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Attualità | 24 marzo 2026, 07:55

Sicurezza stradale, il fronte delle associazioni: “Servono interventi più incisivi”

Dopo la Commissione dedicata, critiche alle misure del Comune: bene l’attenzione, ma senza interventi fisici per la riduzione della velocità e controlli più rigorosi non cala il numero degli incidenti

Sicurezza stradale, il fronte delle associazioni: “Servono interventi più incisivi”

Al termine della Commissione consiliare dedicata alla sicurezza stradale, le associazioni Cittadini Sostenibili, Comitato San Fruttuoso, FIAB Genova, Genovaciclabile, Legambiente Polis e tRiciclo - Bimbi a Basso Impatto hanno deciso di rendere pubblico il documento presentato nel corso della discussione, consultabile integralmente online.

Durante la Commissione, gli assessori Arianna Viscogliosi ed Emilio Robotti hanno illustrato le linee d’azione del Comune di Genova, già anticipate dopo la prima seduta. Tra le misure previste figurano l’estensione delle “zone 30” in diversi quartieri cittadini, con un primo pacchetto di quattordici strade e ulteriori interventi programmati entro il 2026, il rafforzamento dei controlli sulla velocità e l’introduzione di rallentatori ottici. A questi si affiancano il potenziamento della segnaletica orizzontale con materiali più duraturi, una mappatura tecnico-scientifica degli attraversamenti pedonali in collaborazione con l’Università, la realizzazione di cinquanta attraversamenti ad alta visibilità e l’installazione di trenta semafori con conto alla rovescia, oltre a interventi mirati nei pressi delle scuole.

Le associazioni riconoscono che “si tratta di elementi che vanno nella direzione di una maggiore attenzione al tema della sicurezza stradale, oggi non più rinviabile”, ma invitano a non fermarsi a questo primo livello di intervento.

Nel documento presentato si sottolinea con forza il nodo della velocità: “non è solo una delle cause degli incidenti, ma il principale moltiplicatore del danno. È ciò che trasforma distrazione o mancata precedenza in eventi gravi o mortali”. Da qui la richiesta di un cambio di approccio: “la riduzione della velocità nelle strade urbane non può essere affidata solo alla segnaletica, ma deve essere ottenuta attraverso una progettazione coerente dello spazio stradale”.

Anche sulle misure già in campo, il giudizio è articolato. “L’introduzione di nuove zone 30, il rafforzamento della segnaletica orizzontale e l’attenzione agli attraversamenti pedonali rappresentano un primo passo positivo”, si legge, ma “molti di questi strumenti sono già presenti in città e non hanno finora prodotto una riduzione significativa degli incidenti più gravi”. Il rischio, secondo le associazioni, è quello di “continuare ad agire prevalentemente con interventi di tipo visivo, senza incidere realmente sui comportamenti di guida”.

Una valutazione analoga riguarda i rallentatori ottici:producono riduzioni della velocità limitate, circa 3–8 km/h, e agiscono esclusivamente sulla percezione visiva”. Per questo “possono essere utili come integrazione, ma non possono sostituire interventi fisici, come attraversamenti rialzati o restringimenti della carreggiata”.

Il punto più critico resta però quello del rapporto tra automobilisti e pedoni. “Uno dei problemi più evidenti in città è il mancato rispetto della precedenza ai pedoni sulle strisce”, evidenziano le associazioni, ricordando che “il Codice della Strada impone di dare precedenza anche a chi si accinge ad attraversare, ma questo obbligo è troppo spesso ignorato”. Per questo, aggiungono, “il tema deve diventare una priorità assoluta”, attraverso campagne di comunicazione, controlli più stringenti, sanzioni sistematiche e una maggiore attenzione alla visibilità degli attraversamenti.

Accanto alle criticità, il documento propone anche soluzioni operative. Le associazioni chiedono di “avviare una sperimentazione per quartieri con interventi fisici di moderazione del traffico”, di “mettere in sicurezza gli attraversamenti eliminando ostacoli alla visibilità e realizzando attraversamenti rialzati, a partire dagli istituti scolastici”, oltre a “rafforzare la presenza della Polizia Locale” e “garantire continuità e sicurezza alla rete ciclabile anche in presenza di cantieri”. Tra le proposte anche la realizzazione di “piazze e strade scolastiche in ciascun quartiere” e la riconversione di spazi urbani oggi utilizzati impropriamente.

Nel complesso, il giudizio resta sospeso tra apertura e richiesta di discontinuità. “Apprezziamo l’attenzione crescente al tema, da parte di tutte le forze politiche presenti in Commissione”, affermano, sottolineando come sia positiva anche la disponibilità trasversale verso l’introduzione di rallentatori fisici. Tuttavia, avvertono, “resta evidente la distanza tra le misure proposte e ciò che serve per ridurre concretamente l’incidentalità”.

Infine, lo sguardo si allarga al modello di città: “nel 2026 non è più accettabile che pedoni e ciclisti siano considerati ‘utenti deboli’”, perché “nelle città europee sono utenti prioritari”. Da qui l’appello conclusivo all’amministrazione: “ribadiamo la nostra disponibilità al confronto, ma chiediamo con chiarezza un cambio di approccio: meno interventi simbolici, più interventi efficaci”.

Redazione

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