C'è un momento, a metà serata, in cui Annalisa smette per un attimo di essere la popstar più trasmessa dalle radio italiane e torna ad essere la ragazza di Carcare che tra le pareti del Palateknoship, quando ancora non si chiamava così, veniva a vedere i concerti.
“In questo palasport sono venuta tante volte a vedere concerti di altri con i miei amici, quando ancora io non suonavo o magari suonavo nei ristoranti, nei bar. Torno indietro fino a quei giorni, ripenso a tutto quello che è successo”. Lei, visibilmente emozionata, felice di ripartire nella sua Liguria, abbraccia la sua gente. La voce tradisce la commozione, ma è un attimo prima di essere sovrastata da un lunghissimo applauso.
Così, tra riconoscenza, memoria e consapevolezza, apre il secondo capitolo de ‘Ma noi siamo fuoco’, un tour nei palasport di tutta Italia per lei, regina indiscussa della musica italiana, che non dimentica da dove è partita e che sa che di strada da fare ce n’è.
Genova diventa prima tappa non per caso. Un ritorno in mezzo alla sua gente, a un passo da casa sua.

Lo spettacolo è una macchina scenica rodata: due ore e mezza di musica, un corpo di ballo che la accompagna, un impianto di luci e schermi che costruisce un immaginario coerente con l'estetica degli ultimi album. Annalisa canta in ogni angolo del palco e non solo. Sale in cielo mentre intona Stelle, si sdraia sul letto con Amica, si impegna se possibile ancora di più di quanto non avesse fatto finora. E nulla è lasciato al caso.
L’apertura di questa prima data zero è affidata a Canzone estiva, il singolo più recente, già saldamente in cima all'airplay radiofonico. Un inizio che chiarisce subito quali sono gli intenti di questo spettacolo. Da lì, la scaletta alterna i brani dell'ultimo disco, Ma io sono fuoco, uscito in ottobre e debuttato direttamente al numero uno della classifica FIMI, con i capitoli precedenti di una carriera che nel tempo ha cambiato pelle più volte senza mai perdere il centro di gravità. Ci sono le sanremesi, Dieci e Il mondo prima di te, c'è Alice e il blu, brano degli esordi, ci sono le canzoni che hanno accompagnato il pubblico negli anni e quelle che lo accompagneranno nell'estate che verrà.
Il materiale su cui costruisce la serata è un gioco di stili e stilemi, di synth anni Ottanta che si evolvono in giochi e rimandi contemporanei. Tutto è in equilibrio tra nostalgia e futuro. Se il tema è il fuoco, anche il palco lo racconta: così quel fil rouge si materializza davanti agli occhi tra fiamme e scintille.
L’energia travolgente di Sweet dreams nell’arrangiamento sanremese che l’aveva vista sul palco dell’Ariston con La Rappresentante di Lista, torna prepotente: la voce e la tecnica dell’artista si manifestano con forza, evidenziando un talento cristallino esaltato dallo studio. E la cover degli Eurythmics le vale lunghi minuti di applausi.
Ma il momento che lega Annalisa a questo primo concerto arriva poco dopo quandosceglie di omaggiare Fabrizio De André con La canzone di Marinella. Al termine, si lascia andare: “Non potevo non farla”, dice ancora visibilmente emozionata, sovrastata dal pubblico che più volte, anche durante il brano, le tributa applausi a scena aperta.

Non tanto per la perfetta esecuzione, accompagnata alle tastiere dall’immancabile Daniel Bestonzo, quanto per il senso di appartenenza che il gesto ha portato con sé. Una cantante ligure che, a Genova, rende omaggio a uno dei più grandi cantautori che questa terra abbia mai espresso.
È in questi passaggi che si capisce quanto Annalisa abbia lavorato per costruire qualcosa che vada oltre il singolo in rotazione.
Nel mezzo di un vortice (una citazione che non arriva certo a caso), Annalisa trova il tempo di fermarsi. Ringrazia il corpo di ballo, ringrazia lo staff, lo fa con parole precise e senza la fretta di chi ha una scaletta da rispettare. “Ci sono tante persone che lavorano dietro le quinte, a loro deve andare l'applauso più grande. Hanno costruito tutto questo intorno a me”.
E poi c'è il pubblico, quello che la segue dagli esordi e che lei, in prima fila, ha riconosciuto uno per uno. “Se siamo arrivati fino a qua è grazie a voi. Grazie dal profondo del cuore di tutta questa vita passata insieme, di questo viaggio che è ancora lunghissimo. Vi voglio bene, mi sono impegnata veramente tanto”.
Il Capitolo II è appena cominciato e Annalisa lo ripete: "Insieme siamo fuoco".






























