Quella che stava per imparare era una tradizione lunga secoli tramandata con cura di generazione in generazione.
Le mani sporche di ‘farinella’, la farina ottenuta grattando la crusca interna, lavoravano per impastare insieme uova e acqua. Stavano per prendere forma le sue prime trenette avvantaggiate.
In quel gesto, aveva la sensazione di ripercorrere le storia della sua famiglia, quella che aveva sempre sentito raccontare dai nonni e che loro avevano sentito sin da bambini, ricordi di giorni in cui i sacrifici sembravano non bastare mai e per mettere in tavola qualcosa da mangiare la creatività certo non mancava.
Quella stessa creatività riecheggia sulla tavola ancora oggi, oltre trecento anni dopo, grazie a uno dei piatti più noti della tradizione gastronomica genovese: le trenette avvantaggiate.
L’origine delle trenette avvantaggiate si deve ricercare nel Settecento, quando le proporzioni di questo impasto vengono documentate nei testi economici genovesi.
I contadini delle campagne erano soliti unire diversi tipi di farine tra quelle disponibili nei granai. Nacque così una pasta economica e nutriente, capace di sfamare le famiglie meno abbienti.
Per prepararla si deve miscelare il grano duro con farina integrale, crusca o farina di castagne, a cui si aggiungevano uova e acqua, creando un prodotto più ruvido e certamente più saporito.
Spesso venduta dai ‘vermicellai’, ossia i pastai, questa pasta era considerata di seconda qualità e venduta a prezzo inferiore
Dunque, perché le trenette vengono definite avvantaggiate?
Il termine non era un complimento alla bontà della pasta, anche se quella era chiaramente riconosciuta. In italiano, anche se oggi in maniera meno nota, così come nel dialetto genovese, avvantaggiato indicava qualcosa di più abbondante nel peso o nel volume, ottenuto aggiungendo ingredienti meno pregiati. Nel caso delle trenette, la farina bianca veniva allungata con crusca o semola integrale, farina più scura e grezza che rendeva l'impasto più pesante al chilo e il pane — o la pasta — più accessibile per le famiglie che non potevano permettersi la farina raffinata. Un vantaggio, appunto, economico ma anche in termini nutrizionali.
Ancora, la superficie leggermente porosa delle trenette, dovuta proprio alla presenza di farina integrale, le rende uno dei formati più adatti ad accogliere il pesto alla genovese: la salsa si aggrappa alla pasta senza scivolare via. Secondo la ricetta tradizionale a completare il tutto non possono mancare patate e fagiolini, per un risultato finale che potrebbe far esclamare ‘belin’ persino a un barese.














