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Politica | 31 marzo 2026, 16:02

Funivia Val Bisagno, protesta in consiglio comunale: “La città non si ricatta”

Cartelli in aula contro la sindaca Salis. Bordilli: “Le sue parole sono inquietanti”; Bianchi: “Nessuno ricatti i genovesi”

"La città non si ricatta": con questo slogan i consiglieri di opposizione hanno animato l'odierna seduta del consiglio comunale, esibendo cartelli di protesta contro il progetto della funivia della Val Bisagno, presentato sabato 28 marzo dalla sindaca Silvia Salis.

La provocazione prende le mosse da una dichiarazione della prima cittadina: “Se il territorio rifiuterà soluzioni sensate, non voglio più sentire lamentele sui tempi per andare in centro”, aveva affermato illustrando il cronoprogramma dell'opera, che prevede un mese di confronto con la maggioranza, seguito dal passaggio in commissione comunale e dalla condivisione nei Municipi. In caso di approvazione, i lavori avrebbero una durata di circa due anni, con l'obiettivo di completare l'infrastruttura entro la fine del mandato.

Il presidente del consiglio comunale Claudio Villa ha invitato la minoranza ad abbassare i cartelli, ricordando che non sono consentiti in aula. Riportata la calma, non si è fatta attendere la battuta del consigliere del PD Enrico Vassallo: “Vista l'ilarità che proviene dal lato destro dell'aula, mi chiedo come dovremmo orientarci. Vorrei inoltre capire perché il consigliere Falcone esibisse un cartello diverso dagli altri: si è forse incrinata l'unità nel centrodestra?”.

"Le parole pronunciate sabato durante la conferenza stampa, quando la sindaca ha invitato a “non lamentarsi” qualora il percorso di condivisione con il territorio non dovesse andare a buon fine, sono inquietanti" spiega Paola Bordilli, capogruppo della Lega. "E devo dire che, anche oggi, quello che sembrava forse un tentativo di rivedere quel concetto è stato invece confermato. Per questo, come Lega e come centrodestra, abbiamo voluto far risuonare quelle parole in aula, esponendo cartelli con lo slogan “La città non si ricatta”, perché sinceramente ci è sembrato proprio questo: un vero e proprio ricatto. Sappiamo tutti che la situazione della mobilità in Val Bisagno è complessa, lo è oggi e lo era ieri, e che le soluzioni sono altrettanto, se non più, articolate. Tuttavia, non si può ignorare che per tutta la campagna elettorale si è parlato di condivisione e ascolto".

"Sentire invece affermazioni così nette colpisce, soprattutto considerando che la comunicazione è sempre stata presentata come un punto di forza dell’azione della sindaca - continua -. Ecco, questa volta il messaggio è arrivato forte e chiaro. Forse, oggi, la sindaca sta comprendendo cosa significhi davvero amministrare: dialogare, anche scontrarsi, ma senza chiudersi in modo rigido. Inoltre, quella frase pronunciata sabato non riguarda solo il territorio, ma appare anche come un messaggio politico, rivolto in maniera più o meno esplicita alla stessa maggioranza. Per la prima volta, sembra emergere un atteggiamento meno orientato all’ascolto e più alla pressione, sia sul piano politico sia nel ruolo istituzionale. E se certe dinamiche possono anche esistere all’interno di una coalizione, è ben diverso rivolgersi così alla città. Infine, quando ho letto sulla stampa nazionale che la sindaca ha dichiarato che, a differenza dello sport, fare il sindaco significa poter essere giudicati anche dall’ultima dei consiglieri, mi sento di dire che, con queste parole, questa inadeguatezza è stata dimostrata".

Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, ha spiegato le motivazioni del gesto:  “Nessuno ricatti, anche solo moralmente, i genovesi. Silvia Salis ci ha definito dei tiranni, ma ora si comporta da vera e propria zarina, anzi dogessa, dichiarando che non accetterà lamentele sulla mobilità in Val Bisagno qualora il progetto della funivia non trovi approvazione nella maggioranza e dal territorio. Anzi ha detto o questo o nessuno si lamenti più. Nessuna partecipazione, nessuna condivisione preventiva come invece aveva promesso, un’altra menzogna in pieno stile Salis, quello degli annunci, delle retromarce, delle dichiarazioni alla stampa amica. E, soprattutto, nessuna possibilità di critica. L’ennesima dimostrazione di come il Sindaco sia allergica ai confronti ma pronta solo a recitare il solito copione scritto da altri. Questo è il metodo Salis, pronta a gridare al ritorno del fascismo per ogni ‘voce fuori dal coro’ che potrebbe intaccare la sua immagine e minare la sua scalata nazionale e forse se lo riserverà anche in questo caso per coprire le spaccature della sua maggioranza”.


 

Chiara Orsetti


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