Chi ha cenato da Kapperi, in vico dei Lavatoi, o semplicemente chi si trova a passare verso via del Molo, prima o poi sente la stessa storia: sotto il locale oggi chiuso ci sarebbe una cisterna antica. Un pozzo che risale a secoli fa, che nessuno ha mai visto ma di cui tutti parlano.
È il classico racconto che nei caruggi si tramanda volentieri, perché è verosimile: sotto i piedi degli avventori del ristorante si trova un pezzo consistente della storia dell’acqua genovese.
In realtà non è proprio così.
Una cisterna effettivamente esiste ma si trova a pochissimi metri dal ristorante. Per rintracciarla si ritorna leggermente indietro e si arriva all’imbocco di via del Molo, proprio all’angolo con vico dei Lavatoi.
Qui si vede, senza nemmeno troppa fatica, l’antica ‘fontana dei Cannoni del Molo’, uno dei due terminali del ramo di Castelletto dell’antico acquedotto civico di Genova, l’unico rimasto.
Questa cisterna era anche chiamata ‘Castello dell’acqua’, recuperando la tradizione romana per cui con il termine castellum si indicava l’edificio destinato a raccogliere e smistare l’acqua.
L’impianto della struttura è quello di base medievale mentre la configurazione che oggi si può vedere, con l’edicola votiva dedicata a San Giovanni Battista al centro della facciata, viene fatta risalire convenzionalmente al 1634. Ai lati si notano i ‘bronzini’, i rubinetti di ottone dotati di valvola, ciascuno segnato da una targa marmorea numerata che identificata l’utenza a cui era destinato.
Si trovano anche i ‘cannoni’, da cui la fontana prende il nome, ovvero tubi di adduzione sempre aperti, senza chiave ne regolazione.
La presenza della fontana era completata dai lavatoi, come resta traccia nel nome del vicolo. Distribuiti in maniera capillare per tutto il centro storico, i lavatoi servivano a far fronte alle esigenze igieniche della popolazione (poco distante si trovava, tanto per citarne uno, quello di piazza Leccavela). Ma l’acqua che qui veniva raccolta, da dove arrivava?
Il ramo dell’acquedotto che qui terminava, nasceva in Val Bisagno e con un incredibile sistema di canali, ponti canale e cisterne portava l’acqua in città.
A partire dal 1632, la cisterna dei Cannoni serviva per raccogliere anche le acque in eccesso della cisterna legata al santuario delle Grazie, a pochi passi dalla zona. Un documento del 1917 del Prefetto dimostra che la cisterna è ancora utilizzata e l’acqua ritenuta potabile. Questo è continuato fino al 1951 quando la sua attività è stata sospesa.
Oggi resta la preziosa traccia di un sistema idrico capace di far invidia ai più arditi espedienti ingegneristici e che racconta di una complessità capace di rispondere ai semplici bisogni della popolazione.















