“In commissione si sono ripetute le stesse identiche cose che sentiamo dal 2019, ma quando si tratta di fare le domande a chi sta materialmente realizzando i lavori, cioè Rfi e Cociv, loro non si presentano mai”. Sono queste le amare parole con cui Enrico D’Agostino, anima del Comitato Liberi Cittadini di Certosa, commenta l’assenza alla commissione dedicata all’Ultimo Miglio ferroviario di della committente Rete Ferroviaria Italiana e l’appaltatore Consorzio Cociv. Un’assenza che ha suscitato forte irritazione fra i cittadini.
Secondo D’Agostino, l’assenza dei due soggetti rende di fatto impossibile affrontare i problemi concreti che stanno vivendo i quartieri interessati dai cantieri. “Alla fine si rimane incastrati a fare le solite domande agli assessori o ai dirigenti degli uffici comunali, ma le risposte che vogliamo le devono dare loro. Noi abbiamo sempre cercato di avere un rapporto normale e collaborativo, ma se queste risposte non arrivano diventa tutto più difficile”.
Il comitato, spiega, ha finora mantenuto un atteggiamento costruttivo: “Siamo stati collaborativi, partecipativi. In alcuni casi abbiamo perfino fatto da “pompiere”, cercando di calmare gli animi e dare consigli su come gestire le criticità. Ma adesso basta. Se non arrivano risposte concrete, siamo pronti a mobilitarci”.
La protesta potrebbe tradursi in iniziative dirette: “Tutta la popolazione di Certosa è pronta a mobilitarsi. Se serve andremo a bussare alle porte di Rfi e, se necessario, anche a Principe. Perché qui c’è un quartiere che sta letteralmente morendo”.
Secondo il comitato, infatti, le conseguenze dei cantieri e delle incertezze sul futuro stanno pesando sempre di più sulla vita quotidiana. “Le attività commerciali stanno chiudendo una dopo l’altra, quasi due al giorno. La gente è esasperata: non si può vivere così”.
Restano poi aperti i nodi degli indennizzi e dei progetti di rigenerazione urbana. “La gente vuole sapere quanto gli spetta e quando arriveranno i soldi. E soprattutto cosa succederà alle persone che vivono nei palazzi che dovrebbero essere demoliti”. Secondo quanto emerso, sarebbero sei gli edifici individuati per l’abbattimento, “ma non è stato spiegato quando avverrà, con quali fondi e dove andranno le famiglie. Non c’è nulla di chiaro”.
D’Agostino ha anche sollevato dubbi sulla reale disponibilità economica dei fondi destinati alla riqualificazione. In origine il progetto prevedeva circa 199 milioni di euro, poi ridotti a 186. “Ma se si sottraggono i 23 milioni per via Ardoino e altri fondi destinati a progetti specifici, alla fine restano circa 156 milioni, forse anche meno. Tra espropri, indennizzi e altri interventi, cosa rimarrà davvero per la riqualificazione del quartiere?”.
Infine, il comitato contesta anche la decisione di limitare il confronto diretto con Rfi. “Abbiamo saputo che non potremo più interloquire direttamente con loro, ma solo tramite l’amministrazione comunale. Non capiamo il motivo. Noi non ci siamo mai sostituiti alle istituzioni: abbiamo sempre lavorato nel nostro ruolo di comitato. Noi siamo sempre disponibili a collaborare, ma non possiamo essere tagliati fuori. Quando organizziamo assemblee partecipano almeno duecento persone e ai cortei arrivano anche cinquecento cittadini. Il quartiere è allo stremo: la gente non ne può più e vuole risposte”.
Alle difficoltà legate ai lavori ferroviari si aggiungono i ritardi su altri interventi attesi nel quartiere. D’Agostino cita in particolare la situazione dei cantieri della metropolitana, che al momento risultano fermi. “Ci avevano assicurato che a gennaio sarebbero ripartiti almeno i lavori preparatori con la nuova ditta incaricata dei controlli, ma noi non vediamo nessuno”. Tra i problemi segnalati c’è anche quello delle grandi buche d’acqua rimaste nei cantieri. “Ormai abbiamo due vere e proprie piscine a cielo aperto, una olimpionica e una per l’allenamento. Sono mesi che è così. Con il caldo arriveranno zanzare e altri problemi”.














