Se Atene piange, Sparta non ride: tradotto ai giorni nostri, se il piccolo commercio soffre e sconta una chiusura di attività dietro l’altra, anche i centri commerciali non se la passano troppo bene, in particolare alcuni.
È il caso della galleria di negozi al Terminal Traghetti di Genova, mai così vuota e desolata come nelle ultime settimane: pavimenti puliti, servizi igienici altrettanto, ma a beneficio di pochissimi, visto che i punti vendita di un tempo hanno cessato il loro lavoro uno dietro l’altro.
A resistere, sulla ‘piazza’ principale, proprio di fronte alle vetrate che affacciano sul porto e sulla passerella che conduce direttamente alle banchine, ci sono solamente il supermercato di Coop Liguria, un negozio in franchising di articoli per la casa e per la pulizia, un bar e tavola calda. Fermi gli altri due bar, fermo il negozio dei prodotti tipici, fermo il negozio della telefonia.
Altrettanto male va alla galleria commerciale annessa, che conduce al piazzale del parcheggio: rimangono il tabacchino, la farmacia comunale, il McDonald’s e un emporio gestito da cinesi. Poi il nulla: o meglio, tanti spazi sfitti (a conti fatti sono più della metà tra quelli a disposizione) le cui vetrine sono coperte da enormi manifesti con la scritta ‘Il Terminal cambia faccia’, e con l’invito a rivolgersi a un’apposita agenzia se si vuole “far parte del cambiamento e aprire il punto vendita qui”.
L’agenzia in questione è la Odos Group di Novara che in Liguria, oltre al Terminal Traghetti, gestisce anche un parco commerciale a Ventimiglia, uno a Taggia e il centro commerciale sorto qualche anno fa a Pontecarrega, in Val Bisagno a Genova. I negozi risultano essere ventinove, di cui almeno quindici liberi e, tra questi, alcuni sono in fase di trattativa.

Ma perché il centro commerciale del Terminal Traghetti, pur essendo così strategicamente inserito nella città e con servizi quali il parcheggio gratuito per la prima ora, è andato in questo declino? A pesare può essere l’incendio alla struttura, verificatosi nell’ottobre del 2023 e seguito da una lunga trafila giudiziaria, oltre che da un periodo di inevitabile chiusura, ma anche la vicinanza con l’Esselunga di San Benigno, a meno di 500 metri di distanza: ecco che pure i centri commerciali che hanno il loro perno sulla grande distribuzione finiscono per cannibalizzarsi l’uno con l’altro (situazione analoga si sta verificando in corso Europa dopo l’apertura della nuova Basko negli spazi dei Salesiani di via Carrara).
Edoardo Monzani, presidente di Stazioni Marittime spa, responsabile dei terminal passeggeri del porto di Genova, spiega: “Il centro commerciale sta soffrendo. Si fatica a trovare persone disposte a investire, ma questa situazione non è così dissimile rispetto ad altre gallerie commerciali. Noi abbiamo adottato la politica dei temporary shop, e devo dire che in estate la situazione migliora. La galleria commerciale affollata è sempre una bella immagine, e a questo cerchiamo di puntare, ma la crisi dei centri commerciali medi è un problema più grande di noi”.
Monzani prosegue: “Non possiamo far troppi sconti sui canoni, perché dobbiamo rispettare il mercato di locazione, ma siamo fiduciosi nelle trattative avviate. La situazione può e deve migliorare. Il nostro obiettivo è rilanciare questi spazi: il centro commerciale pesa per il 10% sul fatturato di Stazioni Marittime, quindi è una voce importante per noi”.















