Ogni domenica 'La Voce di Genova', grazie alla rubrica ‘Gen Z - Il mondo dei giovani’, offre uno sguardo sul mondo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. L'autrice è Martina Colladon, laureata in Scienze della Comunicazione, che cercherà, settimana dopo settimana, di raccontare le mode, le difficoltà, le speranze e i progetti di chi è nato a cavallo del nuovo millennio.
Le sigarette elettroniche oggi sono ovunque. Non è più solo una questione di fumatori che cercano un’alternativa, ma di un vero e proprio fenomeno di costume. Le vedi nei bar, fuori dalle scuole, all’università, nei parchi, durante le pause lavoro. Sembrano aver sostituito il gesto classico della sigaretta tradizionale con qualcosa di più moderno, colorato, tecnologico. La domanda allora viene quasi spontanea: è una scelta consapevole o è diventata una moda?
Senza entrare nel dettaglio medico, è chiaro che non si tratta di aria fresca. Anche se spesso vengono presentate come un “male minore” rispetto alla sigaretta tradizionale, e in molti casi possono effettivamente ridurre l’esposizione ad alcune sostanze tipiche della combustione, non sono comunque innocue. Il punto però è un altro: l’immagine che si è costruita intorno a questi dispositivi è molto più leggera, quasi rassicurante. Design accattivante, colori vivaci, gusti dolci e profumati. Tutto sembra lontano dall’idea pesante e grigia del fumo di una volta.
La varietà è infinita. Cambiano per formato, per numero di tiri, per percentuale di nicotina, per intensità del tiro. Ci sono quelle usa e getta, pratiche, immediate, che si comprano e si buttano. E poi c’è il mondo dello “svapo”, più strutturato e quasi tecnico: dispositivi ricaricabili, liquidi intercambiabili, resistenze da sostituire, accessori che modificano l’esperienza di inalazione. In questo caso non è solo un gesto automatico, ma quasi una piccola competenza da acquisire. Bisogna saperle mantenere, scegliere il liquido giusto, capire quale tiro si preferisce. Per alcuni diventa persino un hobby.
Tra i ragazzi il successo è evidente. Piace la possibilità di sperimentare gusti che vanno dal classico tabacco ai fruttati come mango, fragola o anguria, fino a quelli ispirati a bevande ed energy drink. Il fatto che esistano versioni senza nicotina rafforza un’idea diffusa: “Se non c’è nicotina, non può farmi male”. È una convinzione che abbassa la soglia di attenzione e rende l’approccio più leggero, quasi ludico. Si prova per curiosità, per stare nel gruppo, per non sentirsi esclusi.
Un aspetto che preoccupa riguarda proprio la diffusione tra i più giovani. Questi dispositivi sono piccoli, facilmente nascondibili, spesso simili a oggetti tecnologici comuni. Non lasciano addosso il classico odore persistente di fumo, e questo li rende ancora più “discreti”. Proprio questa apparente invisibilità contribuisce a normalizzarne l’uso: è più semplice utilizzarli senza che adulti o genitori se ne accorgano, ed è più facile percepirli come qualcosa di meno grave. Il fatto che non ci sia la puzza tipica della sigaretta tradizionale abbassa ulteriormente la percezione del rischio, trasformando un’abitudine potenzialmente dannosa in un gesto quasi neutro.
C’è poi l’aspetto più spettacolare. Alcuni pubblicano video in cui creano figure e nuvole di vapore, trasformando il gesto in performance. Esistono competizioni dedicate ai vaper, dove ci si sfida sulla quantità e sulla forma delle nuvole prodotte. In questi casi il confine tra consumo e intrattenimento si fa sottile.
E infine c’è la sigaretta elettronica che ha cambiato il linguaggio quotidiano di molti fumatori: la pausa “heets?”. I dispositivi a tabacco riscaldato sono ormai diffusissimi. Per alcuni rappresentano la soluzione più simile alla sigaretta tradizionale, per altri sono semplicemente un’alternativa più “accettabile” socialmente. Anche qui, la percezione è spesso quella di qualcosa di meno dannoso, più discreto, anche se l’odore e la presenza sono tutt’altro che invisibili.
In mezzo a tutto questo rimane una riflessione più ampia. C’è chi inizia davvero con l’obiettivo di smettere di fumare, usando questi strumenti come fase di passaggio. Per alcuni funziona, per altri diventa solo un modo diverso di mantenere la dipendenza. E c’è chi non aveva mai fumato e si avvicina proprio perché l’oggetto è attraente, perché “lo fanno tutti”, perché sembra meno grave.
Forse la vera domanda è se stiamo assistendo a un cambiamento culturale o a una moda destinata a trasformarsi ancora. Le sigarette elettroniche hanno reso il gesto del fumare più tecnologico, personalizzabile, quasi neutro agli occhi della società. Ma dietro colori, gusti e design rimane comunque un’abitudine che crea dipendenza e che,
in forme diverse, continua a legare le persone al bisogno di inalare qualcosa.
Moda o scelta consapevole? Forse entrambe le cose. Dipende da chi le usa, da perché lo fa e da quanto riesce a distinguere tra ciò che è tendenza e ciò che è davvero necessario per sé.














