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Attualità | 26 febbraio 2026, 09:32

Ciclovia Superlavalle, il duro atto d'accusa di FIAB: "Un’opera spezzettata e poco utilizzata"

Il presidente Romolo Solari: "Trasformata in mobilità di serie B. Senza continuità e sicurezza l'investimento pubblico è delegittimato". L'appello per salvare il progetto

Ciclovia Superlavalle, il duro atto d'accusa di FIAB: "Un’opera spezzettata e poco utilizzata"

Quella che doveva essere l'autostrada delle biciclette per ricucire la Valpolcevera rischia di diventare l'ennesima "incompiuta a pezzi" del panorama genovese. È un attacco frontale quello che arriva oggi, 26 febbraio 2026, da FIAB Genova, che denuncia il progressivo svuotamento del progetto Superlavalle.

Nato come infrastruttura strategica per offrire un’alternativa reale all’auto,  collegare quartieri e integrare il Parco del Polcevera, il percorso appare oggi, secondo l'associazione, profondamente ridimensionato da varianti, stralci e intersezioni critiche mai risolte.

Era un progetto nato bene. Con un impianto coerente e una chiara funzione trasportistica. Oggi, a seguito delle varianti e dei tratti stralciati, quella visione appare profondamente ridimensionata. L’infrastruttura risulta frammentata, discontinua, con intersezioni critiche non adeguatamente risolte e punti di conflitto che ne compromettono la sicurezza percepita e reale.

Secondo l'associazione così configurata, la ciclovia è difficilmente utilizzabile in modo efficace. E una ciclovia che non viene utilizzata diventa paradossalmente controproducente: indebolisce l’investimento pubblico, alimenta la narrazione dell’opera “vuota” e mette in discussione la credibilità delle politiche per la mobilità attiva.

Il cuore della polemica risiede nella frammentazione dell'opera. "Una ciclovia funziona solo se è continua, leggibile e protetta", spiegano da FIAB. "Se si interrompe nei nodi critici o evita le complessità anziché affrontarle, perde la propria funzione strutturale." "È importante dirlo con chiarezza: i problemi non nascono oggi. Le criticità che vediamo sono il risultato di un’impostazione che nel tempo ha progressivamente indebolito l’impianto originario. Varianti, adattamenti, mancate integrazioni con altri cantieri, assenza di una regia unitaria: ogni passaggio ha sottratto coerenza al progetto iniziale. Ci chiediamo allora: a cosa servono le conferenze dei servizi se poi non si coordinano gli interventi sulla stessa via? Se su uno stesso asse si sovrappongono opere non armonizzate, significa che manca una visione complessiva". 

E ancora: "In città sono in corso opere ben più complesse e rilevanti di una ciclovia. Se si applicasse lo stesso metodo, frammentazione, stralci successivi, assenza di coordinamento, quale sarebbe il risultato?". 

"Dobbiamo ritenere che la mobilità attiva sia di serie B?", si chiedono i rappresentanti dei ciclisti, ricordando che il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica imporrebbe invece pari dignità rispetto agli altri trasporti.

Una simile impostazione sarebbe in contrasto con il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica, allegato al Piano Regionale delle infrastrutture, che riconosce piena dignità alla mobilità ciclistica rispetto alle altre modalità di trasporto. La mobilità attiva è parte integrante della pianificazione infrastrutturale, non un elemento accessorio.

Molti cittadini avevano creduto in questo progetto. Non per ideologia, ma per concretezza. Romolo Solari, Presidente di FIAB Genova, dichiara: “La volontà di migliorare la città si misura sulla concreta volontà politica di realizzare infrastrutture strategiche di mobilità alternativa, com’è appunto Superlavalle. Ci abbiamo creduto e siamo rimasti delusi: non perché manchi l’idea di cambiamento, ma perché nel tempo sono mancati coordinamento, coerenza e una regia capace di difendere e accompagnare il progetto nelle sue fasi più delicate, indebolendone progressivamente il potenziale trasformativo. Negli ultimi mesi, poi, l’opera è divenuta oggetto di attacchi superficiali, di facile consenso e privi di visione. Oggi siamo all’epilogo di un percorso che poteva essere un esempio e rischia invece di diventare un monito". 

Superlavalle può ancora essere recuperata, ma serve una scelta chiara: ripristinare continuità, sicurezza e coerenza progettuale. Senza questo salto di qualità, la città perderà non solo un’infrastruttura, ma un’occasione.

Redazione

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