Non è passato inosservato il botta e risposta tra la sindaca di Genova Silvia Salis e il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi. In una intervista rilasciata a Il Secolo XIX, il viceministro accusa l'amministrazione Salis di cercare deliberatamente il conflitto per ottenere visibilità mediatica. A partire dalla revoca dei fondi per il tapis roulant dell'aeroporto, Rixi sostiene che il Comune non abbia fatto nulla per contenere l'aumento dei costi (passati da 29 a 44 milioni) né abbia accettato di coprire la differenza economica. E ancora, propone che la funicolare per Erzelli sia realizzata con un progetto più "leggero" e finanziata da privati (Ght), mentre per la sicurezza dei ponti chiede verifiche da parte di un ente pubblico (Ansfisa) anziché affidarsi a perizie private. Sul piano politico, definisce Salis una "renziana" priva di una reale base nel PD per ambizioni nazionali.
La sindaca, sempre sulle pagine de Il Secolo XIX, ha ribattuto che il Ministero ha smesso di sostenere Genova solo dopo la vittoria del centrosinistra, citando lo stop ai fondi per la metropolitana e il silenzio sulla funicolare. Accusa Rixi di inadeguatezza istituzionale e di essere in "campagna elettorale permanente", occupandosi di vicende locali e post sui social anziché dei dossier ministeriali. Salis sostiene inoltre che gli aumenti dei costi delle opere fossero noti anche alla precedente giunta di centrodestra, che li avrebbe però taciuti. Infine, rigetta le critiche sui ponti, sottolineando che i suoi tecnici sono accreditati, e interpreta gli attacchi personali come un segno dello smarrimento della destra di fronte al consenso dei sondaggi per il centrosinistra in città.
A commentare lo scambio è stato, in primis, il gruppo Lega in Consiglio comunale. “Le dichiarazioni del sindaco di Genova Silvia Salis al quotidiano Il Secolo XIX dimostrano una grave confusione sui meccanismi di funzionamento della finanza pubblica e delle procedure infrastrutturali - scrivono in una nota-. Le risorse non dipendono dalla discrezionalità del viceministro, ma dalla capacità degli enti locali di presentare progetti completi, cantierabili e conformi alle regole. È su questo terreno che oggi l’amministrazione comunale mostra evidenti limiti, dopo che in passato Genova aveva invece dimostrato di saper rispettare le procedure. Il viceministro Rixi non può né deve aggirare norme o forzare iter amministrativi: farlo significherebbe commettere reati. Il rispetto delle regole non è un’opzione politica, ma un obbligo istituzionale. Colpisce inoltre che l’amministrazione comunale abbia restituito circa un miliardo di euro di opere pubbliche già finanziate e, allo stesso tempo, rivendichi nuove risorse. Una contraddizione che evidenzia un problema di gestione, non di volontà governativa. Le difficoltà di Genova non possono essere attribuite ad altri. I fondi arrivano dove ci sono progetti solidi e procedure rispettate. Il resto è polemica”.
Per contro, Francesco Tognoni, Segretario PD Genova, commenta: “Le dichiarazioni del viceministro Rixi su Genova sono un tentativo maldestro di scaricare sulla città e sulla sindaca responsabilità che stanno tutte a Roma. Silvia Salis ha detto una cosa semplice e vera: oggi Genova è penalizzata da scelte politiche del Governo e da un atteggiamento punitivo che sta bloccando opere strategiche e risorse fondamentali. E i fatti le danno ragione. Da mesi assistiamo a continui stop, rinvii, definanziamenti e tagli: dal tapis roulant per l’aeroporto alla funicolare per Erzelli, fino ai progetti sulla mobilità e sulla metropolitana. Altro che “mancanza di progetti”: Genova ha lavorato, ha presentato dossier, ha rispettato le procedure. È il Governo che non ha mantenuto gli impegni. Rixi finge di difendere le regole, ma dimentica che è proprio il suo ministero ad aver cambiato le carte in tavola, rifiutandosi di coprire gli aumenti dei costi sempre finanziati in passato, lasciando il Comune senza certezze e senza risposte. Questa non è serietà istituzionale: è scaricabarile. Quando si governa non basta dire “non si può”. Bisogna trovare soluzioni, accompagnare gli enti locali, assumersi responsabilità politiche. Invece oggi il Governo Meloni tratta Genova come una città di serie B, solo perché non è allineata politicamente. È paradossale accusare l’amministrazione comunale mentre si tagliano risorse, si rallentano i finanziamenti e si bloccano le opere. Così si ferma lo sviluppo, si penalizzano lavoratori, studenti, imprese e famiglie. Rixi dovrebbe spiegare perché il suo ministero ha lasciato Genova senza risposte e senza certezze. Noi stiamo dalla parte di chi lavora per Genova, non di chi la usa come terreno di propaganda”.
Anche Alleanza Verdi Sinistra ha replicato alla nota diffusa dal gruppo comunale della Lega in merito alle dichiarazioni della sindaca Silvia Salis: “Nessuno chiede scorciatoie o forzature delle regole - dichiara Francesca Ghio, capogruppo in Consiglio comunale -. La sindaca Salis ha denunciato un atteggiamento politico che scarica sugli enti locali l’assenza di risorse reali, dopo anni di annunci e promesse. Governare a colpi di rendering e poi chiudere i rubinetti non è rispetto delle procedure, ma deresponsabilizzazione”. Secondo AVS, il richiamo continuo alle “procedure” non può nascondere le responsabilità del governo nella mancata certezza dei finanziamenti e nella gestione discontinua dei progetti infrastrutturali. “Usare la tecnica come clava politica è una strategia nota - aggiunge Giorgia Parodi, co-portavoce di Europa Verde Genova -. Il problema non è la capacità dei Comuni di presentare progetti, ma la mancanza di una visione coerente sugli investimenti pubblici. Non si possono alimentare aspettative e poi accusare le amministrazioni quando le risorse vengono meno. Genova ha bisogno di certezze e rispetto istituzionale - concludono Ghio e Parodi - non di polemiche strumentali”.
Proprio a quest'ultima nota ha replicato ulteriormente la capogruppo della Lega in Consiglio comunale Paola Bordilli: “Il richiamo generico alla mancanza di risorse è una narrazione che non corrisponde alla realtà. Il governo ha destinato a Genova e alla Liguria finanziamenti storici, per quantità e continuità, paragonabili solo al Piano Marshall. Le risorse per infrastrutture, portualità e sviluppo urbano sono state stanziate e deliberate. Il problema non sono le procedure, ma una visione politica che continua a dire no alle opere strategiche. Salvo poi fare il più penoso degli scaricabarile: quando non si è in grado o non si vuole portare avanti i progetti, si scaricano le responsabilità su altri. Bloccare o rallentare interventi già finanziati non è responsabilità amministrativa, ma una scelta politica che penalizza la città. La Lega e questo governo hanno dimostrato con i fatti di avere a cuore Genova. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ora servono concretezza, collaborazione e capacità di realizzazione, non polemiche strumentali fatte anche di un goffo tentativo di Salis di sfruttare e usare Genova solo come mero strumento per visibilità personale nazionale”.
Intervenuto sul tema anche il consigliere regionale del Partito Democratico Simone D’Angelo: "Fa sorridere che proprio la Lega, campione nazionale nello scaricare responsabilità sugli altri, provi oggi a impartire lezioni di finanza pubblica e di procedure. La verità, al netto di un improbabile burocratese, è molto semplice: Genova non è una priorità per il Governo e per il viceministro Rixi. Punto. Ed è una scelta politica precisa, non un problema tecnico". "Quando alla guida della città c’era la destra, a Genova i finanziamenti sembravano poter arrivare a palate, anche quando i progetti non c’erano, cambiavano in corsa o i costi aumentavano senza che nessuno a Roma sollevasse obiezioni. Oggi invece, anche di fronte agli stessi aumenti dei costi, il Ministero delle Infrastrutture stralcia gli interventi – peraltro in gran parte presentati proprio da amministrazioni di destra – e scarica tutto sul Comune. È un evidente cambio di metodo che nulla ha a che vedere con la qualità dei progetti e molto con scelte politiche. Raccontare che bastano progetti fatti bene per far arrivare le risorse è una narrazione utile solo a chi oggi governa e decide dove indirizzare miliardi di euro. La politica conta, eccome. E se questo Governo avesse davvero rispetto del ruolo delle istituzioni e trattasse i territori senza guardare al colore politico, Genova non sarebbe oggi sistematicamente sacrificata mentre altre realtà vengono seguite con tutt’altra attenzione", aggiunge. "Sul presunto miliardo di opere restituite, la Lega continua a raccontare l’ennesima bugia per coprire i disastri prodotti dalle amministrazioni che ha sostenuto: progetti raffazzonati, promesse irrealizzabili e cantieri mai partiti. Oggi, mentre la nuova giunta Salis è costretta a rimettere ordine dopo anni di confusione, la Lega prova incredibilmente a scaricare le proprie responsabilità su chi non c’era. La realtà è che la Lega confonde volutamente il ruolo delle istituzioni con la propria convenienza politica e, mentre nel partito è ormai evidente un clima da ‘si salvi chi può’ pur di punire la sinistra, Rixi e la Lega non esitano a colpire Genova, facendo pagare ai genovesi il prezzo della propria sopravvivenza politica", conclude D’Angelo.














