I recenti dati diffusi da ISTAT riguardanti la popolazione senza dimora, hanno acceso un riflettore sulla situazione critica di Genova, delineando un quadro che richiede interventi urgenti e mirati. Secondo quanto emerso dall’indagine, condotta in collaborazione con il progetto "Tutti contano" e il coinvolgimento di numerosi volontari, il capoluogo ligure è tra i 14 comuni centro di area metropolitana monitorati per costruire un sistema informativo solido sulla marginalità estrema.
Ma i dati inquadrano una situazione peculiare e, se si vuole, ancora più preoccupante rispetto al panorama nazionale.
Secondo i dati diffusi da Istat, sono in tutto 803 le persone senza dimora registrate sul territorio genovese, di cui ben il 65% dorme effettivamente in strada. Si tratta della quota più alta rilevata tra tutte le città italiane coinvolte nel censimento. A sottolineare il dato nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale è la consigliera comunale Maria Luisa Centofanti, che ha sottolineato come, a livello nazionale, il profilo dei senza dimora vede una prevalenza di cittadini stranieri (69%) rispetto agli italiani (31%), ma a Genova la concentrazione di chi vive stabilmente all'aperto segna un record negativo che deve porre domande all'amministrazione comunale sulle politiche di accoglienza finora adottate.
A rispondere è stata l’Assessora Crsitina Lodi, che ha spiegato come quasi il 50% di chi vive in strada a Genova sia di nazionalità straniera. Una prima analisi suggerisce che molti di questi individui siano persone in uscita dai sistemi di accoglienza formale, come i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), che si ritrovano in strada senza un percorso di autonomia strutturato, aggravando la complessità del fenomeno.
Un punto centrale del dibattito, secondo Lodi, riguarda la gestione dei servizi negli ultimi anni. “Negli ultimi otto anni sono stati progressivamente smantellati i servizi a 'bassissima soglia', ovvero quei centri ad accesso diretto che non richiedono una forte strutturazione psicologica o burocratica da parte dell'utente. Questo vuoto ha reso più difficile intercettare chi vive in strada e non ha la forza di rivolgersi autonomamente ai dormitori tradizionali”.
Per invertire la rotta, il Comune ha annunciato diverse linee d'azione. In primis il ripristino della bassissima soglia. L'esperienza del "Caldo Rifugio" invernale, che ha ospitato costantemente 15 persone, diventerà un modello strutturale per intercettare chi vive in strada e portarlo in luoghi accoglienti ma poco burocratizzati. Particolare attenzione sarà rivolta alle donne, con il potenziamento del sistema di accoglienza femminile attraverso la nuova struttura del Massoero, colmando una carenza storica del sistema cittadino.
Infine, si vuole superare ’emergenza stagionale. La novità più significativa riguarda la stabilizzazione dei posti letto. A differenza degli anni passati, i 60 posti attivati per l'emergenza invernale non verranno chiusi con l'arrivo della bella stagione, ma diventeranno permanenti per evitare che le persone tornino in strada dopo il periodo di freddo,.
L'obiettivo dichiarato è quello di passare da una gestione emergenziale a politiche integrate che possano realmente ridurre il numero di persone costrette a vivere sui marciapiedi della città.














