Chiedere al Governo misure di sostegno economico e fiscale; aprire un tavolo permanente con ordini professionali e associazioni di categoria per il censimento puntuale delle opere; privilegiare la rigenerazione urbana; sollecitare l’approvazione del Progetto di Legge regionale 86/2025 sul contenimento del consumo di suolo.
Questo, in sintesi, l’Ordine del Giorno approvato dal Comune di Genova per rispondere all’emergenza legata al dissesto idrogeologico e ai muri di sostegno. Il documento è stato approvato con 23 voti favorevoli e 13 astenuti. Un risultato che arriva al termine di un dibattito acceso, segnato da reciproche accuse tra i gruppi consiliari sulla gestione passata e presente delle fragilità del territorio genovese.
Il dibattito ha evidenziato profonde divergenze sulla visione urbanistica della città.
Il consigliere Gandolfo (Fratelli d'Italia), pur annunciando l'astensione, ha puntato il dito contro le responsabilità storiche: “Sappiamo perfettamente le fragilità del nostro territorio”, legate anche a piani regolatori degli anni Cinquanta e Sessanta con scelte azzardate di cui oggi si paga il conto.
Duro anche l'intervento del consigliere Mesmaeker (M5S), che ha sollevato dubbi sugli investimenti dichiarati: “Vorrei sapere qual è il numero delle opere a mare realizzate o finanziate negli 8 anni del sindaco Bucci, perché sono, credo, se non sbaglio, zero e non è stato fatto niente”. Mesmaeker ha poi incalzato l'amministrazione sui fondi: “Io vorrei una la documentazione di come sono stati spesi questi 300 milioni e se non ce la danno loro chiedo all'assessore di di tirar fuori un documento perché non si è ancora capito dove abbiano messo questi 300 milioni”.
La consigliera Erika Venturini (Lista Civica Silvia Salis) ha motivato il voto favorevole parlando di “giustizia ambientale”, sottolineando che “il dissesto però non è una circostanza fortuita, è risultato di scelte urbanistiche di pianificazione frammentate di una cultura considerata il suolo come una risorsa infinita”. Riguardo alla questione dei muri di sostegno, ha aggiunto: “La manutenzione non può essere lasciata soltanto ai soli privati, perché il rischio non è solo loro, ricade su tutti noi. Quando cede un muro le conseguenze ricadono appunto su strade, su scuole e su infrastrutture”.
Di parere opposto il consigliere Pietro Picciocchi (Vince Genova), che ha denunciato tagli ai capitoli di spesa specifici: “Mi dovete spiegare perché l'anno scorso quando abbiamo approvato il bilancio avete depauperato l'accordo quadro muri. L' accordo quadro muri era 1 milione di euro è diventato €900.000, mi dovete spiegare perché avete ridotto l'accordo quadro scarpate, l'accordo quadro frane”. Dello stesso avviso il consigliere Alessio Bevilacqua (Lega), che ha definito l'atto quasi pleonastico: “forse la maggioranza attraverso questo documento vuole legittimare la giunta ad alzare l’asticella e a chiedere sempre soldi al Governo, a chiedere sempre soldi in Regione Liguria”.
L’assessore Massimo Ferrante ha difeso l’operato dell’amministrazione, respingendo le accuse di tagli: “vi hanno dimostrato che in realtà c'è stato un incremento di interventi previsti di manutenzione sono stati destinati la bellezza di 2 milioni e mezzo di incontro capitale e municipi nell'estate 2025”. Tuttavia, l'assessore ha ammesso la difficoltà della sfida: “A proposito di muri stradali, è utile ricordare che le risorse negli anni precedenti hanno consentito di affrontare circa il 10% delle necessità e ad oggi abbiamo incrementato le risorse necessarie, ma il gap rispetto ai costi stimati è incolmabile”. Ferrante ha concluso ribadendo che la conformazione di Genova richiede una “visione fortemente integrata delle competenze” che superi le singole responsabilità degli enti.














