Un messaggio apparentemente innocuo. Anzi, per chi è in attesa di visita, un messaggio che potrebbe far pensare a un cambio di data, magari anticipata.
Il tono è ufficiale, il mittente, invece, resta anonimo. Ma il cellulare squilla e sul display compare “La invitiamo a contattare i nostri uffici C.U.P. al numero 89347730 per importanti comunicazioni che la riguardano”.
Poi la parola urgenza che risuona in testa lasciando una sensazione di allarme e una preoccupazione legata alla salute.
Ma quel messaggino non è una comunicazione del CUP, il Centro Unico di Prenotazione che serve ai cittadini per poter prenotare le visite di cui hanno bisogno. È una truffa che in a Genova, come in tutta Italia, sta colpendo migliaia di persone.
Ma come funziona questo tipo di truffa?
Da inizio 2026 è in corso una nuova ondata di smishing, il termine per il phishing condotto via sms, che sfrutta il nome CUP per sottrarre denaro alle vittime che, ricevuto il messaggio e convinte della bontà del mittente, si mettono in contatto con i numeri indicati nel testo facendo leva proprio sulla salute tramite un messaggio creato ad hoc.
Il meccanismo è semplice ed efficace: chi riceve il messaggio richiama convinto di dover ottenere informazioni importanti ma, senza rendersene conto, finisce su una linea a pagamento dove viene trattenuto il più possibile arrivando a spendere anche due euro al minuto.
Si chiama tecnicamente callback phishing: a differenza del phishing classico, in cui è il truffatore a contattare la vittima, qui è la vittima stessa a comporre il numero, convinta di agire per il proprio interesse. I numeri appartengono allo Stato e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy li assegna in uso agli operatori telefonici, che li acquistano a blocchi. I truffatori usano quasi sempre numerazioni 893 seguite da cinque cifre, acquistabili a lotti di cento.
Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera a opera di Milena Gabanelli e Andrea Priante, che hanno seguito il percorso di uno dei numeri usati per i messaggi trappola, in una settimana la truffa può arrivare a far raccogliere ventiquattromila euro grazie all’invio massivo di sms con il testo scelto dall’acquirente a fronte di pagamenti variabili anche in base al numero di messaggi inviati. Chi cade nella trappola, solitamente, perde poche decine di euro, importi piccoli che fanno scoraggiare a procedere con una denuncia. Questo fa si che il meccanismo possa essere ripetuto.
COME CAPIRE CHE SI TRATTA DI UNA TRUFFA
In primo luogo è bene ricordare che il CUP è il sistema del Servizio Sanitario Nazionale che consente ai cittadini di prenotare visite, esami e prestazioni ambulatoriali. Opera tramite sportelli fisici, numeri verdi istituzionali, sistemi regionali e applicazioni ufficiali. Non invia mai sms e non chiede il ricontatto con numeri 893 e varianti.
I messaggi truffa, inoltre, parlando di “Centro Unico Primario”, “Centro Unico Polivalente” o “Gestione Unica Prenotazione”, denominazioni errate perché CUP indica il Centro Unico di Prenotazione. Il secondo indizio a cui prestare attenzione è il numero. I prefissi 893, 899 e 895 identificano servizi a tariffazione speciale. Chiamarli può comportare costi molto elevati anche per pochi secondi di conversazione.
Dunque, che cosa fare?
Per prima cosa non richiamare, ne rispondere al messaggio, così come non si deve cliccare su eventuali link inseriti fornendo informazioni personali. Se si è stati tratti in inganno, si può contattare immediatamente l’operatore telefonico della propria rete per segnalare l’addebito e chiedere un rimborso che alcune compagnie garantiscono in caso di frode documentata.
È possibile poi verificare eventuali comunicazioni sanitarie reali tramite canali ufficiali come gli sportelli cup delle Asl, il numero verde e i portali regionali. In caso di dubbio è inoltre possibile procedere con una segnalazione alla Polizia Postale o all’operatore telefonico. La denuncia è fondamentale per permettere alle autorità di ricostruire l’accaduto e arrivare a bloccare i numeri.














