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Meraviglie e leggende di Genova | 10 maggio 2026, 08:00

Meraviglie e leggende di Genova - La sagra sul mare e il padellone che incantò il re del Belgio

Settantaquattro anni fa un avvocato, due pescatori e un'idea folle fecero nascere a Camogli una festa che ha saputo conquistare tutto il mondo

Faceva caldo in quel maggio del 1952.

Come spesso capitava, Filippo De Gregori, avvocato dalla grande immaginazione, si guardava intorno. Quel giorno continuava a osservare la banchina di Camogli. Ne scrutava ogni angolo e mentre lasciava che l’occhio si muovesse tra le luci e le ombre della piazza, ebbe una specie di visione: frittura di pesce, pescatori sulle barche con il pescato del giorno, gente che si riunisce, il tutto per celebrare la festa di San Fortunato, santo patrono dei pescatori.

Così, mentre i piroscafi scaricavano a terra persone da ogni parte, nella mente di De Gregori prese forma un’idea: friggere il pesce appena pescato e regalarlo.

A partire furono in sei, con altrettante padelle di dimensioni modeste.

Il sole, lo sfrigolare del pesce tuffato nell’olio bollente, i piatti offerti a chi passava: quella festa fu un successo. Si era appena conclusa la prima Sagra del Pesce di Camogli.

L’anno dopo le padelle divennero quindici, era l’inizio di una delle tradizioni più attese della Riviera di Levante.

Il borgo di Camogli, il cui nome deriverebbe dall’antico termine ligure Ca' de Mogi, ossia "case delle mogli", le abitazioni delle donne che aspettavano il ritorno degli uomini in mare, da sempre ha legato la sua economia al mare. Per sua conformazione, la baia riparata offriva un porto naturale strategico e la comunità attorno a esso si sviluppò. 

È proprio in questa economia che molti storici ricercano le origini della frittura collettiva che, secondo alcuni, sarebbero antecedenti alla metà degli anni Cinquanta.

Per qualche storico locale, infatti, questa tradizione si ricollegherebbe ai banchetti del XVII secolo che aprivano la stagione della pesca, oppure alle feste di commiato dei marinai, pronti a imbarcarsi per la ‘campagna dei cento giorni’.

Tornando alla metà del Novecento, due anni dopo la prima sagra furono due pescatori, Lorenzo Viacava, soprannominato "o Napoli", e Lorenzo Gelosi, noto come “Cen”, a far fare alla festa il salto di qualità.

La loro intuizione fu tanto pratica quanto rivoluzionaria: invece di mille padelle piccole, una sola enorme. Una padella spettacolare, che si potesse vedere da lontano, che diventasse l’immagine della festa stessa.

Si rivolsero all'Officina Metalli di Calata Gadda di Genova, e la prima versione debuttò nel 1954. Nei decenni successivi lo strumento si perfezionò: attorno al 1960 raggiunse i sei metri di diametro, poi si stabilizzò in una conformazione definitiva, quattro metri di larghezza, otto di lunghezza totale, undici quintali di peso, in acciaio inossidabile, azionata da cuochi che manovrano palette di legno lunghe quanto remi.

Nel 2001 il Guinness dei Primati certificò l’ufficialità: quella di Camogli era la padella più grande del mondo. Una copia identica, realizzata su autorizzazione del Comune, si trova oggi a Yokohama, in Giappone.

La fama del Padellone non tardò a varcare i confini liguri. Nel 1954, proprio mentre debuttava in piazza, un articolo sul New York Herald Tribune la descrisse al mondo anglofono con toni entusiastici. La notizia arrivò anche a Bruxelles: re Baldovino del Belgio, incuriosito, avrebbe fatto richiesta di una versione per la sua corte. Non è noto se la richiesta si concretizzò, ma testimonia come l'oggetto avesse già superato la soglia del folklore locale per diventare un'icona riconoscibile.

La Sagra del Pesce si tiene ogni seconda domenica di maggio in Piazza Colombo. Nel grande padellone vengon fritte tre tonnellate di pesce fresco grazie all’impegno di tremila litri d’olio. Calcolatrice alla mano, fanno trentamila porzioni di pesce distribuite all’arco della giornata.

E poi dicono che in Liguria non sono ospitali.

Isabella Rizzitano

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