Prosegue oggi, e andrà avanti per tutti i venerdì successivi, ‘Alla scoperta dei Rolli’, un servizio seriale de ‘La Voce di Genova’ dedicato a una delle caratteristiche principali della nostra città, che è valsa anni fa il riconoscimento Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Si tratta del sistema dei Palazzi dei Rolli: edifici che sono vere e proprie perle del centro storico e non solo. Vi accompagneremo dentro con i nostri racconti, ve li faremo scoprire con le fotografie, vi illustreremo aneddoti e curiosità. Sempre per amore di Genova e delle nostre eccellenze. Buon viaggio insieme a noi!
Circondato dagli alti palazzi del centro storico, nel crocevia di via Canneto il Lungo, si trova uno dei tanti palazzi dei Rolli che si potrebbero definire ‘minori’ ma non per bellezza o storia, semplicemente perché meno conosciuti.
Si tratta di Palazzo Gio Andrea Cicala, oggi al civico 17 della via.
Suddiviso da qualche decennio in unità abitative private, questo palazzo si potrebbe definire l’emblema del riserbo dei genovesi e, al contempo, dell’eleganza che caratterizzava le loro residenze.
Costruito tra il 1618 e il 1619 su commissione di Gio Andrea Cicala, figura di spicco dell’élite cittadina, il palazzo nacque dalla volontà di affermare lo status della casata attraverso un’opera architettonica nuova e distinta.
Costruito su preesistenze medievali, in parte abbattute per fare spazio alla costruzione, il palazzo vide il progetto dell’architetto Bartolomeo Rosso, che concluse i lavori in soli diciotto mesi.
L’edificio fu concepito secondo un impianto sobrio ma armonico: pianta cubica, doppio piano nobile, mezzanino di servizio, atrio monumentale con scalone e un cortile interno su cui affaccia un ninfeo riccamente decorato con mosaici di ciottoli, conchiglie e pietre, secondo un gusto ispirato all’estetica dell’alessianesimo.
La facciata esterna del palazzo si distingue per l’assoluta assenza di decorazione pittorica, a differenza di molte altre dimore dei Rolli. Questo non fu il risultato di un impoverimento decorativo, ma una scelta consapevole che sembra rimandare all’ideale genovese della ‘nobiltà interiore’.
L'unico ornamento architettonico è una marcata fascia marcapiano, che divide e sottolinea l'ordine compositivo dell’edificio.
Da notare anche lo stemma che sovrasta l’architrave d’ingresso con l’aquila, simbolo della famiglia, scolpita al centro dello scudo al di sotto del quale si legge ‘mora non requies’ [il ritardo non è riposo n.d.r.].
Entrando, l'atrio e il cortile svelano invece un’inaspettata ricchezza: la fontana con ninfeo – restaurata tra il 1999 e il 2016 – richiama le atmosfere dei giardini segreti barocchi, veri e propri teatri di rappresentanza privata.
Dopo la famiglia Cicala, nel XVII secolo il palazzo passò ai Donghi, industriali della carta, che ne conservarono la proprietà fino alla fine del XIX secolo. Nel 1895 l’edificio fu frazionato in unità abitative indipendenti, un destino comune a molte dimore storiche, che però non ne ha compromesso del tutto il valore architettonico e identitario.
Spesso palazzo Gio Andrea Cicala viene confuso con l’omonimo palazzo Cicala di vico delle Scuole Pie, oggi sede di un albergo.
Pur non essendo tra i palazzi dei Rolli più noti al pubblico, Palazzo Gio Andrea Cicala offre una chiave di lettura preziosa del gusto e della visione della nobiltà mercantile genovese del Seicento. Non l’opulenza ostentata, ma l’equilibrio, l’efficienza spaziale, la bellezza discreta: tutti elementi che riflettono il carattere di una città che seppe costruire la propria ricchezza sul controllo del commercio e sulla diplomazia.














