte di Sant’Agata e, trovandosi in trappola, si gettarono nel letto del torrente Bisagno. Secondo la tradizione, le sei novizie si tramutarono in statue di marmo bianco e da quel momento il ponte ebbe anche l’appellativo di ‘Ponte dei Misteri’.

Negli anni, la fiera ha accolto numerosi banchi di rigattieri e robivecchi, evolvendosi poi via via verso merci di ogni tipo e prodotti enogastronomici della tradizione.

Isabella Rizzitano

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