Prosegue la mobilitazione dei portuali contro l’economia di guerra ma quella che si prepara per il 6 febbraio, venerdì, è senza precedenti.
Ventuno tra i porti europei e mediterranei, tra cui Genova, Livorno, Trieste e Civitavecchia, ma anche Bilbao, Tangeri e il Pireo, daranno vita a una protesta congiunta. Un’iniziativa che nelle ultime ore ha varcato i confini continentali, incassando l’adesione di scali strategici come Amburgo e diverse città portuali negli Stati Uniti, in Brasile e in Colombia.
Al centro dell’azione dei lavoratori portuali, affiancati da numerosi movimenti e associazioni di solidarietà, c’è un messaggio di netta opposizione alla militarizzazione degli scali e al traffico di armi. La protesta punta il dito contro “il genocidio ancora in corso in Palestina e la crescente corsa alla guerra.
Rivendicazioni che arrivano nel quotidiano dei portuali: "L’economia di guerra ha già tagliato i nostri salari, eroso i nostri diritti e distrutto i servizi pubblici essenziali”, denunciano i rappresentanti dei lavoratori. Secondo i sindacati, lo spostamento delle risorse economiche verso l’industria bellica colpisce i redditi, allunga i turni e rende sempre più difficile il riconoscimento dei lavori portuali come “usuranti” ai fini pensionistici.
La data scelta non è un caso. Il 6 febbraio inaugurano i Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina. Un passaggio che i manifestanti caricano di ulteriore significato polemico, definendo come una “provocazione inaccettabile” la presenza della milizia dell'ICE in concomitanza con l'evento sportivo.
A Genova la mobilitazione inizierà alle 18,30 al Varco San Benigno.














